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26 gennaio 2012

Italia, il decreto liberalizzazioni nasconde la trappola sul nucleare


E’ breve ma pregnante il comma che, nel decreto sulle liberalizzazioni, il governo Monti ha pensato bene di dedicare alla scottante questione delle scorie nucleari, per riaprirla e cancellare il passato, referendum in primis. È stato deciso, infatti, che il governo potrà installare dove vorrà i depositi senza il parere previo delle istituzioni locali. Una decisione che spiana la strada alla stabilizzazione dei depositi ora provvisori e alla nascita di nuovi, in ogni dove. Un’imposizione che, per ora, non è andata giù ai deputati del Pd della zona più sensibile, il vercellese (Saluggia ospita l’8 percento delle scorie italiane) che pur restando fedeli a Monti promettono battaglia, definendo il comma “inaccettabile”. Tra i siti meno idonei la palma d’oro spetta, infatti, a Saluggia che ha i depositi temporanei nella golena della Dora Baltea e a monte dell’acquedotto del Monferrato.

L’articolo contestato è il 25, “Accelerazione delle attività di disattivazione e smantellamento dei siti nucleari” ed è formulato per rendere più facile il rilascio dell’autorizzazione di nuovi depositi nucleari, in deroga – se necessario – a procedure ordinarie. “Se fosse approvato autorizzerebbe i nuovi depositi nucleari nei siti a rischio”, ha denunciato Gian Piero Godio di Legambiente, colui che setacciando il decreto è fra i primi a essersi accorto del tranello sul nucleare.

«L’articolo 25 toglierebbe ai Comuni la possibilità di decidere se un impianto nucleare può essere realizzato o meno”, sottolinea Godio. Due parlamentari del Pd, Luigi Bobba e Roberto Della Seta, precisano: “Se passasse così com’è, Saluggia diventerebbe la discarica delle scorie nucleari italiane, senza bisogno di ottenere le autorizzazioni ambientali, urbanistiche e di sicurezza previste dalla legge per tutte le nuove infrastrutture. Per questo, proporremo al Senato e alla Camera modifiche radicali all’articolo e ci auguriamo che il governo non insista su una via totalmente inaccettabile”. Si tratta di una norma, che in altri termini, era comparsa anche nel decreto Salva Italia, dal quale poi è sparito.

Non è la prima volta che un Governo rende onnipotente la Società gestione impianti nucleari (Sogin). Già nel 2003 il governo Berlusconi decretò lo stato di emergenza sui siti nucleari, a causa – precisò – del “pericolo di attentati terroristici”. Commissario della Sogin era allora il generale Carlo Jean, e fu lui ad autorizzare il mega deposito D2 di Saluggia in virtù dei poteri speciali e in deroga alla normativa urbanistica.

A preoccupare è la prima parte del comma, che stabilisce che una volta ottenuto il benestare del ministero dello Sviluppo economico, Sogin può operare senza ulteriori “ostacoli” burocratici. L’autorizzazione diventerebbe, infatti, variante, e sostituirebbe ogni provvedimento amministrativo.

«Così – sostiene Godio – si dà mano libera a Sogin di installare dove vuole i depositi senza il parere discriminante delle istituzioni locali. Tanti depositi renderanno meno esigente la costruzione di un vero deposito nazionale più sicuro, che per legge doveva essere pronto entro la fine del 2008. Sogin ha ultimamente chiesto l’autorizzazione per la costruzione di depositi, a sua detta temporanei, in ogni sito italiano, situati spesso in località illogiche.  I siti – conclude Godio – rischiano di diventare depositi di sé stessi, in barba al decommissioning che dovrebbe eliminare nei luoghi ogni vincolo derivante dalla presenza di radioattività”.

di Stella Spinelli

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.eilmensile.it/

Leggi o scarica il File PDF del Decreto Legge sulle Liberalizzazioni da governo.it


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