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23 gennaio 2012

Dimagriremo tutti 10 chili - Il rincaro della benzina e la produzione di cibo

L’ITALIA E’ ARRABBIATA PER I RINCARI DEL GASOLIO E DELLA BENZINA

(Ormai 1,8 euro al litro, salute!), dovuti agli aumenti decisi dal Governo, alle nuove accise regionali per finanziare gli altrimenti morituri trasporti pubblici locali e al rincaro del petrolio. Tutti pensano alle auto. Io invece penso all’alimentazione. Per lavorare i campi ci vogliono i trattori, che vanno a gasolio. Altro gasolio ci vuole per riscaldare le serre e per trasportare il cibo: altrimenti in inverno – almeno qui al Nord – si mangiano sì e no patate, rape e mele, e pure poche. Garantito. Non credo di peccare di pessimismo dicendo che il carburante non diminuirà facilmente di prezzo, e anzi probabilmente continuerà ad aumentare: picco del petrolio, tensione con l’Iran, Governo italiano disperatamente a caccia di quattrini.

E DUNQUE MI INQUIETA ASSAI CHE I POLITICI PENSINO A TUTTO

Fuorchè ad assicurare agli italiani un’alimentazione sana, varia ed adeguata nonostante i rincari del carburante: perchè se si va avanti così finiamo come i cubani, che in pochi anni dimagrirono di 10 chili a testa. La situazione a Cuba nel 1991 era (ovviamente) diversa da quella dell’Italia attuale, ma è l’unico parallelo storico possibile. In seguito al crollo dell’Urss, le forniture di petrolio si ridussero al minimo. Per l’Italia si profila un problema di prezzo, non scarsità: ma stringi stringi…In fondo trovate il link ad un’intervista pubblicata oggi su Vivere Consapevole a due autori di un documentario su quel momento drammatico della storia cubana. In sintesi, l’agricoltura – e le tavole dei cubani – furono le prime (anche se non le uniche) a patire.In quegli anni ogni cubano perse in media 10 chili di peso. Un pasto al giorno, massimo due, per un totale medio di 1863 calorie, mentre prima del 1991 le calorie erano 2908. In particolare, calata del 40% la disponibilità di proteine.I cubani ne uscirono re-inventando un’agricoltura ad alta intensità di manodopera e a bassissima intensità di carburante. Nel giro di pochi anni ricominciarono a mangiare.Sintetizzo, ovviamente, e non mi interessano le polemiche su Cuba (astenersi anche nei commenti, grazie). Piuttosto voglio rimarcare che Cuba è il giardino dell’Eden rispetto alla nebbiosa e fredda Pianura Padana o alla Sicilia bruciata dal sole.

E COME SE NON BASTASSE  PER MANGIARE DIPENDONO  DALLE IMPORTAZIONI PER TUTTO

Tranne frutta e poco altro.. Ossia, mangiare locale e comprare cibo a chilometri zero al mercato dei contadini magari aiuta: ma certo non risolve.Abbiamo un po’ di tempo davanti, la situazione non è drammatica come a Cuba nel 1991. Abbiamo del tempo in cui è possibile intervenire sull’agricoltura perchè l’Italia riesca a sfamare il più possibile se stessa, e con il minor consumo possibile di carburante.Cose del tipo: usare i cereali innanzitutto per mangiarli, e non per ingrassare il bestiame. Far sì che ogni zona sia il più possibile autosufficiente, per ridurre i viaggi del cibo. Riconvertire la struttura produttiva e le abitudini tarate sui pomodori in tavola anche a Natale.Sono le prime cose da fare. A meno che all’attuale Governo non importi se gli italiani patiranno la fame.

Fonte http://blogeko.iljournal.it/
Letto su http://ilfattaccio.org/
Immagini di http://ilfattaccio.org/

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