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22 giugno 2011

Raccontami quella volta che in Angola…

(Le meravigliose cascate di Calandula, in Angola)


Due turisti un po’ per caso… un po’ per desiderio.

Finalmente è stata inaugurata la nuova linea ferroviaria che collega Luanda a Malange. Era andata distrutta quasi vent’anni fa, ma adesso il treno può ripercorrere questo tragitto, dalla costa fin quasi al cuore dell’Angola, per trasportare di tutto, uomini e cose. Il governo cinese che coopera per la ricostruzione del paese con il governo Angolano, nel classico rapporto do ut des, ha costruito, solo in quella linea, 423 km di ferrovie con rispettive stazioni.
Entusiasmati per questa novità e con una forte necessità di lasciare il caos della capitale Luanda, io e Desiderio (il mio fidanzato) abbiamo deciso di passare il fine settimana di Pasqua a Malange e vedere le famose cascate di Calandula.
Malange è una delle 18 Province dell’Angola e, come le altre, ha tante bellezze naturali da visitare. Ha in più le cascate di Calandula, che in Africa sono seconde solo alle cascate Vittoria, e soprattutto c’è l’antilope nera gigante (palanca negra gigante in portoghese), esclusiva fauna Angolana, anche se a forte “rischio estinzione”.
L’Angola è un paese bellissimo, con un paesaggio ricco e vario; ci sono le montagne, gli altopiani, i fiumi, i laghi, le cascate, il deserto, le foreste, la savana, insomma una scelta di meraviglie naturali che indubbiamente incantano. Nonostante queste bellezze, sono molti i fattori che la escludono dalle mete turistiche delle agenzie internazionali. Il primo fattore è stato senz’altro legato alla guerra civile che per tanti anni ha dominato la scena politica, economica e sociale del Paese e che in seguito ha lasciato alla popolazione un pericolo ancora più perfido e traditore: le mine antiuomo. Si può ben immaginare che cosa questo abbia comportato per il settore agricolo e soprattutto per gli agricoltori che, dopo anni di guerra, ancora non avrebbe potuto coltivare i loro campi perché disseminati di mine… Un altro fattore scoraggiante è l’altissimo costo della vita Angolana.
Dai risultati di una ricerca condotta dalla rivista “THE GUARDIAN”, per gli stranieri, Luanda è la città più cara del mondo ed in effetti i trasporti, gli alloggi e i ristoranti non hanno di certo prezzi allettanti. Questo comporta che muoversi senza avere un proprio mezzo sia quasi impossibile. Inoltre i trasporti pubblici via terra sono inefficienti e non raggiungono ogni località. Gli aerei sono molto cari e comunque quando si esce dall’aeroporto è necessario nella maggior parte dei casi prendere un mezzo di trasporto privato per muoversi e arrivare in hotel. Se si conosce a fondo l’Angola, tutto questo non è così difficile da superare, anche se crea qualche problema. Lo spirito di avventura e un portafogli pieno eliminano ogni difficoltà: pagando si risolve tutto… Ma il turista ha spesso l’obiettivo di rilassarsi e di godersi la vacanza in tranquillità senza spendere un patrimonio. La vicinanza, poi, con la Namibia e con i suoi prezzi economici e competitivi, di certo non incentiva la scelta dell’Angola come meta turistica.
Consapevoli di tutte le difficoltà che avremmo dovuto affrontare, abbiamo comunque iniziato a pianificare il nostro viaggio già dal lunedì prima di Pasqua, saremmo partiti venerdì e rientrati domenica. La parte che più mi entusiasmava era proprio il viaggio in treno: saremmo partiti alle 7.00 e saremmo arrivati a Malange alle 17.00. Considerando che sono poco più di 400 km, significava che il treno sarebbe andato molto lentamente e che quindi avremmo potuto vedere e godere il paesaggio, scattare foto ai villaggi e ai panorami circostanti. Non erano un problema le lunghe ore di viaggio, dopo qualche viaggio ci si abitua. L’unica precauzione era magari comprare i biglietto per la 1° classe (57 € a testa sola andata), non solo perché ha l’aria condizionata, il ristorante e altre comodità, ma anche perché, essendo il primo viaggio in treno in Angola e sapendo che quella linea era principalmente usata dai commercianti, era meglio non tuffarsi nella confusione di uomini e donne che usavano il treno per trasportare i prodotti comprati a Luanda per essere rivenduti nelle altre Province, perché magari invece di sederci al nostro posto, ci saremmo potuti ritrovare su un sacco di vestiti. Purtroppo i nostri piani hanno subito una brusca modifica a causa di una forza inaspettata e imprevedibile: la pioggia. Durante le ultime due settimane infatti è piovuto quasi tutti i giorni e per tutto il giorno, fatto inusuale per Luanda nonostante la stagione delle piogge. La quantità di pioggia caduta nella notte è stata tanto intensa che, in una zona periferica di Luanda, situata ad un livello più basso rispetto alla strada, l’acqua ha creato un lago che ha completamente sommerso la linea della ferrovia, impedendo il passaggio del treno fino a una data indefinita.
Ma noi non vogliamo rinunciare alla nostra mini-vacanza e decidiamo di andare in pullman: per sicurezza compriamo i biglietti già la sera del giovedì. La partenza è alle 6.00 del mattino, ma noi arriviamo alle 5.30 per non correre il rischio di non trovare posto. Infatti, nonostante i posti siano numerati e il numero sia scritto nel biglietto, nessuno li rispetta. Quindi noi, saliti sul pullman, dopo aver constatato che i nostri posti sono stati naturalmente occupati da altre persone, cerchiamo dei posti tranquilli, sistemiamo il nostro piccolo bagaglio e ci prepariamo al viaggio. Intanto il pullman inizia ad animarsi. I nostri compagni di viaggio sono molto vari, le mamme che viaggiano da sole con i bambini, le giovani famiglie, un gruppo di ragazzi e alcuni anziani. Tutti però hanno lo stesso obiettivo, incontrare i parenti che hanno lasciato a Malange.
In Angola la guerra è stata combattuta principalmente nelle Province, che nonostante la lenta ricostruzione, mostrano ancora i segni delle battaglie. Durante quegli anni di guerra, chi ha potuto, è scappato. Chi non ha avuto la possibilità di rifugiarsi fuori dall’Angola, si è rifugiato a Luanda. In molti sono fuggiti da un momento all’altro, inaspettatamente e si sono separati – senza saper per quanto tempo – da mariti, mogli, figli, parenti e da tutta una vita, spesso senza riuscire a portar con sé qualcosa che non fossero solo i ricordi del tempo passato. La maggior parte ha affrontato un lungo viaggio e con l’unico mezzo possibile e sicuro in quel momento: a piedi. In un contesto in cui un popolo è in lotta contro se stesso, è difficile sapere di chi fidarsi. La paura di essere uccisi, rapiti, violentati e torturati é terrificante, si vive di minuto in minuto, di ora in ora, pregando di arrivare al giorno dopo sani e salvi, sperando di essere sempre più vicini a Luanda o al confine, al sicuro. Dopo essere finalmente arrivati in città, i più fortunati sono riusciti a contattare i parenti e ad andare a vivere con loro, altri si sono sistemati nelle case di latta nei quartieri periferici, di solito nell’area in cui vivevano persone provenienti dalla stessa provincia o dello stesso gruppo etnico-linguistico, altri ancora si sono fermati nelle campagna intorno a Luanda creando nuovi villaggi con case fatte di argilla o di canne e paglia. Tutte con la speranza di rifarsi una vita.
Con la fine della guerra, la maggior parte delle persone che vivevano a Luanda ha continuato la vita che aveva costruito e non è più rientrata nella Provincia d’origine. Alcune famiglie si sono ricostituite, altre si sono ingrandite. Approssimativamente, oggi quasi un terzo degli Angolani vive a Luanda, lasciando le Province quasi spopolate. Molti dei nostri compagni di viaggio sono le stesse persone che anni prima erano fuggite dalla Provincia, qualcuno era solo un bambino e magari non si ricorda di quel terribile viaggio legato con un panno alla schiena della madre, ma altri non potranno mai dimenticare. Queste persone approfittano di questi tre giorni per poter salutare ancora i propri parenti, rivedere il posto dove sono nati, conoscere o rincontrare la propria famiglia.

Odori e colori in Angola


La strada che percorriamo è parallela alla linea ferroviaria e appena fuori città, ad un certo punto la linea ferroviaria scompare immergendosi in un grandissimo lago che ha praticamente sommerso un quartiere del quale affiorano solo i tetti delle case. I commenti di sorpresa sono molti, soprattutto perché la maggior parte dei viaggiatori non ha sentito questa notizia.  Per alcuni non sapere é normale, visto che il governo vuole che la popolazione pensi che vada tutto bene, che il paese stia crescendo, che sia in pieno sviluppo e che tutti siano contenti.
A causa proprio dell’intensità delle piogge, quest’anno in particolare ci sono stati molti problemi in varie zone del paese: straripamenti di fiumi, crollo i ponti nuovissimi, valanghe di terra che hanno sommerso le case, famiglie sfollate, ed altro ancora. Divulgare nuovamente una notizia di questo tipo – peraltro nella città simbolo dello sviluppo – avrebbe potuto significare la critica dall’opinione pubblica internazionale galvanizzando il dissenso delle piccole forze dissidenti. Il vento di riforme e lotta contro le dittature che sta soffiando dal nord dell’Africa, convince ancora più fermamente il governo a evitare ogni tipo di disordini e problemi interni.
Procediamo con lentezza perché l’acqua ha invaso una carreggiata congestionando il traffico. Alle 7.00 stiamo finalmente uscendo dalla Provincia di Luanda ed entrando nel Bengo. Tutto il paesaggio fuori da Luanda è bellissimo, soprattutto in questa stagione. È tutto verde, gli alberi sono in fiore, l’erba ha una tonalità di colore vivacissimo, i fiumi sono ricchi di acqua e la pioggia, bagnando la splendida terra rossa africana, impedisce alla sabbia o alla polvere di sporcare il paesaggio. Durante il tragitto il pullman fa molte soste, per consentire ai viaggiatori di fare delle compere, in genere frutta o verdura da portare come regalo ai parenti o alimenti da mangiare in viaggio, come pesce fritto, manioca fritta e arrosto, patate dolci lesse, banana-pane arrosto o bollita e altro ancora. Noi abbiamo portato dei panini, ma abbiamo finito col comprare anche noi qualcosa. Quindi per sgranocchiare un po’ compriamo arachidi tostate, manioca fritta e banana-pane arrosto, accompagnati da due succhi di frutta. L’autista comunica che arriveremo a Malange per le 14.00 (molto prima di quanto pensassimo!). La notizia è ottima, perché arrivare a Malange nel primo pomeriggio ci consentirà di cercare un hotel prima che faccia buio. Inoltre, dobbiamo organizzarci le prossime giornate e verificare se ci converrà affittare una macchina per andare fino a Calandula per vedere le cascate delle meraviglie.
Malange e Calandula si trovano in due comuni diversi che distano 90 km l’uno dall’altro, ma in Angola e in molte parti dell’Africa, i chilometri non hanno significato e per capire la distanza è meglio considerare le ore di viaggio. La durata del viaggio dipende da 3 cose: le condizioni della strada, le condizioni del mezzo su cui si viaggia e il tempo (se piove o c’è il sole). In relazione a queste condizioni, i 90 km possono essere percorsi in un tempo che varia tra un’ora e mezza e tre ore e mezza!
Le persone durante il viaggio commentano la situazione delle strade angolane. La maggior parte delle strade, soprattutto nelle Province, sono molto dissestate oppure completamente da rifare, perciò spesso si viaggia sulle strade di terra rossa. Le principali arterie vennero costruite dai Portoghesi – le cui strade avranno ormai perlomeno quarant’anni – ed hanno ancora un manto asfaltico invidiabile. Nonostante qualche carenza dovuta alla mancanza di manutenzione, consentono ancora di viaggiare in ottime condizioni. Al contrario, le nuove strade vengono continuamente danneggiate dalle piogge ed hanno bisogno di una manutenzione continua che preveda interventi a cadenza almeno annuale per evitare di essere causa di gravi incidenti e di danni alle vetture. È curioso come delle persone semplici riescano a notare queste differenze e a fare dei paragoni così lineari e espliciti con tanta ironia! Nonostante il lungo tempo di viaggio, le tante chiacchiere dei nostri compagni di viaggio ci distraggono; il caldo umido non è soffocante come a Luanda e l’aria fresca che entra nell’abitacolo durante la corsa è molto piacevole. Durante le brevi fermate, facciamo qualche foto al paesaggio e ai bambini, a cui piace tantissimo essere fotografati. L’Angola è veramente un paese dalle mille sorprese e dalla mille sfaccettature. Quando si resta molto tempo a Luanda si viene assorbiti dal suo ritmo e si dimentica cosa c’è fuori.
Luanda è di fatto quasi una città a sé, che non ha nulla a che vedere con la realtà delle altre Province. È molto particolare, piena di contraddizioni, caotica e stressante di giorno, calma e incantevole la notte, ipnotica nell’estate rovente e umida, rilassante nel fresco inverno angolano (caçimbo come si chiama qui). Nonostante questo, sicuramente i meccanismi che si intrecciano nella città (traffico, strade in riparazione o disastrate, numero infinito di macchine, guida spericolata dei tassisti, solo per fare alcuni esempi) influenzano significativamente la vita delle persone e quasi senza rendersene conto, si fa quello che questa serie di eventi integrati dettano.
Una volta però che si esce dalla città, tutto cambia, si entra nel ritmo dell’Africa, lento, calmo, metaforico, spirituale. La giornata è lineare, soprattutto nel villaggio. Tutti durante il giorno hanno dei compiti specifici e definiti, ma normalmente la giornata inizia allo stesso modo: al fiume. Si va per lavarsi, dividendosi naturalmente in maschi (su una sponda del fiume) e femmine (sull’altra sponda e più lontane). Le donne arrivano al fiume con la cesta di panni sporchi da lavare o con dei bidoni di plastica vuoti, che poi trasporteranno – in testa e pieni d’acqua – fino a casa, prima di andare a lavorare nei campi. Spesso le donne si muovono in simbiosi con un bambino stretto con un panno sulla schiena, che spostano solo per allattare, cambiarlo e dormire. In tutti gli altri casi, soprattutto quando si muovono, il piccolo sta con la mamma. Nei villaggi, già alle 18.00 tutti hanno mangiato e si sistemano intorno al fuoco del jango comunitario per ascoltare le storie che gli anziani raccontano, che ipnotizzano i bambini. Nel villaggio è tutto più semplice: se si presenta un problema dentro la comunità, il consiglio degli anziani si riunisce e cerca di risolverlo nella maniera più giusta possibile, secondo le esperienze già vissute, i casi simili e il rispetto di regole centenarie tramandate di padre in figlio.
Si respira un’aria differente fuori da Luanda e l’Angola ti sembra il posto più bello del mondo.

Wazekele kyebhi Calandula? (Come hai passato la notte Calandula?)


Finalmente stiamo entrando a Malange. All’esterno della stazione dei pullman ci sono le moto-taxi, che nelle Province sono il mezzo di trasporto più frequente: per 0,80 centesimi di euro possono portarti dove vuoi. Ne prendiamo due e dopo un’ora di ricerca troviamo una stanza in una piccola pensione in stile coloniale. Senza perdere tempo, paghiamo per due notti, appoggiamo le borse e scendiamo in strada. I ragazzi ci informano che la strada per Calandula è ottima e in un’ora e mezza al massimo potremmo arrivare alle cascate. Ci indicano un amico che fa il servizio-taxi il quale – dopo una breve contrattazione – ci assicura per 80 dollari la sua disponibile per tutto il giorno successivo. La partenza è fissata per le 8.00. Noi intanto abbiamo ancora un po’ di tempo per visitare la città di Malange. Come la maggior parte delle città in Angola si nota negli edifici l’influenza architettonica del colonialismo portoghese. Nella città le case rispettano un piano urbanistico quindi sono in linea le une con le altre e lasciano spazio per strade larghe e dritte. Al contrario nella periferia, dove l’urbanizzazione non è stata regolata, si nota come chiunque tenti di occupare tutto lo spazio disponibile, anche a costo di avere una finestra che da sulla facciata del vicino o a ridosso della strada.Malange non è grande, possiamo passeggiare tranquillamente. E’ molto carina. I segni della guerra non sono palesemente visibili, ma stando attenti si può notare che qualche palazzina ha ancora sulle pareti i buchi dalle granate e delle pallottole. La stazione ha subito molti danni ed è stato più semplice costruirne una di sana pianta piuttosto che ristrutturare quella antica. La carcassa di un treno arrugginito sta ancora in piedi sui binari ormai morti, quasi aspettando ancora il fischio per partire.  Scattiamo qualche foto, giriamo un piccolo video e intanto arriviamo fino alla Cattedrale. In Angola le chiese sono state costruite quasi tutte negli anni della colonizzazione portoghese: quello che fa sorridere e che da un senso di familiarità ad ogni Provincia è che la struttura delle chiese sia quasi identica in ogni città.
Facciamo ancora qualche foto nel giardino della casa del vescovo e decidiamo di andare a sederci nella piazzetta principale. C’è un po’ di caldo e ci sediamo all’ombra di una bouganville che arrampicandosi ha formano un gazebo naturale. Poco lontano, notiamo delle lastre su cui si intravedono delle scritte. Avvicinandoci, ci accorgiamo che le parole sono state composte con i proiettili, i quali poi sono stati cementati sulla base di pietra. Queste scritte sono un omaggio dello Stato Angolano a Fidel Castro e alle truppe cubane che hanno lottato per difendere l’Angola dall’esercito mercenario e razzista del Sud Africa. Come cornice di questa scritta ci sono delle armi, anch’esse cementate nella pietra. É la prima volta che tocco un’arma e mi fa una certa impressione immaginare cosa questa abbia fatto e quali vite può aver troncato o cambiato. Ancora qualche foto, poi rientriamo alla pensione a prepararci per la cena.
Andiamo a cena in un piccolo ristorante vicino alla pensione, gestito da portoghesi, self-service a peso. Naturalmente il conto è caro per quello che si mangia (20 € a testa), ma siamo abituati. Qualche chiacchiera ancora nel ristorante e poi decidiamo di andare a dormire.
Il ragazzo che ci accompagnerà a Calandula arriva puntualissimo. Il cielo è nuvoloso, ma non c’è caldo. Facciamo un viaggio molto tranquillo, la strada è come ci avevano detto, é ottima. Gli unici momenti in cui rallentiamo sono quelli in cui attraversiamo dei piccoli ponti, che non sono in buone condizioni. L’impresa che si occupa di riabilitare le strade è diversa da quella che si occupa dei ponti e spesso, come accade in molti settori, non c’è integrazione, quindi ogni impresa lavora per conto suo, rendendo i lavori pubblici interminabili e creando dei disagi enormi alla popolazione. Arrivando a Calandula si nota una grandissima nuvola e non si immagina che sia l’effetto degli spruzzi d’acqua della cascata. E’ impressionante!
Calandula è un piccolo comune con forse un centinaio di case, il municipio, una scuola, un hotel, un distributore di benzina, qualche piccolo negozietto e un panificio. Nessuno potrebbe ipotizzare che a 10 km da questo piccolo abitato si trovi una delle bellezze più incantevoli di tutta l’Africa. Arriviamo e parcheggiamo in uno spiazzo asfaltato. Il punto migliore per vedere le cascate è a 100 m dal nostro parcheggio, e nella seconda metà del percorso da fare per raggiungerlo si cammina su delle grandi pietre lisce. Davanti a noi solo vapore.
L’amministrazione locale ha costruito una casetta che viene usata come belvedere. Lo spettacolo che si apre ai nostri occhi toglie davvero il fiato. Cascate d’acqua che scendono dalle pietre, tra gli alberi, circondate di un verde splendido che, nonostante la giornata, ci lasciano senza parole. Nessuno dei due aveva mai visto uno scenario simile e lo spettacolo è stupendo. L’acqua sgorga dalle rocce con una forza impressionante e si scarica nello strapiombo andando a formare il fiume Lucala.  Ciò che più mi lascia sorpresa è il rumore fortissimo che scaturisce da questa immane portata d’acqua, e nel belvedere per comunicare dobbiamo quasi gridare. Passiamo quasi tre ore alle cascate; scattiamo moltissime fotografie, giriamo dei piccoli video, chiacchieriamo con gli altri turisti. Prima di andare via, decidiamo di bere qualcosa nel piccolo bar improvvisato ma provvidenziale. Nonostante sia una delle attrazioni naturali più visitate d’Angola, il luogo non è ancora attrezzato turisticamente, ma forse per questo ancora più attraente. E per noi non è un problema: la ragazza che gestisce il bar sta arrostendo al barbecue delle cosce di pollo e, vista l’ora, chiediamo che ne prepari una anche per noi.  Già si è fatto tardi e siamo un po’ stanchi, decidiamo di rientrare a Malange. Quando rientriamo in albergo sono quasi le 15, ma siamo troppo stanchi per andare a pranzo, quindi decidiamo di riposarci un po’. Non siamo preoccupati per l’orario, in Angola i ristoranti non ne hanno uno definito, sono molto flessibili. Fino al tardo pomeriggio si può ancora trovare qualcosa da mangiare, ed alcuni ristoranti fanno l’orario continuato, variando di poco le pietanze tra pranzo e cena. Alla fine siamo veramente troppo stanchi e ci svegliamo che sono quasi le 17.00 e siccome non vale la pena fare le cose di fretta, ci prepariamo con calma e alle 19.00 andiamo a cena.
Le chiacchiere del dopo cena ci portano a fare un piccolo bilancio di questi giorni. Molto intensi per entrambi, ma nonostante la stanchezza, che sentiremo solo il lunedì successivo in ufficio, siamo contenti e rilassati. Questa vacanza sta veramente quasi per finire, la prossima giornata sarà occupata quasi completamente dal viaggio di ritorno; sarà un viaggio più lungo dell’andata, perché le soste per far compere da portare a Luanda saranno più numerose. Ma non importa. Dopo questi anni vissuti in Angola, tutte quelle ore di viaggio sono normalissime: la cosa importante ora è aver raggiunto il nostro obiettivo e la soddisfazione vince la stanchezza.
Domani si ricomincia, fino alla prossima occasione, fino al prossimo viaggio.


di Federica Pilia 


Fonte: AFFRICA Centro Studi Africani in Sardegna


* FEDERICA PILIA, Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Cagliari, dal 2006 vive e lavora in Angola nella cooperazione allo sviluppo. Attualmente è consulente per il monitoraggio e la valutazione dei progetti per l’organizzazione non governativa CARE International.

2 commenti:

Lillo ha detto...

Ciao, è possibile contattarti per avere qualche consiglio sull'angola? Dovrei trasferirmi a breve.
Potresti contattarmi alla mail lillosferico@hotmail.com?
Grazie
Ciao

Niente Barriere ha detto...

Ciao Lillo, abbiamo provveduto a girare il tuo commento con la tua richiesta direttamente a Federica Pilia, la quale ha scritto questo bellissimo racconto! :)