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05 aprile 2013

Sla, appello dei malati: «Vogliamo la stessa cura di Melazzini»



di Marianna Bruschi - PAVIA, I malati di Sla vogliono chiarezza. Tramite l’associazione «Comitato 16 novembre» hanno scritto una lettera alla Maugeri di Pavia e al procuratore della Repubblica Raffaele Guariniello. E partono dalla storia di Mario Melazzini. Perché? Due anni fa l’associazione aveva scritto al neo eletto consigliere regionale. Chiedevano notizie sui suoi miglioramenti. E Melazzini aveva risposto loro, ricostruendo la nascita del protocollo autorizzato alla sperimentazione. Melazzini scrive della sua malattia e spiega il trattamento che consiste nell’uso di un «farmaco con proprietà di immuno modulatore e di immunosoppressore, la ciclofosfamide ad alte dosi, e nella raccolta e re infusione di cellule staminali emopoietiche autologhe, cioè dello stesso paziente».
A 8 mesi di distanza - scrive Melazzini all’associazione - sentiva più forza alla mano destra. «Ogni giorno ci interfacciamo con medici che inneggiano alla prudenza – scrive Laura Flamini presidente del Comitato 16 novembre – la legge italiana dispone che è necessario organizzare una sperimentazione che testi e che verifichi gli effetti sui malati. Questo richiede tempo. Questo iter non è stato seguito dal dottor Melazzini che si è sottoposto a questa sperimentazione». Una lettera questa indirizzata alla clinica Maugeri dove secondo il comitato sarebbe avvenuto il trattamento e alla procura della Repubblica di Torino. «Fra qualche giorno presenteremo l’esposto», aggiunge Salvatore Usala tra i fondatori del «Comitato 16 novembre». Melazzini preferisce non rilasciare dichiarazioni in merito alla lettera, dice solo che si tratta di una sperimentazione già in corso. Se ne ha conferma anche dall’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, che già a fine 2012 aveva spiegato che «il trattamento con ciclofosfamide e trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche è un progetto coordinato dal dipartimento di neuroscienze di Genova e promosso dal centro clinico NeMo». I pazienti trattati saranno 28 in 7 centri italiani a Genova, Milano, Novara, Torino, Firenze e Siena. «L’istituto superiore di sanità – aveva spiegato Claudia Caponnetto, neurologa all’ospedale San Martino di Genova – ha richiesto che si trattassero inizialmente due casi a Genova». Pazienti reclutati e che hanno superato le prime fasi del trattamento. Solo dopo l’analisi dei risultati su questi due pazienti sarà autorizzato il reclutamento di altri malati di Sla. Tutto spiegato anche da Melazzini all’associazione che però contesta i tempi, perché il suo trattamento sarebbe stato precedente. Melazzini non vuole aggiungere altro, considera le accuse «strumentali» e tirate fuori in questo periodo solo per la sua recente elezione al consiglio regionale della Lombardia.

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