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05 ottobre 2011

Lo scova tumori che Finmeccanica non vuole più


TECNOLOGIA. Si chiama Trim Prob il dispositivo che esegue una sorta di biopsia elettronica con un piccolo campo elettromagnetico.

Un’invenzione tutta italiana. Un esame quasi immediato, non invasivo, economico: il Trim Prob è un piccolo dispositivo scova-tumori, che esegue una sorta di biopsia elettronica con un piccolo campo elettromagnetico. In pochi minuti analizza prostata e vescica, ma anche colon retto e altri organi. Uno strumento di prevenzione, dal costo di soli 40 mila euro, che risparmierebbe al Sistema Sanitario Nazionale soldi, tempo e risorse. Eppure Finmeccanica - la holding industriale italiana controllata dal Ministero del Tesoro che lo stava producendo - ha deciso di chiuderlo in un cassetto. Nel 2004 Galileo Avionica, azienda di Finmeccanica, acquisisce il brevetto dall’inventore Clarbruno Vedruccio - brillante scienziato che l’esercito non si è lasciato sfuggire - e crea una società ad hoc per distribuirlo, la Trim Probe Spa. Grande enfasi al progetto: dalla tecnologia militare un’arma per la difesa della salute.

Il “bioscanner” viene prodotto, certificato e validato dal Ministero della Salute ed entra in commercio. Ma nel 2007 Finmeccanica dice basta: il progetto non è strategico per il gruppo. Cessa la produzione della macchina. Nel 2008 Trim Probe Spa è messa in liquidazione. Da allora Clabruno Vedruccio è costretto a mantenerne gli alti costi di brevetto. Una storia paradossale. Una tecnologia rivoluzionaria viene chiusa in un cassetto dal colosso italiano a controllo pubblico. A testimoniarne l’efficacia, la presenza del Trim Prob in una cinquantina di centri. Come il Sant’Andrea di Roma, dove si paga un ticket di 40 euro per l’esame. Sono i centri che sono riusciti ad averlo prima che smettesse di essere prodotto. E’ validato per l’uso su prostata e vescica, ma potrebbe con pochi sforzi burocratici essere utilizzato per altro. Anche il leader leghista, Umberto Bossi, lo ha provato.

L’allora Ministro della Salute Girolamo Sirchia lo vide a Milano, durante una presentazione. Ma perché lo stop di Finmeccanica? Ufficialmente il colosso guidato da Pierfrancesco Guarguaglini lo ha motivato col fatto che il gruppo si occupa di sistemi di difesa, non di diagnostica. Ma resta il mistero - allora - sul perché abbia iniziato a produrlo. «Era come se questa cosa dovesse rimanere soltanto in mano ad un gruppo di persone - ricorda il dott. Vedruccio - eppure Finmeccanica aveva il potere, e forse lo avrebbe ancora, per fare navigare questa tecnologia». All’’industrializzazione del Trim Prob doveva collaborare anche un’altra azienda, la Esaote. Azienda che nasce, ancora una volta, da una branca di Finmeccanica, da cui si stacca negli anni ‘90. Diventa presto leader del settore della diagnostica medica. Avrebbe dovuto distribuire il Trim Prob, dice Vedruccio, ma poi non se ne fece nulla: «è difficile far vendere un nuovo prodotto a chi produce altro, che è concorrenziale». Ora restano il brevetto mantenuto con sacrificio da Vedruccio e le trattative con altre aziende, con un pericolo: «Si potrebbe veramente creare una situazione in cui qualcuno compra il brevetto per non produrlo. Non è ciò che io desidero dopo 15 anni di studi, ricerche, esperimenti».

Pietro Battistella

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.terranews.it/

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1 commento:

Ambra ha detto...

Sono cose da non credere. Eppure in Italia queste situazioni o altre paragonabili capitano più spesso di quanto si creda.