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31 gennaio 2012

Nuovi ticket sanitari su pannoloni, prodotti per diabetici e cibi per celiaci

Balzello: «Il ticket sanitario serve per disincentivare prestazioni inutili». Le Regioni frenano sul documento tecnico. Chiudono gli ospedali con meno di 120 posti
di PAOLO RUSSO

(immagine di ilserpentedigaleno.blogosfere.it)

Niente più pediatra per gli adolescenti tra 6 e 14 anni, colpo di acceleratore sulla chiusura dei 220 piccoli ospedali da riconvertire in strutture per l’assistenza territoriale e ticket nuovi di zecca per i così detti dispositivi medici: dai pannoloni all’ossigeno terapeutico, dai prodotti per i diabetici agli alimenti per i celiaci. Sempre chiamando gli assistiti a contribuire in misura commisurata al reddito, riveduto a corretto dal «sanitometro».

Si arricchisce di altri particolari il documento tecnico messo a punto mercoledì dal conclave degli assessori regionali alla sanità e del quale oggi, dopo le anticipazioni a mezzo stampa, nessuno vuole rivendicare la paternità. Uscito dalla Conferenza di ieri convocata proprio per discutere il nuovo Patto per la salute 2013-2015, il presidente delle Regioni Vasco Errani, si è affrettato a precisare «che non c’è nessun documento messo a punto dagli assessori sui ticket». Una smentita che non cancella le 51 pagine del documento discusso per un’intera giornata ieri l’altro, e che, del resto, parte dalla stessa considerazione di Errani, ossia che il finanziamento 2013-2014 della sanità, «così come previsto dalla manovra d'agosto è per le regioni insostenibile».

Come dire che qualche soluzione va trovata per tamponare il taglio da 8 miliardi per i prossimi due anni. O con nuove risorse, magari derivati dalla tassa sul cibo spazzatura o tagliando sprechi dove ancora c'è da tagliare, come negli ospedali da meno di 120 posti letto.

Soluzione, quest'ultima, sulla quale nessuno vuole metterci la faccia, ma alla quale le regioni «amiche» del Governo stanno lavorando per evitare il default del servizio sanitario nazionale.
Nel frattempo fa già discutere l’ipotesi di assegnare ai pediatri unicamente i bambini da 0 a 6 anni, affidando i ragazzi da 7 a 14 anni alle cure del medico di famiglia.

Ipotesi contro la quale insorge la federazione dei pediatri, la Fimp, per la quale il progetto «contrasta con i convincimenti di tutta la comunità scientifica internazionale, concorde nel ritenere inamovibile il principio che l'età pediatrica va da zero a 14 anni».

A preoccupare il presidente della Federazione di Asl e ospedali (Fiaso), Giovanni Monchiero, è invece il fatto che «già oggi la carenza di risorse rende difficili i rapporti con gli operatori sanitari e i fornitori delle aziende sanitarie».

Allarme che per la Fiaso rende «perfettamente condivisibile il richiamo delle regioni a partire dal fabbisogno sanitario per definire le risorse necessarie alla sanità». Fabbisogno che per le stesse regioni sarebbe da qui al 2015 di ben 17 miliardi superiore al fondo sanitario nazionale. Una voragine che non sarà facile coprire senza mettere mano alla leva dei ticket.

Ma di questo si tornerà a discutere l'8 febbraio, quando i Governatori si riuniranno di nuovo per definire una linea comune sul Patto per la salute.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito:
http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/440038/

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