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11 novembre 2011

Disabili di Serie B


Una donna a Roma lotta tra la vita e la morte. Aveva ospitato un uomo incontrato per strada che prima l’aveva fatta ubriacare. Sono seguite ore di sevizie. Una violenza orribile.

La notizia passa quasi inosservata e io credo di sapere anche perché. Questa donna ha problemi psichici. Dunque in genere, anche per la stampa, è una persona di serie B. Derubricare.

Questa cosa ci deve far riflettere sul modo in cui consideriamo la malattia mentale. Vediamo: se l’handicap fosse stato fisico o neuromotorio sarebbe scattata la corsa all’indignazione.

Ma per la malattia mentale no: è uno stigma. Se la persona ammalata vive in casa, spesso la si nasconde per vergogna. Se ha lasciato la casa perché è fuggita o solo perché vorrebbe costruirsi una vita autonoma, è costretta ai margini della società: è difficile avere cure dalla sanità pubblica, è difficilissimo integrarsi, magari trovando un lavoro.

Ma è ancora più penoso osservare quanto poco scatti l’indignazione in caso di un atto di violenza, anche se bestiale, come quella accaduta alla donna di Roma. Quasi fosse una colpa avere problemi psichiatrici.

Nel nostro piccolo vorremmo dire che non ci stiamo. Che è il sintomo evidente di un Paese incivile l’incapacità di affrontare e rispettare il malato e la malattia anche se non ci sono i profili “nobili” della sofferenza. Non facciamo classifiche indegne, ecco.

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