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30 giugno 2013

Anche in Italia l'assistente sessuale per i disabili. Polemica

In Italia è in corso una battaglia per ottenere il riconoscimento giuridico di questa figura, che già è regolamentata in alcuni Paesi europei.

Una figura molto discussa e criticata, quella dell’assistente sessuale. Una forma di accompagnamento erotico da parte di persone specializzate, per aiutare le persone disabili a scoprire il proprio corpo attraverso la relazione con l’altro. In Italia, è in corso una battaglia per ottenere il riconoscimento giuridico di questa pratica, che già è regolamentata in alcuni Paesi europei. Di che Paesi si tratta, e in che modo si è giunti a regolarizzarla? Come rientra nei servizi di welfare? Quali sono i percorsi di formazione previsti? La professione dell’assistente sessuale è esclusivamente femminile? A rispondere a queste questioni è Giulia Garofalo Geymonat, ricercatrice al Centre for Gender Studies dell’Università di Lund, in Svezia, e autrice di uno studio comparato dal titolo “Sesso commerciale, assistenza sessuale e persone con disabilità: un’inchiesta qualitativa su Svezia, Bretagna e Svizzera”


L’intervista è contenuta nel nuovo numero di “HP-Accaparlante”, rivista del Centro documentazione handicap che, per festeggiare i suoi 30 anni di vita, riprende quest’anno una tematica che ha caratterizzato la sua storia fin dagli esordi: la vita sessuale delle persone con disabilità. L’inchiesta di questo numero si intitola “Il corpo degli altri. Sessualità e disabilità: immagini e nuove prospettive”: “Dopo trent’anni, possiamo ancora ripetere gli stessi concetti - scrive Valeria Alpi, caporedattrice -: la sessualità delle persone disabili resta un tabù, un qualcosa che disorienta, fa paura, crea dubbi, ansie, aspettative”. Il tema ultimamente è ritornato nelle agende dei media, soprattutto con il dibattito sull’assistenza sessuale. Agenzia giornalistica ''Revolution'', e-book sull’affettività e la sessualità dei disabili L'assistente sessuale? "Non è l'unica strada" Amore, sesso e disabilità: san Valentino oltre i pregiudizi agenzia.redattoresociale.it “L’assistenza sessuale è una pratica che dovrebbe condurre a una maggiore autonomia e stima di sé – spiega Garofalo Geymonat – Può consistere per esempio in massaggi, carezze, giochi, di scoperta del corpo e della sessualità in senso ampio, quindi non solo e non necessariamente genitale”.

Questo tipo di figura è riconosciuta in Olanda, Germania, Austria, Svizzera (parti germanica e francofona) e Danimarca. Per diventare assistenti, vengono istituiti corsi di formazione, diplomi, aggiornamento continuativo, carte di comportamento etico, supervisione terapeutica e prezzi concordati. Negli altri Paesi, per esempio in Italia, l’assistenza sessuale di fatto esiste già, ma manca il riconoscimento giuridico. Ecco allora che le prestazioni vengono fornite da persone non specializzate, con poche protezioni e garanzie. Bisogna fare però attenzione a non concentrarsi esclusivamente sul problema dell’assistenza sessuale: “Se il dibattito non viene accompagnato da un percorso di elaborazione culturale, si rischia che gli assistenti diventino un alibi per non preoccuparci più del tema della sessualità delle persone disabili – scrive Alpi nell’inchiesta – Prima di copiare un modello tout court, sarebbe necessario conoscere bene la situazione degli altri Paesi, con le controindicazioni che si sono rivelate”. È proprio a questo che è utile allora la ricerca di Garofalo Geymonat, che spiega: “Un problema, ad esempio, è l’accessibilità economica del servizio. È chiaro che per molte persone disabili può essere difficile aggiungere una spesa alla loro già difficile situazione”. Molte associazioni di assistenti sessuali, così, si danno dei prezzi standard, oppure creano casse di redistribuzione attraverso le quali i beneficiari più ricchi pagano un po’ anche per i più poveri. Il finanziamento da parte di enti pubblici o assicurazioni sanitarie è invece ancora molto raro". Infine, la questione di genere: esiste assistenza sessuale per donne, e per persone non eterosessuali? “A fornire assistenza sessuale non riconosciuta sono quasi solo donne, o uomini che lavorano con uomini – conclude Garofalo Geymonat – Nei contesti in cui l’assistenza sessuale è regolamentata, invece, esiste anche un certo numero di uomini formati per offrire servizi a donne, e di donne formate per offrire servizi a donne, anche se la maggior par te dei beneficiari restano uomini”.

(Affaritaliani.it)

Fonte http://notizie.virgilio.it/cronaca/assistente-sessuale-per-disabili.html

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