Sla, la vittoria dei malati dopo la protesta per strada



CAGLIARI. Era stato già tutto preparato: materassini, lenzuola e qualcuno aveva chiesto pure una tenda. Erano pronti a stare lì tutta la notte, dopo aver passato la giornata sotto il sole e sotto la pioggia, prima protetti prima da un gazebo e poi nell'atrio dell'assessorato regionale alla Sanità. Ma poco prima delle 20 sono arrivate le promesse, che i malati di Sla sperano diventino subito certezze, a cominciare dalla prossima Finanziaria.Davanti alle auto che passavano in via Roma, nel centro di Cagliari, c'erano Salvatore Usala, malato di Sla da nove anni, segretario di “Viva la vita Sardegna onlus”, a digiuno da tre giorni. E due compagni di malattia: alla sua destra Giorgio Pinna, di Siliqua e a sinistra Natalino Sanna di Assemini,. Per lui è stata la prima giornata fuori da casa dopo un anno di «prigionia» tra le pareti domestiche, dal momento che vive al primo piano e le scale della sua abitazione sono ripidissime. Ma ieri ce l'ha fatta a uscire grazie all'equipaggio di un'autoambulanza che l’ha poi portato in via Roma. Sorrideva, si guardava intorno stupito e felice, coccolato dai sui familiari. Parlava con lo sguardo, come fanno i suoi “compagni di battaglia”.

A Roma i malati di Sla avevano combattuto per i soldi che servono e che non ci sono. Ieri, l'hanno spiegato in un comunicato stampa, letto durante il presidio. E sono scesi in trincea per chiedere un'assistenza adeguata. Per ottenere quegli aiuti che, anche quando ci sono, purtroppo arrivano in ritardo, per i familiari-infermieri. Costretti, hanno raccontato, a anticipare i soldi per gli assistenti esterni, rischiando la bancarotta.

Usala, per tutti Tore, lo aveva già detto in una lettera alla Regione e, senza risposte, era pronto a non ricaricare le batterie del ventilatore polmonare di scorta. Una minaccia: lasciarsi morire. E invece, i tre in strada a rappresentare tutti gli altri 150 malati di Sla in Sardegna, sorretti da familiari, amici e dall'infaticabile Presidio di piazzale Trento, c'è l'hanno fatta.

«La dottoressa De Francisci (assessore regionale, ndr) – avevano spiegato – è una brava persona, ma deve fare scelte politiche. Noi siamo pronti, ci bastano cinque minuti, abbiamo le idee chiare, altrimenti tutti vedranno che razza di macchina da guerra si troveranno davanti». Tre le richieste. Uno: rifare la circolare del progetto "caregiver". «È inaccettabile – hanno spiegato - che sia stata stravolta la delibera posticipando il progetto di un anno". Due: eliminare i rimborsi a tre mesi: troppo tardi. Tre: mandare avanti il piano proposto dall'associazione di Usala, che permetterebbe un risparmio di 5 milioni di euro. Le risposte della Regione sono arrivate dopo il faccia a faccia tra l'assessore alla Sanità, Simona De Francisci e Salvatore Usala: si erano incontrati anche in mattinata, ma la riunione decisiva è stata quella della sera.

“L'assessore si è impegnata – si legge in una nota - a sottoporre all’assemblea legislativa una proposta di emendamento alla legge Finanziaria 2013, con la quale si preveda che le economie spendibili di eventuali rivisitazioni dei Piani assistenziali e dei progetti presentati vengano destinate all’incremento della dotazione dei capitoli delle Politiche sociali. L’obiettivo sarà di potenziare l’attività assistenzialei".

Per i malati di Sla è stata la risposta giusta. «Salvatore – ha detto Giuseppina Vincentelli, moglie di Usala – è soddisfatto. Ora ritorniamo a casa». Sì, a casa, dopo una giornata lunghissima, piena di dimostrazioni affetto. Come quello dei ragazzi della scuola “Eleonora d'Arborea” che in corteo hanno voluto salutare i malati di Sla. E tante le visite, tra cui il sindaco Massimo Zedda. E poi una poesia scritta per Usala da Dalila Pala, una ragazza del Presidio, il gruppo di "combattenti" degli inarrestabili "Lupo", Marco, Ambrogio, Giacomo e compagnia: "Io non ho scelto – queste le prime righe – di avere bisogno di tutto, nè che il mio mondo avesse i confini di un letto: qualcosa dentro m'ha costretto a chiedere aiuto con l'utilità di un uomo che mai si è arreso a sentirsi distrutto".

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