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14 dicembre 2011

Manovra: disabili, vedove e nullatenenti le persone più colpite



di Emilia Urso Anfuso -


È una tecnica. Un metodo. Ben precisi. Si fa un gran bordello. E nessuno non capisce più niente. È il modo per compiere atti al riparo dalla comprensione globale. E sta accadendo ancora una volta. Attraverso la Manovra, orco nero ormai fonte di stress e tormento per la maggioranza dei cittadini Italiani.

Le repliche fra politici si susseguono a ritmi febbricitanti. Aumento dell’iva. No, niente aumento dell’iva. Tassa di solidarietà Sì. No, niente tassa di solidarietà. Togliamo le pensioni. No, le lasciamo, ma non a tutti. Accorpiamo le festività civili. No, forse è meglio di no. Togliamo le mini provincie. No, ci abbiamo ripensato...

Ecco: c’è di che far impazzire un santo. Ed è esattamente ciò che il sistema economico e politico vogliono. Il caos. Quel caos tanto amato da chi sa bene che è l'unico modo di fare ciò che si vuole a dispetto di tutti. Un caos tale, da far allontanare i cittadini a gambe levate dal voler accedere al Diritto di sapere, di conoscere e di capire.

Ogni ora c’è una nuova dichiarazione. Prontamente sostituita con un’altra a poco tempo di distanza.

Guardiamo ad esempio ciò che sta accadendo relativamente gli eventuali ed iniqui tagli alla spesa sociale, già pesantemente martorizzata negli anni.

Hanno detto di tutto, e continuano a farlo. Vogliono togliere le pensioni alle vedove, cancellando la reversibilità. Vogliono togliere le pensioni a chi non ha mai lavorato, esprimendo in questo caso un infame concetto: c’è chi non ha mai lavorato perché non ha potuto, per problemi legati alla propria salute. Vogliamo pure togliergli una fonte di sostentamento?

Ma una cosa è chiara, in tutto questo folle correre in un immenso caos: il sociale non produce. Di conseguenza, va tagliato. E’ questo il ragionamento di chi sta al Governo. Di destra, centro o sinistra che sia. E a chiarimento di questo concetto sia di riferimento, ad esempio, l’assoluta improduttività del Ministero del Welfare che, nel nostro paese, produce solo debito. Un esempio fra tutti: la “social card” che tanto ha fatto chiaccherare, è già un ricordo. Dopo il primo anno di test, peraltro miseramente fallimentare, è stata affidata ad eventuali “enti caritatevoli”. In pratica, il sociale in Italia non passa più attraverso lo Stato ma attraverso le organizzazioni. Profit o no profit. Che in effetti, stanno alacremente dibattendo e cercando di ostacolare queste eventuali ennesime vessazioni, come nel caso della Fish - la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap - che anche in questo caso sta alzando, ovviamente, la voce.

Ed è chiara e lampante un’altra cosa: il rimpallo di dichiarazioni e contro dichiarazioni su questa o quella misura da inserire in Manovra, ha più la connotazione di un gioco al rialzo o al ribasso per i vari Partiti. La Lega propone, il PDL dispone, arriva il PD e fa strike e ricominciano daccapo. Un tourbillion che serve solo a fare fumo, accapparrarsi elettorato ed aumentare la propria visibilità. Nient’altro.
Intanto, senza poter in alcun modo proteggersi, milioni di cittadini vedono la loro vita in mano a degli stolti che non si preoccupano minimamente degli effetti eclatanti che questi rimpalli ottengono sulla vita e la sua qualità.


Per chi è chiamato a gestire la nazione, siamo numeri. Soltanto numeri. Che a seconda dei casi vanno addizionati, divisi, moltiplicati, sottratti. Ma mai presi in considerazione come meritevoli di dignità, equità ed umanità. E come fonte unica di ricchezza di un Paese che altrimenti – se posto nelle sole mani di chi governa – sarebbe già andato a scatafascio da tempo immemore.

E per comprendere quanto questo sia vero, pensate ad una cosa: vogliono anche accorpare le festività civili, oltraggio alla Repubblica ed ai Diritti di lavoratori e cittadini. Temono lo sciopero generale indetto dalla CGL. Hanno paura. Che il Paese si fermi per due o tre giorni. Loro, che in tutto l’arco di un anno a volte lavorano per due o tre giorni. Hanno paura, perchè sanno che la nazione la fanno i cittadini. E che un solo giorno di fermo, significa economicamente cifre enormi.

Di conseguenza, ci si renda conto di come senza cittadini chi governa non esisterebbe (Lapalisse docet, ma serve a comprendere) E di come invece, i cittadini potrebbero fare a meno di chi li governa. Almeno, di chi li governa così male.

Questa riflessione può essere portatrice di un inizio di cambiamento. Che farà bene a tutti. Politici compresi.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://www.agoravox.it/

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