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20 maggio 2010

Lo sfruttamento delle acque del fiume Nilo fa salire la tensione tra alcuni Stati Africani




Mentre in Italia procede a gonfie vele la raccolta referendaria del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua (in un mese 516.615 firme), per far si che quest'ultima torni ad essere un bene pubblico, e non una merce da fatturare a piacimento, nel resto del mondo, e precisamente in Africa, sul grande fiume Nilo aumentano i malumori dovuti allo sfruttamento dell'uomo di questa indispensabile risorsa. Infatti tira proprio un'aria sempre più pesante tra i paesi a monte e a valle del grande fiume africano. Le mega-dighe in costruzione – finanziate in particolare dalla Banca europea e dall’Italia – al Sud rischiano di ridurre drasticamente le risorse idriche del Nord.

In molti sostengono che per “l’acqua”, probabilmente, si combatteranno il prossime guerre. Se un disgraziato giorno davvero dovesse essere così, uno scenario di guerra potenzialmente dirompente si presenterebbe tra i paesi a monte e a valle del fiume Nilo. Lo sfruttamento delle sue acque, già da adesso, sta causando non pochi attriti tra i paesi che ne condividono il suo ampio bacino. In particolare, i sette paesi che sono a monte del fiume ossia Etiopia, Uganda, Kenya, Tanzania, Burundi, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo si dicono ormai pronti a creare un “Accordo quadro” di cooperazione, a cui però si stanno opponendo strenuamente i due paesi a valle, ovvero l’Egitto e il Sudan. Infatti, sia il governo egiziano sia quello sudanese temono che uno sfruttamento intensivo delle risorse idriche a monte possa ridurre drasticamente le disponibilità idriche a valle – e il loro conseguente sfruttamento – per i due paesi. Per ora il contrasto è ancora latente a livello politico ma non pochi osservatori internazionali temono che davanti ad un’ulteriore escalation si possa scatenare, prima o poi, una guerra tra poveri che però, come spesso capita, risultano armati fino ai denti proprio dai paesi occidentali oltre – ovviamente – alla solita Russia e Cina.


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2 commenti:

Dannox ha detto...

Già, è un bel casino, la crescita di certe nazioni considerate per anni del terzo mondo ora si fa sentire e chiedono la loro fetta.
La cosa che mi colpisce è che noi italiani col Frattini a capo della banda, esportiamo cose come le dighe che da noi nessuno vuole più.
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Niente Barriere ha detto...

grazie per la segnalazione dan