Niente Barriere sara'in manutenzione per qualche giorno, ci scusiamo per eventuali disagi.

21 giugno 2010

Petrolio, bucare e deturpare indiscriminatamente l'Italia

Dopo qualche giorno di "vacanza non vacanza" torno a postare su Niente Barriere. Chiedo scusa a quanti leggono Niente Barriere tutti i giorni ma, dopo 5 mesi intensi, avevo bisogno di staccare qualche giorno da l'immenso schifo a cui sto assistendo quotidianamente.

un saluto



L'Italia nasconde sotto le sue viscere 100 milioni di tonnellate di petrolio, magari scandente, ma pur sempre petrolio. Il dovere di noi poveri cittadini è quello di lasciar fare alle compagnie petrolifere tutto quello che vogliono, a partire dall'Eni o la Saras, per citarne due illustri. In nome del profitto, ai cittadini si chiede di chiudere gli occhi, di tapparci la bocca e le orecchie anche quando assisteremo, magari potrà capitare, a spettacoli apocalittici, come quello che ha causato la marea nera nel Golfo del Messico.

E' questo in sintesi il pensiero scellerato che ricorre nelle menti di chi oggi tiene in scacco l'Italia. L'unica cosa che sanno fare e continuare a spolpare un paese oramai in ginocchio, in attesa che, una volta terminato il saccheggio, questi toglieranno finalmente il disturbo. Li rivedremo in qualche paradiso fiscale, vivranno come nababbi alla faccia nostra. E benediranno il fatto di aver avuto a che fare con la razza italica, che li ha lasciati fare.

Vi faccio sapere di piu:

Dossier: trivellazioni petrolio off-shore
CON BERLUSCONI PIU’ TRIVELLE NEI MARI ITALIANI.
“Escalation impressionante di attività petrolifere in 7 regioni italiane”.

In un futuro non troppo lontano i mari che bagnano il nostro Paese potrebbero assumere una fisionomia del tutto nuova, andando a somigliare sempre più al Mar del Nord, costellato di piattaforme petrolifere.
Questo è la scenario che realisticamente si prospetta alla luce delle attività di ricerca e estrazione petrolifera offshore che l’esecutivo Berlusconi ha autorizzato nei suoi anni di governo.

In particolare il mar Adriatico pare essere avviato ad una pesantissima petrolizzazione: è notizia di pochi settimane fa che il Tar di Lecce ha ordinato la sospensiva del decreto ministeriale su lavori preliminari per la ricerca di idrocarburi nel mare pugliese. La Regione Puglia, insieme col Comune di Fasano (Brindisi), si era associata al ricorso presentato dal Comune di Ostuni (Brindisi) contro un provvedimento del ministero dell’Ambiente sulla compatibilità ambientale di lavori per l’estrazione di idrocarburi in favore della società britannica Northern Petroleum.
Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare aveva emesso pronuncia positiva di compatibilità ambientale nei confronti della multinazionale inglese all’inizio del 2009 ma l’opinione pubblica ne era venuta a conoscenza solo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale N. 267 del 16 Novembre 2009. La Northern Petroleum era stata quindi autorizzata a svolgere sondaggi in mare per la ricerca di petrolio a 25 km a est di Monopoli, a sud di Bari.
Il numero delle decisioni di compatibilità ambientale dei lavori di estrazione di petrolio come dicevamo ha avuto un’escalation impressionante negli ultimi anni: le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare sottoposti alle procedure di VIA o alla verifica di assoggettabilità a VIA con i governi Berlusconi che hanno avuto esito positivo sono ben 16. Nel frattempo 10 procedure di VIA e 3 verifiche di assoggettabilità a VIA sono in corso.
Proprio guardando le verifiche di assoggettabilità a VIA concluse che, negli ultimi due anni, ovvero da quando è in carica il Governo Berlusconi, si rimane sbalorditi dalla quantità di progetti di ricerca di idrocarburi offshore che interessano i nostri mari. In questi casi, e sono ben nove, non è stato nemmeno necessario appunto attivare la procedura di VIA, perché la verifica di assoggettabilità da il via libera senza la necessità di passare per la Valutazione di impatto ambientale.
A far la parte del leone sono le aziende petrolifere straniere, Norther Petroleum, Petroceltic e la Puma Petroleum. Il mare più battuto è l’Adriatico ma non sono esclusi altri tratti del Mediterraneo: nel mare incantevole della Sardegna, al largo delle spiagge del Sinis, in un angolo di paradiso che dall’isola di Mal di Ventre corre fino alle coste di Bosa, si stanno per mettere in moto le attrezzature della Puma petroleum di alta tecnologia a caccia di gas e petrolio.
Sempre in Sardegna la Saras ha invece un permesso di prospezione nel golfo di Oristano e nelle acqua a sud dell’isola.
Occorre ricordare che la valutazione di impatto ambientale (VIA) è una procedura amministrativa strumento di supporto per l’autorità decisionale finalizzato a individuare, descrivere e valutare gli effetti dell’attuazione o meno di un determinato progetto. Con “impatto ambientale” si intende l’insieme degli effetti causati da un evento, un’azione o un comportamento sull’ambiente nel suo complesso .L’impatto ambientale - da non confondere quindi con inquinamento o degrado - mostra quali effetti può produrre una modifica all’ambiente circostante inteso in senso lato (sociale, economico ecc.). Si cerca cioè di prevedere quali saranno i costi ed i benefici nel caso in cui si verifichino delle modifiche di uno stato di fatto. Una ricerca di idrocarburi inizia sostanzialmente da studi geologici seguiti da indagini geofisiche per individuare, su aree vaste, particolari situazioni nel sottosuolo (trappole), che possono risultare mineralizzate ad olio, a gas o ad olio e gas. Le indagini geofisiche si possono fare, oltre che in regime di permesso di prospezione, anche liberamente, invece la ricerca di nuovi giacimenti, comprendente indagini geofisiche ma soprattutto perforazioni di ricerca, si può fare solo avendo ottenuto un permesso di ricerca. La prospezione geofisica è una tecnica di indagine non distruttiva del sottosuolo, che consiste nella misurazione tramite apparecchi di alcune proprietà fisiche del terreno che possono rivelarne la struttura, così come la presenza di oggetti sepolti.
La produzione petrolifera italiana è attorno ai 130.000 barili al giorno, mentre quella gassifera è di circa 17.5 miliardi di metri cubi. Il picco di produzione petrolifera in Italia è stato raggiunto nel 1997, e la velocità di esaurimento corrente è del 3,1%. La produzione nazionale rappresenta circa il 7% del nostro consumo totale di petrolio, il rimanente 93% è pertanto importato dall’estero; la produzione italiana, infine, corrisponde all’1% della produzione mondiale, con le riserve rimanenti, circa 1 miliardo di barili, che rappresentano lo 0.1% delle riserve mondiali di greggio.
Le procedure di VIA in corso, che hanno tutte per oggetto il permesso di ricerca, hanno,in sette casi su dieci, come azienda proponente, la Petroceltic Elsa, una controllata al 100% dalla società irlandese Petroceltic International PLC, e si concentrano tutte nel basso adriatico, di fronte alle coste abruzzesi e pugliesi, mentre le altre aziende interessate sono la Northern petroleum, con ricerche nelle acque siciliane, Edison (mare di fronte all’Abruzzo e il Molise) e Consul Service(di fronte alle coste della Basilicata).
Tra le sei procedure di Via concluse tre sono di fronte alle coste dell’Emilia Romagna e contemplano la concessione di coltivazione, ovvero la vera e propria estrazione di petrolio.
Sempre la Northern Petroleum, molto interessata invece al petrolio nei fondali antistanti la Puglia, ha in quella zona ottenuto altri tre permessi di ricerca.
Un permesso di ricerca può riguardare un’area molto vasta: ad esempio è inerente ad un’area marina di ben 127 kmq., di fronte alle coste abruzzesi quello da cui Petroceltic conta di estrarre 80 milioni di barili di greggio in 3 anni (2009-2001).
Va premesso che quando si parla di petrolio bisogna pensare alla qualità dello stesso, il petrolio del basso Adriatico è di pessima qualità perché bituminoso con un alto grado di idrocarburi pesanti e ricco di zolfo (praticamente simile a quello albanese che non ha portato nessuna ricchezza sul loro territorio). Il prodotto di scarto più pericoloso è l’idrogeno solforato (H2S) dagli effetti letali sulla salute umana anche a piccole dosi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare 0.005 parti per milione (ppm), mentre in Italia il limite massimo previsto dalla legge è pari a 30 ppm : ben 6000 volte di più. In mare addirittura non ci sono limiti in Italia. Le attività di perforazione e produzione di petrolio dal fondo marino contribuiscono per il 2% all’inquinamento marino. Questo 2% va sommato al 12% dovuto agli incidenti nel trasporto marittimo, si aggiunge il 33% per operazioni sulle navi relative a carico e scarico, bunkeraggio, lavaggio, scarichi di acque di sentina o perdite sistematiche, che porta al 45% l’apporto complessivo di inquinamento dovuto a perdita dalle navi. Un consistente apporto di inquinamento da petrolio, stimato al 37%, è quello che proviene da scarichi urbani e industriali, sistematici o accidentali, e perdite da raffinerie, oleodotti, depositi. Inoltre le ricadute atmosferiche di idrocarburi evaporati o parzialmente incombusti danno un apporto del 9%, sorgenti sottomarine rilasciano per trasudamento naturale un apporto del 7%.Per potere trivellare nel mare, ed altrove, le compagnie petrolifere hanno bisogno di speciali “fluidi e fanghi perforanti”per portare in superficie i detriti perforati (cutting). Quali sono le caratteristiche di tali materiali? Questi fanghi sono tossici e difficili da smaltire. Lasciano, infatti, tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame. Questi elementi pesanti sono nocivi e si bioaccumulano nei corpi del pesce che mangiamo. Date le condizioni di lavoro in mare, con condizioni spesso variabili e difficili, è lecito porsi alcune domande: quanto materiale si disperde? Chi controlla che il suddetto fango, costoso da smaltire, raccolto in vasconi appositi, non strabordi in mare? Diversi studi redatti da agenzie governative dimostrano i livelli di mercurio è molto alto nei pesci pescati vicino le piattaforme petrolifere. L’estrazione del petrolio e la sua raffinazione comportano, inoltre, un notevole dispendio di acqua, che sarà prelevata dall’acquedotto pubblico, già perennemente carente in estate. Queste acque contaminate dallo zolfo e metalli pesanti saranno poi reimmesse nel terreno con un rischio gravissimo di contaminazione delle falde. A tutto questo va aggiunto che con le perforazioni c’è il rischio subsidenza, che è l’abbassamento del terreno a causa delle estrazioni di idrocarburi. Questo fenomeno è qualche volta accompagnato da micro terremoti e dissesti geologici, pericolosi in zone in cui la maggior parte delle abitazioni non sono antisismiche. Il nostro paese, a causa dell’utilizzo delle fonti fossili come gas e petrolio, ha sforato di gran lunga le proprie quote di emissioni. Attualmente noi italiani paghiamo diversi milioni di euro al giorno per lo sforamento delle emissioni di Anidride Carbonica rispetto all’obiettivo previsto dal Protocollo di Kyoto. Invece di pensare ad un aumento dell’offerta e del consumo si dovrebbe pensare di attuare una logica di risparmio energetici e delle risorse. Se si consentirà l’inserimento di piattaforme petrolifere sul mare pugliese, si avvallerà l’ennesima operazione che avvantaggia e arricchisce poche lobby a scapito dell’impoverimento collettivo. Altro aspetto è il rischio incidenti, paragrafo spesso omesso in molti progetti. Si individuano tre tipologie di possibili incidenti:- Blow-out di gas durante la perforazione; -Blow-out con fuoriuscita di petrolio incontrollata; -Collisioni di Navi con la Piattaforma. Il rischio subsidenza del terreno, è così noto nel nord dell’Adriatico da aver portato alla sospensione delle attività di estrazione per lunghissimi periodi.
Il Mediterraneo è già un’immensa pattumiera marina. E’, difatti, il mare più inquinato da idrocarburi, essendo uno dei mari più solcati da petroliere che lavano le cisterne al largo, sporcando le nostre spiagge a svantaggio del turismo locale. Si spera che il governo nazionale e locale tengano conto non solo degli aspetti economici, che sono marginali considerata la bassa qualità del petrolio sabbioso ad alto contenuto di zolfo e la difficoltà di estrazione off-shore, ma anche delle esternalità negative provocate da questi progetti, ossia il costo che la collettività dovrà sostenere per ripagare i danni causati alla salute dell’uomo, all’agricoltura, al turismo, alla pesca, ecc.
Costi e benefici: per un Paese come L’Italia per il quale il mare rappresenta una delle attrattive turistiche fondamentali l’installazione di numerose piattaforme petrolifere, con il conseguente impatto paesaggistico e le ricadute in fatto di inquinamento da idrocarburi è logico considerare come i benefici per la collettività, per il comparto dell’industria turistica siano assolutamente nulli, mentre sarebbero altissimi i costi.

ALCUNE ZONE INTERESSATE
  • EMILIA ROMAGNA: COLTIVAZIONE, ADRIATICO, RIMINI (COMPAGNIA ENI)
  • EMILIA ROMAGNA: COLTIVAZIONE, ADRIATICO, RAVENNA (COMPAGNIA ENI)
  • MARCHE: COLTIVAZIONE, ADRIATICO, ANCONA (COMPAGNIA ENI)
  • MARCHE: COLTIVAZIONE, ADRIATICO, PESARO (COMPAGNIA ENI)
  • ABRUZZO: POZZO ESPLORATIVO, ADRIATICO, FRANCAVILLA AL MARE (COMPAGNIA VEGA)
  • MOLISE : POZZO ESPLORATIVO, ADRIATICO, ISERNIA, CASTEL DEL GIUDICE (COMPAGNIA ENI)
  • PUGLIA: PERMESSO DI RICERCA, ADRIATICO, FOGGIA (COMPAGNIA PETROCELTIC)
  • PUGLIA: PERMESSO DI RICERCA, ADRIATICO (COMPAGNIA NORTHERN PETROLEUM)
  • CALABRIA: PERMESSO DI RICERCA, MAR IONIO-CROTONE (COMPAGNIA PUMA PETR.)
  • SICILIA: PERMESSO DI RICERCA LARGO ISOLA DI LAMPEDUSA (COMPAGNIA PUMA PETR.)
  • SICILIA: POZZO ESPLORATIVO CANALE DI SICILIA - LICATA (COMPAGNIA ENI)
  • SICILIA: PERMESSO DI RICERCA CANALE DI SICILIA - RAGUSA (COMPAGNIA PEAL PETR.)
  • SICILIA: PERMESSO DI RICERCA, CANALE DI SICILIA, POZZALLO-RAGUSA (COMPAGNIA PEAL PETR.)
  • SARDEGNA: PERMESSO DI RICERCA, MAR DI SARDEGNA-CAPO MANNU (OR) (COMPAGNIA PUMA PETR.)
  • SARDEGNA: PERMESSO DI PROSPEZIONE, MAR DI SARDEGNA- CAPO DI SPARTIVENTO (COMPAGNIA SARAS)
  • SARDEGNA: PERMESSO DI PROSPEZIONE, MAR DI SARDEGNA-GOLFO ORISTANO (COMPAGNIA SARAS)
Il Dossier da Francesco Ferrante
Caccia al petrolio: 700 trivelle bucano l'Italia
Riparte la corsa all'oro nero. Il videoreportage di Luigi Carletti
(riprese e montaggio di Marco Modafferi)




1 commento:

Ernest ha detto...

Una corsa che trova sempre sponsor, purtroppo!
un saluto