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15 agosto 2011

Disabilità in TV



In tv soprattutto storie vere, senza pietismo. Indagine di Censis e Segretariato Sociale.
Se nel rappresentare l’immigrazione la Tv in particolare è stata accusata di esaltare pregiudizi, quasi di esasperare le differenze, quando si parla di disabilità le cose sembrano andare meglio. Lo rivela una ricerca, realizzata dal Segretariato Sociale della Rai e Censis, dal titolo “Oltre il giardino”, che ha analizzato dal 15 febbraio al 15 maggio di quest’anno la programmazione televisiva di Rai e Mediaset, considerando tutti i generi.
Ne è emerso che il taglio utilizzato è quasi sempre quello della “storia vera” (36,4%), del racconto di vita vissuta, spesso anche in prima persona (nel 68,8% dei casi infatti la persona disabile è presente in trasmissione o nel servizio). Si tratta in prevalenza di servizi filmati (47,5%) o di dibattiti (33,8%) ed è una scelta autonoma della trasmissione (piuttosto che una sollecitazione che proviene dall’esterno) affrontare o meno l’argomento disabilità (70,9%). Ma malgrado si privilegi la linea del racconto personale, che potrebbe prestarsi maggiormente ad un approccio pietistico, la ricerca evidenzia come di disabilità si parli prevalentemente in termini positivi: come fonte di arricchimento nel 19% dei casi o all’interno di una cornice di amicizia e generosità. Solo un 12,7% dei casi fa registrare una drammatizzazione del racconto. “La comunicazione complessiva – si legge nel rapporto - cerca di orientarsi verso quella ‘normalità positiva’ che rappresenta per i disabili l’aspirazione di molti”.
Di disabilità si parla in diversi contesti e in relazione a differenti aspetti della vita quotidiana, cercando un “ampliamento del fuoco di analisi al di là della singola vicenda personale”, connaturato alla scelta di privilegiare il caso, la storia. Maggiormente trattati rimangono gli aspetti medici (riabilitazione, percorsi terapeutici, ricerca) che ricorrono nel 18,8% delle trasmissioni analizzate; segue il tema delle barriere architettoniche (12,5%), scarsamente presente invece l’aspetto solidaristico (nel 65% dei casi non se ne parla mai). Il linguaggio privilegiato è quello della “franchezza”, anche se alcuni argomenti in particolare -rivelano gli osservatori- creano motivi di pudore, come quello della sessualità.


La disabilità in tv ha un solo volto: non si parla di donne, bambini, anziani difficili e malati psichici. 
Sono soprattutto uomini (37,7%), in pari grado giovani e adulti, ed affetti prevalentemente da disturbi motori (48,7%), i disabili di cui si parla in Tv, secondo l’indagine realizzatata da Censis e Segretariato Sociale che ha analizzato dal 15 febbraio al 15 maggio di quest’anno (NB. 2003)la programmazione televisiva di Rai e Mediaset.
Scarsa la presenza femminile, come pure quella di anziani e bambini, ma soprattutto colpisce che l’unico genere di disabilità a cui venga data attenzione è quella fisica. Solo nell’8,9% dei casi analizzati infatti si parla in tv di disabilità psichica, che tuttavia tocca, anche in modo gravissimo, moltissime persone e le loro famiglie (l’Istat ha stimato che in Italia tra il ’99 ed il 2000 vi fossero 700mila persone affette da disturbi psichici). Nel 29,1% dei casi poi se ne parla in modo generico. “Sono dati che ‘aprono finestre’ su tre aspetti della comunicazione di grande problematicità: da una parte, quello della ‘questione femminile’ in televisione, dall’altro quello dell’ ‘anziano difficile’, dall’altro ancora quello della grande ‘rimozione’ del disturbo mentale nella nostra società’, sottolineano gli osservatori. Come dire che in tv vince la logica imposta dal mercato: donne perfette e nonni arzilli e sempre più giovani.
Nel complesso, il disabile è presentato come “soggetto positivo-normale” (41,9%) o “soggetto passivo” (35,9%), una tendenza che fa dire ulteriormente agli esperti che esiste una “tendenza virtuosa ad affrontare la disabilità con sguardo concreto e ad evitare i rischi della drammatizzazione da una parte e del ‘superomismo” dall’altra”. Nel 29,4% dei casi infatti il tono utilizzato nel parlare di disabilità è “normale”, mentre in percentuali del tutto minoritarie è “semplificato”, “scientifico” o “affettuoso”. In prevalenza il linguaggio scelto è quello giornalistico.L’indagine ha rilevato che, nel periodo analizzato, la Rai è intervenuta sulla disabilità in 50 occasioni, Mediaset in 8; tra le testate giornalistiche è il Tg1 ad essere intervenuto il maggior numero di volte, seguito da Tg2 e Tg3, ma spiegano gli osservatori se “è la Rai che propone programmi di maggiore qualità, nel caso dei Tg sono i Tg Mediaset a fare eccellenza”.
Le trasmissioni in cui si discute di disabilità sono molto varie tra loro: si va da quelle di tipo religioso (A sua immagine, Le frontiere dello Spirito), a quelle di tipo naturalistico-ambientalista (Alle falde del Kilimangiaro, Ambiente Italia), da quelle di informazione medica (Elisir), a quelle dedicate ai problemi del lavoro (Okkupati), dai talk show (Maurizio Costanzo Show) a quelle di approfondimento sociopolitico (Porta a Porta), da quelle sportive (La Domenica Sportiva) a quelle di divulgazione scientifica (Leonardo). Quanto allo spazio dedicato, una nota positiva: se infatti nel 22,5% dei casi non si supera il 1'30'' di trasmissione, nel 25% e nel 26,3% si arriva rispettivamente fino a 3'30'' e 6'30''. Un buon 26,3% inoltre supera i 6 minuti di tramissione.


Disabili e TV: modalità di rappresentazione della disabilità  - Anno 2003

  • In maniera drammatizzata 12,%7
  • Identificando la diversità come fonte di arricchimento 19,0%
  • In un contesto di amicizia e generosità 30,4%
  • Altro 38,0%

Con quale nome viene indicato il disabile

  • Nome di battesimo 16,5%
  • Cognome 2,5%
  • Nome e cognome 34,2%
  • Non è utilizzato nessun nome 46,8%

Il disabile è rappresentato come

  • Vittima 10,3%
  • Eroe 1,3%
  • Vincente 3,8%
  • Passivo 35,9%
  • Positivo stereotipato 6,4%
  • Positivo "normale" 41,0%
  • Non rappresentato 1,3%

La trasmissione enfatizza

  • Le prospettive e le soluzioni 38,2%
  • L'esclusione sociale 2,6%
  • L'inserimento 13,2%
  • L'assistenza 11,8%
  • L'accettazione 3,9%
  • La solidarietà 9,2%
  • L'indifferenza 2,6%
  • La normalità 7,9%
  • L'eccezionalità 7,9%
  • Altro 1,3%
  • Non rappresentato 1,3%


Disabili e TV: disabili rappresentati per tipo di handicap- Anno 2003

  • Disturbi motori 48,15
  • Disturbi sensoriali 11,45
  • Disturbi  del linguaggio 3,85
  • Disturbi intellettivi 8,9%
  • Disturbi relazionali 5,1%
  • Handicap in genere non specificato 29,1%
  • Non sono presenti disabili e se ne parla 1,3%


Disabili e TV: perché si parla di disabilità e come se ne parla  - Anno 2003 - Perché si parla di disabilità? %

  • Per una scelta autonoma della trasmissione 70,9
  • In risposta alla sollecitazione di una persona disabile 3,8
  • In risposta ad una sollecitazione esterna di altro 2,5
  • A seguito di un evento 21,5
  • n.r. 1,3

Come si parla di disabilità?

  • In termini generali 51,9
  • A partire di casi individuali 12,7
  • Solo attraverso casi specifici, storie di vita ecc. 27,8
  • Altro 7,6

Disabili e TV: soggetti cui sono indirizzate le informazioni di servizio e argomento trattato Anno 2003 - Soggetti cui sono indirizzate le informazioni di servizio 

  • Alla famiglia 10,0%
  • Al disabile 32,5%
  • Alla società 52,5%
  • Alle istituzioni 5,0%

Argomento trattato 

  • Adozione 1,3%
  • Lavoro 13,8%
  • Scuola 1,3%
  • Relazioni interpersonali 3,8%
  • Barriere architettoniche 12,5%
  • Medicina, riabilitazione, ricerca medica 18,8%
  • Politica 1,3%
  • Integrazione e atteggiamenti sociali verso la diversità 5,0%
  • Ausili 2,5%
  • Supporti tecnologici avanzati 6,3%
  • Iniziative e appelli di solidarietà 2,5%
  • Sport, vacanze, tempo libero 8,8%
  • Altro 30,0%



da Scuola e Educazione

vedi anche:Censis "Oltre il giardino" I disabili e la disabilità in televisione 2003
(PDF)

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