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13 maggio 2011

Disabili a Chieti, 86 famiglie chiedono aiuto

Sono ottantasei le famiglie iscritte all’Anffas di Chieti. La necessità di un Dopo di Noi è avvertita da tutte, la punta dell’iceberg di un fabbisogno che loro stessi stimano molto più diffuso. Tarcisio Falcone, 72 anni, padre di un disabile grave di 40, ha rotto dunque il muro di un silenzio diffuso e acuto. Ha affidato al Centro la disperazione per non sapere che fine farà il figlio dopo la propria morte. L’ha descritta in una lettera all’arcivescovo Bruno Forte e al prefetto Vincenzo Greco, perché la portino all’attenzione del Papa, del presidente della Repubblica e del presidente del consiglio. Un volo oltre i confini locali, dove dice che la sua angoscia non trova ancora pace.
«Purtroppo la vicenda di Tarcisio non è isolata», ammette Gabriella Casalvieri, presidente dell’Anffas Chieti, «solo nella nostra associazione abbiamo diversi casi particolari. C’è per esempio un down con genitori anziani o una madre di 82 anni rimasta sola ad accudire il figlio e non sa se ce lafarà. Tanti non hanno più la forza di reagire, di combattere». Ci sono casi, poi, di ragazzi che, dopo la morte dei genitori, sono andati a vivere con sorelle o fratelli. Storie di nicchia ma anche qui la soluzione è temporanea.
EMERGENZA DISABILITA’. Per questo da anni, insieme, chiedono un Dopo di noi. Nel frattempo spingono anche per il “Durante noi”. Si tratta di un nido d’accoglienza anche temporanea per i loro cari, quando la famiglia non riesce ad occuparsene. Il papà o la mamma in ospedale, una cerimonia a cui non possono partecipare, perché sarebbe per loro troppo stressante. Al momento proprio nell’Anffas, attraverso i finanziamenti del piano di zona, garantiti dal Comune con la propria azienda Chieti Solidale, è attivo il servizio di Emergenza disabilità, che fa proprio questo. E’ finanziato con 25 mila euro l’anno. A giugno scade e non si sa se e per quanto tempo verrà ancora garantito. In attesa che si faccia il Dopo di Noi, magari, si potrebbe potenziare questo servizio.
BUONE PRATICHE. «Mi fa rabbia che intorno a Chieti queste case siano già in atto», dice Tarcisio Falcone. Scopre coì un ennesimo perché al suo sconforto. Effettivamente sia a Pescara che a Lanciano le case famiglia per disabili stanno nascendo. «Uscì un bando sulla legge 470 del 2000», afferma Maria Pia Di Sabatino dell’Anffas di Pescara, «abbiamo partecipato e con l’80 per cento finanziato dalla Regione la stiamo realizzando. I nostri figli adulti sono stanchi di vivere in famiglia, vogliono indipendenza come gli altri». A Lanciano il progetto è ancor più articolato. «Su terreni dell’ex manicomio di Santa Maria Imbaro», dice il presidente dell’Anffas di Lanciano, Carlo Martelli, «che la Provincia di Chieti ha assegnato per 30 anni alla nostra associazione, stiamo realizzando un complesso polivalente, con centro diurno e tre case famiglia. C’è anche un’azienda agricola». A Pescara e Lanciano sì, a Chieti no. [...]

Sipo Beverelli
Fonte: il Centro – 08 maggio 2011

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