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26 aprile 2013

Rosy Bindi e la gaffe sull’autismo. Un insulto ad Andrea e a chi combatte contro i pregiudizi sulla malattia



Una volta si sarebbe detto, “sei un ritardato”, “un mongoloide”, “un handicappato”. Oggi la più becera delle offese è diventata “sei autistico”, il modo più violento e triste per colpire l’altro con un’immagine di demenza, rigidità mentale, incapacità di esprimersi e di comunicare. Un’arma che se usata in politica, e per di più da un’ex ministro della Salute come Rosy Bindi, suona ancor più raccapricciante, ingiusta, ai limiti del razzismo culturale: lo stesso che lei ha invocato quando qualcuno, in tono irridente, le ha dato della racchia. «C’è stata una autoreferenzialità quasi autistica da parte del gruppo dirigente», ha detto l’ex presidente del Pd ieri per commentare le ultime disastrose vicende del suo partito.
Quella frase ha riportato indietro il dibattito sull’autismo di qualche decennio, quando quella sindrome era considerato un oggetto misterioso assimilato alla demenza, alla follia, alla schizofrenia. Fino a “Rain man”, il commovente fim con Dustin Hoffman che tratteggiò una figura di “autistico” con caratteristiche di genialità, teorizzandone quasi una superiorità intellettuale, e la cosa non suoni come paradosso. Il ragazzo autistico ha una personalità complessa, spesso di difficile gestione, ma non è un idiota, è una persona che ha difficoltà di relazione e di comunicazione, ma che riserva agli stessi genitori momenti di incredibile apertura, affettività, intuito e sinergia. All’insaputa della Bindi, negli ultimi anni sono stato fatti sforzi incredibili per far comprendere che l’autistico va accettato, integrato e aiutato a vivere una vita normale, alla sua portata, con un adeguato sostegno. La testimonianza più toccante di tutto ciò è quel meraviglioso libro di Fulvio Ervas, “Se ti abbraccio non aver paura”, che racconta il viaggio di un padre, Franco, e del figlio Andrea, autistico, a bordo di una moto, in America, alla ricerca di un rapporto personale e con il contesto sconosciuto in grado di abbattere le barriere della sindrome di Ansperg, purtroppo così assai diffusa e diagnosticata visto che nel mondo ne soffre un bambino su cento. Di tutto questo la Bindi non sa o non vuol sapere, quando utilizza quella parola, autismo, per il suo teatrino politico personale.

https://twitter.com/lucamaurelli

Visto su Secolo d'Italia

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