Il messaggio di Mattarella al convegno sui disabili: "C'è ancora poca attenzione all'inclusione"

Il monito inviato alla prima conferenza nazionale che si apre oggi alla Cavallerizza.
Foto Kikipedia
TORINO - «All’inclusione delle persone con disabilità nella formazione universitaria è stata fino ad ora dedicata un’attenzione minore da parte delle istituzioni rispetto all’impegno sin qui manifestato nell’istruzione primaria e secondaria».
È l’amara constatazione del capo dello Stato, Sergio Mattarella, inviata alla prima conferenza nazionale dei delegati per la disabilità dei rettori delle università italiane, che si apre oggi, giovedì 12 maggio, a Torino alla Cavallerizza. L’incontro si tiene a dieci anni dalla convenzione Onu per i diritti dei disabili. Il presidente della Repubblica ha mandato una lettera che non si limita ai saluti di rito, ma fa emergere le carenze del sistema. 
«È essenziale investire nell’inclusione delle persone disabili a tutti i livelli del sistema educativo – prosegue Mattarella – dalla formazione primaria a quella universitaria”. E ancora: “Il diritto all’istruzione delle persone con disabilità è un traguardo importante per ogni Paese che abbia a cuore la loro effettiva inclusione». La presenza di studenti disabili in Italia è triplicata nell’ultimo decennio nelle università, arrivando alla cifra di quasi 14 mila. Quelli invece con disturbi dell’apprendimento, come la dislessia o la discalculia, dall’anno successivo all’applicazione della Legge del 2010, sono passati da 1457 a 3374 nel 2014 e il loro numero è in continua crescita. Segno forse di maggiore inclusione, ma anche di nuove necessità. E i problemi sono tanti, come spiega Marisa Pavone, delegata per la disabilità dell’Università di Torino: «Tanto per cominciare mancano dati unificati e ricerche approfondite sui disabili e bisogni speciali negli atenei – spiega – il sito web Disabilità in cifre non è aggiornato da anni, né il consorzio Alma Laurea raccoglie dati specifici sul loro percorso lavorativo». Non solo: «Le difficoltà cominciano subito: alcuni test di ingresso non si possono fare al computer, molto utili per certi tipi di disabilità», spiega Pavone. Inoltre «i disabili si laureano più tardi degli altri, spesso si fermano alla triennale e hanno difficoltà anche ad accedere all’Erasmus». Il convegno, che dura tre giorni, raduna insieme ai delegati delle università di tutta Italia esperti internazionali «per un confronto di buone pratiche e anche per aggiornarci sui supporti tecnologici oggi disponibili». 

A cura di FABRIZIO ASSANDRI

Fonte e Articolo completo su www.lastampa.it

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