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22 novembre 2011

Nuovi italiani, la discriminazione vissuta sulla propria pelle

Una ricerca Arci-Unar sulle seconde generazioni, ragazzi nati in Italia da genitori migranti, o arrivati qui da piccolissimi, eppure considerati sempre "stranieri". Da Milano a Messina, gli autobus e le questure i luoghi dove più si annida il razzismo. Un film per raccontarsi.


di VLADIMIRO POLCHI
Alcuni degli atleti protagonisti del libro di Mauro Valeri, "Black Italians" (Foto Repubblica.it)

ROMA  -  "A scuola mi chiamavano cinesina e mi dicevano 'plego plego' facendo l'inchino. Io stavo zitta e mi allontanavo. Erano maschi e mi dicevano 'riesci a vedere con quegli occhi?'. Spesso mi facevano i versi come se fossi analfabeta". Sheena oggi ha 24 anni, è originaria delle Filippine, ma vive a Messina. "Una ragazza quando ha capito che ero tunisino ha detto che per lei era un problema frequentarmi". Francesco, 26enne di Tunisi, vive e lavora a Milano. Sheena e Francesco sono due dei 440 ragazzi d'origine straniera, residenti tra Milano e Messina, che hanno raccontato la propria storia a "Spunti di vista", la ricerca, promossa dall'Arci con il supporto dell'Unar, sulle discriminazioni subite dai "nuovi italiani", giovani nati qui da genitori immigrati o arrivati da piccolissimi in Italia.

Messina peggio di Milano - Guardando ai ragazzi coinvolti nel progetto, si nota come a Messina cresca il numero delle Seconde generazioni. Nella città siciliana il 27,6% del campione ha dichiarato di essere nato in Italia, contro il 9,1% di Milano. Il dato incide anche sulle discriminazioni percepite. A Messina dichiarano di aver subito discriminazioni il 74% dei maschi e il 65% delle femmine. A Milano le due percentuali scendono rispettivamente al 60% e al 38%. C'è una spiegazione: "Il fatto che a Messina la percezione di essere vittime di discriminazione sia sensibilmente più avvertita che a Milano - scrivono i ricercatori - non deve sorprendere visto che nella città dello Stretto sono più numerosi, rispetto alla metropoli lombarda, i nati in Italia o emigrati nei primi anni di vita. I giovani di seconda generazione vivono più intensamente le discriminazioni rispetto ai primo-migranti, avendo delle aspettative più elevate nei confronti della società in cui vivono".

Bus, discoteche, questure: i luoghi della discriminazione - E così  -  mentre il nuovo governo Monti crea un ministero ad hoc per l'integrazione e ne affida la responsabilità al fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi  - paiono moltiplicarsi nel Paese i luoghi delle discriminazioni. I mezzi pubblici innanzitutto: 48 intervistati a Messina e 47 a Milano hanno dichiarato di aver subito discriminazioni su autobus e metro. Poi i luoghi di svago (negozi, cinema, bar, locali notturni) indicati da 49 giovani a Messina e 16 a Milano. E poi la questura, un luogo dello Stato dove però molti ragazzi e ragazze (40 a Messina e 35 a Milano), fra quelli periodicamente costretti a rinnovare il permesso di soggiorno, hanno segnalato trattamenti discriminatori. E la polizia (20 e 31).

Non solo. Sempre stando alla ricerca Arci, luoghi di discriminazione sono anche la scuola, dove le seconde generazioni spesso subiscono i pregiudizi di insegnanti e compagni, e il posto di lavoro, dove gli "stranieri" dichiarano di ricevere stipendi più bassi dei colleghi italiani.

"Ora va meglio, mi sto schiarendo" - La ricerca Arci è ricca di testimonianze (con nomi di fantasia per garantire l'anonimato): "Ora va meglio nei locali, forse perché sto schiarendo", confida Karim, 18enne dello Sri Lanka, che vive a Messina. "I bambini italiani a volte dicono che noi stranieri puzziamo", lamenta Mustafà, 15 anni, "cinese di Messina". "L'autista del tram mi ha detto di andare dietro perché sentiva l'odore", ricorda Saul, 30 anni dello Sri Lanka, residente a Milano. "Non ho ancora trovato casa perché agli appuntamenti quando mi vedono nero non mi affittano", denuncia Akim, 25 anni, della Costa D'Avorio.

Il lungometraggio. Il progetto dell'Arci comprende anche un documentario con lo scopo dichiarato di "lasciare spazio alla creatività dei ragazzi d'origine straniera nel raccontare le diverse sfaccettature della discriminazione". Spazio, questo, che i ragazzi non hanno esitato a prendersi, realizzando invece del cortometraggio previsto un lungometraggio (Video-anteprima 1), dal titolo "LiberaTutti".

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.repubblica.it/

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