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21 giugno 2011

Ecco perché i laureati fuggono dall'Italia

(Otta 2.0)
Stipendi bassi, lavoro precario, zero prospettive per il futuro, cosi' L'Italia diventa per i giovani laureati un paese da lasciare. E' l'amara constatazione che emerge dal rapporto Inca-Cgil sui giovani in fuga dall'Italia. Il fenomeno e' in continua, preoccupante, crescita. Naturalmente investe soprattutto aree come il Mezzogiorno dove le possibilità di lavoro sono più rarefatte che nel resto dell'Italia. Facendo riferimento all'Aire (l'anagrafe degli italiani residenti all'etero) nel 2005 gli italiani residenti all'etero erano 3.520.809 sono diventati 3.915.767 nel 2009. Di questi un terzo e' nato nel paese estero e due terzi emigrati dall'Italia. Negli anni tra il 2001 e il 2006, l'incremento dei laureati iscritti all'Aire e' stato del 53,2%.
Sulla base dei dati Istat, nello stesso quinquennio, hanno lasciato l'Italia 3.200 laureati l'anno. Il calcolo e' in forte difetto perche' molti emigrati mantengono la residenza in Italia anche dopo diversi anni che lavorano all'etero. Secondo il rapporto Inca-Cgil il numero puo' essere rivalutato del doppio. Secondo un'indagine Almalaurea del 2007 a un anno dalla laurea lavora all'estero il 3% degli occupati italiani, nel 1999 erano 1,4%. Le ragioni di questa emorragia di giovani lavoratori ad alta qualificazione sono economiche: basta confrontare gli stipendi italiani con quelli di altri Paesi. Secondo i dati Ocse, nel 2006 un ricercatore italiano guadagnava una media di circa 36.200 euro, un ricercatore francese 50.800 mentre i ricercatori inglesi e tedeschi prendevano in media 56.000 euro.
Passando ai semplici laureati le differenze di stipendio sono altrettanto significative: all'estero un laureato guadagna in media 2.310 euro netti al mese (se uomo) 2.030 (se donna) contro rispettivamente 1.580 e 1.273 euro. Questa tendenza causa un danno economico all'Italia non irrilevante. Basti pensare che l'Italia spende per ogni studente che si laurea 43.711 dollari (dati Ocse 2006) ogni emigrato laureato sottrae quindi questa cifra alle casse dello Stato. Per quanto riguarda i ricercatori il danno e' duplice. Da un alto sono in gioco i finanziamenti europei per progetti di ricerca: nel 2009, 9 ricercatori italiani sui 23 vincitori hanno portato finanziamenti nel paese straniero dove lavorano. Inoltre nel periodo 2005-2007 l'Italia ha accumulato il minor numero di brevetti per abitante tra i paesi del G7.

Fonte ZoomSud

(Economist)

Un interessante ma triste articolo dell'Economist ci segnala che in Italia il numero di Italiani laureati e diplomati che lasciano il nostro paese supera il numero di laureati o diplomati stranieri che vengono da noi.
Al contrario altri Paesi sviluppati europei hanno un "saldo nettamente positivo", dimostrando una enorme capacita' attrattiva che il nostro Paese non ha. Secondo l'Economist questo dato ci rende molto simile ad un paese in via di sviluppo (ad esempio sud America o Est Europa), dove si trovano stesse dinamiche in questo genere di analisi.

Fonte: Otta 2.0

Leggi anche: Rapporto Inca, CGIL ed i giovani in fuga dall'Italia (in PDF)

1 commento:

Ernest ha detto...

appunto... :(