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03 agosto 2011

Comitato ONU per i Diritti rompe 43 anni di tabù israeliani su Gaza


- di Thalif Deen – IPS -
Quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha creato, nel dicembre del 1968, un Comitato Speciale di tre membri per analizzare le violazioni dei diritti umani commesse da Israele nei Territori Occupati, lo Stato Ebraico ha reagito con rabbia evidente. E, non a caso, al Comitato è stato vietato l’accesso a qualsiasi parte dei Territori Occupati , costringendo i tre membri a tenere audizioni al Cairo, ad Amman e a Damasco, dove è stata data udienza ai palestinesi della Cisgiordania e di Gaza due volte all’anno. Ma la geopolitica della regione ha provocato un drammatico cambiamento del clima politico, con grande dispiacere di Israele. Per la prima volta in 43 anni, la settimana scorsa i membri del “Comitato Speciale delle Nazioni Unite per l’Analisi delle politiche israeliane nei Territori Occupati” sono riusciti ad entrare a Gaza, attraverso l’Egitto che ha spodestato il suo presidente filoisraeliano Hosni Mubarak.
Il nuovo governo egiziano ha facilitato la visita attraverso il valico di Rafah, rompendo il vecchio tabù di Israele. La visita ha rafforzato la continua condanna del Comitato per le terribili condizioni di vita nei Territori Occupati e per l’impatto devastante del blocco economico israeliano, come riportato in vari report precedenti del Comitato.
In una relazione critica rilasciata venerdì, il Comitato ha espresso costernazione per “il continuo disprezzo di Israele verso gli obblighi previsti dal diritto internazionale”.
“Purtroppo, ciò che abbiamo trovato (a Gaza) è che le restrizioni oppressive imposte da Israele su Gaza hanno l’effetto di una punizione collettiva della popolazione”, si legge nel rapporto.
Con circa il 35% del territorio di Gaza escluso dall’agricoltura a causa della poco chiara “buffer zone” (zone cuscinetto) di Israele lungo il confine, e con l’area di pesca limitata a sole tre miglia nautiche dalla costa (85% della pesca), la popolazione di Gaza può difficilmente sostenersi, e men che meno rianimare un’economia decimata attraverso le esportazioni, ha detto il Comitato.
“Siamo preoccupati per le accuse secondo cui Israele impone queste politiche impiegando le armi, anche, in alcuni casi, contro bambini ed anziani” sostiene il Comitato.
Il Comitato, di cui fanno parte l’Ambasciatore Palitha T.B. Kohona, rappresentante permanente dello Sri Lanka alle Nazioni Unite (presidente), l’Ambasciatore Hussein Haniff, rappresentante permanente della Malaysia, e l’Ambasciatore Fod Seck, rappresentante permanente del Senegal alle Nazioni Unite con sede a Ginevra, dovrà presentare un rapporto più approfondito ai 193 membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in settembre.
L’Ambasciatore Kohona ha dichiarato ad IPS che le condizioni nella Striscia di Gaza sono “a dir poco insoddisfacenti, ed il blocco è da condannare per questo”.
“Le condizioni economiche, educative, psicologiche, sanitarie e sociali sono influenzate dal blocco” ha dichiarato.
L’eliminazione del blocco avrà una ricaduta immediata e positiva sulla popolazione di Gaza, sia dal punto di vista economico che da quello psicologico, e contribuirà alla costruzione della fiducia, ha affermato.
Il mantenimento del blocco su Gaza viola i diritti umani della popolazione di Gaza, il diritto internazionale e gli standard umanitari, ha ribadito Kohona, uno dei capi della Sezione Trattato delle Nazioni Unite.
“E’ oppressivo e limita l’esistenza della popolazione di Gaza, e dev’essere immediatamente eliminato”, ha dichiarato.
Nel rapporto, il Comitato ha riferito di aver ascoltato le vittime, i testimoni ed alcuni funzionari delle Nazioni Unite che hanno sottolineato il terribile impatto del blocco imposto da Israele sui diritti umani.
Case, scuole ed altre infrastrutture che sono state distrutte dall’attacco israeliano di dicembre 2008-gennaio 2009 (operazione Piombo Fuso, NdT.) non hanno potuto essere ricostruite a causa delle restrizioni sulle importazioni di materiali edili.
L’economia ha avuto un calo significativo ed è sostenuta da importazioni illegali attraverso i tunnel. “Dovrebbe essere responsabilità della forza occupante sostenere la ricostruzione a Gaza” osserva il Comitato.
Oltre alle case, alle scuole ed alle aziende che sono state distrutte, c’è un bisogno urgente di impianti per la depurazione dell’acqua, strade, impianti per il trattamento delle acque reflue e ripristino del potere, ha osservato.
Il Comitato ha anche sottolineato le importanti attività svolte da ONG locali ed internazionali, in particolare dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Profughi palestinesi (UNRWA).
Per molti bambini di Gaza, la vita è difficile ed il futuro senza speranza, ha sottolineato il Comitato, facendo riferimento alla testimonianza su preoccupanti problemi sanitari, psicologici e sociali, all’aumento del tasso di abbandono scolastico nonché all’aumento dell’incidenza del lavoro minorile.
“Ci auguriamo che il governo di Israele voglia seriamente considerare le potenziali conseguenze di una generazione di bambini di Gaza che cresce in una situazione di quasi totale deprivazione e mancanza di opportunità di poter condurre una vita produttiva e piena di speranza” ha affermato.
Le politiche e le pratiche del governo di Israele che violano i diritti dei bambini palestinesi sono state un tema costante durante le audizioni a Gaza. Testimoni e funzionari hanno riferito che l’accesso all’istruzione per i bambini di Gaza viene impedito, tra le altre cose, dalle limitazioni alla libertà di movimento e dalle difficoltà di accesso dovute al muro di sicurezza, alla mancanza di scuole soprattutto a Gerusalemme Est e a Gaza ed alle minacce e alla violenza reale da parte dei coloni israeliani.
Il Comitato ha sostenuto che l’attenzione è stata attirata dal gran numero di minori detenuti e, a tal proposito, vi è una seria preoccupazione per una serie di pratiche tra cui dure tecniche di interrogatorio, tortura ed espulsione dai loro villaggi.
Il Comitato ha anche sottolineato la propria profonda preoccupazione relativamente a rapporti secondo cui le forze di sicurezza israeliane fanno incursioni nelle case palestinesi nel cuore della notte per arrestare bambini, presumibilmente dell’età di soli sette anni.
La missione investigativa del Comitato nella regione, durata nove giorni, ha incluso anche audizioni nella capitale giordana di Amman, dove sono state incontrati vittime, testimoni e funzionari che lavorano nel campo dei diritti umani in Cisgiordania e nel territorio siriano delle Alture del Golan.
Interrogato sulla sicurezza e sulle personali impressioni su Gaza, Kohona ha detto ad IPS “Abbiamo viaggiato con mezzi blindati e ci è stata fornita una sicurezza di alto livello da parte delle Nazioni Unite”.
Dalla terrazza dell’albergo, ha detto, “potremmo immaginare come sarebbe Gaza senza l’attuale blocco. Famiglie felici che pranzano in terrazza mentre il rosso cerchio del sole scende lentamente verso il Mediterraneo, zaffate di shisha nell’aria, bambini che giocano, lo sciabordio dei pescherecci in mare, ecc. Magari un giorno!”
Traduzione per Megachip a cura di Elena Bellini.

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