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28 febbraio 2012

Nel mondo sono ancora 10 gli italiani in mano ai terroristi

Rossella Urru, sequestrata nella notte
tra il 22 e 23 febbraio 2011
mentre prestava servizio in un campo
profughi nel sud dell'Algeria,

I connazionali rapiti sono Rossella Urru, Maria Sandra Mariani, Giovanni Lo Porto, Franco Lamolinara e i 6 membri dell'equipaggio della Enrico Ievoli. La Farnesina mantiene il riserbo. Sul web tanti chiedono che il silenzio non diventi oblio

di Pamela Foti

Hanno 29 e 54 anni, una è sarda l'altra toscana. La prima gira il mondo per lavoro, la seconda mossa da spirito di avventura. Hanno vite diverse. Apparentemente nulla in comune. In realtà, non è così. Sono entrambe nelle mani dei rapitori da più di 365 giorni.
I loro nomi sono Rossella Urru, sequestrata nella notte tra il 22 e 23 febbraio 2011 mentre prestava servizio in un campo profughi nel sud dell'Algeria, e Maria Sandra Mariani, scomparsa il 2 febbraio 2011 durante un'escursione nel Sahara algerino. Sarebbero state rapite dalla cellula di Al Qaeda nel Mali (Acmi).
Sono in tutto 10 gli italiani rapiti nel mondo. Oltre a Rossella e Maria Sandra, altri 8 connazionali sono nelle mani di gruppi terroristici o banditi. Si tratta di Giovanni Lo porto, Franco Molinara e dell'equipaggio della nave cargo Enrico Ievoli. C'è poi Bruno Pellizzari, ostaggio dei pirati somali dal 10 ottobre 2010, che però - come spiega a Sky.it l'ufficio stampa del Ministero degli Esteri - non rientra ufficialmente nell'elenco dei connazionali sequestrati. Lo skipper infatti ha la doppia cittadinanza, italiana e sudafricana, e il suo caso è seguito direttamente dal paese africano.

Giovanni Lo Porto, invece, ha 38 anni, è siciliano e lavora per una ong tedesca. E' stato rapito in Pakistan il 19 gennaio scorso. Franco Lamolinara, scomparso nel nord ovest della Nigeria il 12 maggio 2011, ha 47 anni. Si trovava nel paese africano per lavoro. Impiegato come tecnico per la società Stabilini Visinoni Limited, era impegnato nella costruzione di un edificio della Banca centrale a Birnin Kebbi. In un filmato datato agosto 2011, afferma di essere nelle mani di al Qaeda. (IL FIMATO SU YOUTUBE).
Dal 21 aprile, invece, non fanno ritorno a casa i membri dell'equipaggio della nave Enrico Ievoli. Sono vittime di un attacco dei pirati somali avvenuto al largo delle coste dell'Oman. Dei 18 membri dell'equipaggio, sei sono italiani.

Difficile spiegare perché sempre più occidentali diventino obiettivi di gruppi terroristici. "Ogni sequestro è diverso dall'altro" ha affermato in una recente intervista Margherita Boniver, deputato del  Pdl e presidente del comitato Schengen. "Possono volere soldi - ha precisato  - ma anche scambio di prigionieri, o attirare l'attenzione".
La Farnesina mantiene il più stretto riserbo sul lavoro delle diplomazie al fine di non intralciare in alcun modo le operazioni per riportare a casa i connazionali. Oltre il silenzio, però, si leva la voce di parenti, amici, colleghi, gente comune, che attraverso blog in rete, gruppi su Facebook o hashtag dedicate su Twitter cercano di impedire che il silenzio diventi oblio. Esigono che i media non dimentichino le donne e gli uomini strappati alle loro vite quotidiane. E chiedono, come ha fatto la famiglia di Rossella Urru, di non essere lasciati soli.

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