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30 maggio 2011

Trapianti, 10mila in lista d'attesa

''Aumentano i donatori, ma sono anziani, e per questo i trapianti da cadavere alla fine risultano stabili. Sebbene all'inizio del 2011 ci sia stato un lieve aumento, il sistema si conferma stabile''. Questa la fotografia dei trapianti in Italia scattata dal direttore del Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa, durante la presentazione, al ministero della Salute, della ''Campagna nazionale per la donazione e il trapianto di organi''.

E intanto quasi diecimila persone (9.362) sono in lista d'attesa: 6.961 aspettano un trapianto di rene, 1.234 un trapianto di fegato, 723 un cuore, 352 un polmone e 252 il pancreas. Guardando i dati delle donazioni nel primo quadrimestre 2011 si trova un aumento del numero dei donatori di 87 unita' (+3,8%) mentre il numero di organi trapiantati si attesta su un aumento di 26 unita' (+1%). I dati registrano anche una diminuzione dell'eta' media dei pazienti con lesioni traumatiche a fronte di aumento dell'eta' di pazienti neurolesi (72 anni) e di quelli che muoiono in seguito a lesioni cerebrali (65 anni). L'eta' media dei soggetti sottoposti ad accertamento di morte si attesta sui 62 anni. Da questi numeri emerge, da un lato, che nelle rianimazioni italiane muoiono meno giovani, dall'altro si assiste pero' a un forte invecchiamento degli organi donati che segue il trend generale di invecchiamento della popolazione.

''Tanto piu' e' anziano il donatore - spiega Nanni Costa - e minore e' il numero degli organi che si possono prelevare. Un giovane, infatti, puo' arrivare a donare fino a 5 organi, mentre tra i 65 e i 75 anni si puo' donare il fegato e, solo in alcuni casi, il rene''. Per esempio, sul fronte dei donatori segnalati, nel 2010 erano il 38,1 su un milione di abitanti e nel 2011 il 39,4, ma analizzando poi i dati dei donatori procurati (abili a donare) il dato resta sostanzialmente stabile tra i due anni: 21,7 nel 2010 e 21,8 nel 2011. In merito invece alle differenze territoriali al Nord si registrano 27 donatori per milione di abitante, dato che si dimezza al Centro-sud, con 13 donatori.

Sul fronte dei trapianti di rene da vivente, le donne risultano essere le piu' generose, e, dal 2001 al 2010, su 1.304 trapianti, il 69% degli organi e' arrivato da loro, contro il 31% degli uomini. La situazione si ribalta pero' quando si analizza il genere del ricevente: le donne sono il 34% e gli uomini il 66%. In particolare, ha detto ancora Nanni Costa, dal 2006 al 2010 i trapianti di reni da vivente e' quasi raddoppiato attestandosi al +84%. Anche nel 2010 si e' registrato un aumento del 25% di trapianti di rene da vivente rispetto al 2009 e analizzando l'ultimo anno si conferma il trend evidenziato nel decennio: le donne donano molto piu' degli uomini. Nella donazione di rene da vivente tra coniugi nel 71,4% sono le donne che donano ai mariti, a fronte di un 24,4% di mariti che donano alle mogli. Nel caso di donazione di rene da vivente tra consanguinei nel 51% dei casi le donatrici sono le madri, nel 20% i padri.

Certo e' che, a fronte di un aumento dei trapianti da vivente, resta il problema di quelli da cadavere per cui il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha tracciato strade alternative ai trapianti stessi, che, non aumentando, costringono a trovare altre vie: dagli organi artificiali alle staminali, dalle terapie rigenerative al miglioramento delle tecniche di conservazione.

''Vorrei arrivare ad una sanita' in cui il trapianto non sia piu' un problema, ma una delle tante opportunita' - ha detto Fazio - Ho gia' consultato informalmente alcune regioni, alla prossima Conferenza, tra una quindicina di giorni, porro' la questione''. Come si e' detto, infatti, a fronte di un lieve aumento dei donatori, sale anche la loro eta' media (62 anni) il che significa avere piu' donatori ma meno organi donati. ''Una situazione da cui non ci aspettiamo miglioramenti, dunque - ha spiegato Fazio - dobbiamo andare a colmare il divario tra richiesta e offerta in altri modi. Abbiamo notato che la sopravvivenza media in lista d'attesa e' piuttosto alta, segno che il sistema riesce a far sopravvivere i pazienti, anche con gravi insufficienze di organo, per anni.

Pensiamo quindi di trasferire le metodologie impiegate per i trapianti in una filiera unica per il trattamento delle gravi insufficienze, che prenda strade alternative come le terapie rigenerative o gli organi artificiali, disegnando nuovi percorsi della presa in carico di questi pazienti. Una filiera che comprendera' anche i trapianti perche' le due cose non possono essere scisse. Siamo il primo paese europeo - ha concluso - ad affrontare questo percorso''.

Fonte asca

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