Niente Barriere sara'in manutenzione per qualche giorno, ci scusiamo per eventuali disagi.

30 settembre 2011

Ammazza-blog: ecco un modo per fermarla


di Luca Nicotra*

L'iter del famoso comma "ammazza-blog" è ripreso assieme a quello del ddl intercettazioni in cui è contenuto e, se approvato, prevederà che qualsiasi persona pubblichi testi in rete, anche in modo amatoriale e per ristrette cerchie di amici, possa ricevere una richiesta di rettifica quando tali contenuti siano ritenuti scomodi da qualcuno. In caso di mancata pubblicazione della rettifica entro due giorni, scatterà una sanzione fino a 12.500 euro. Facile ipotizzare la possibilità di utilizzare in modo intimidatorio tale strumento: qualunque cittadino scriva in rete, non avendo un giornale organizzato con struttura legale disposta a difenderlo, sarà certamente spinto ad accettare richieste di rettifica anche se ritiene di aver scritto fatti reali, attuando cosi' una forma di autocensura per non incorrere nella sanzione.

È fondamentale restare lucidi e assumerci la responsabilità di percorrere tutte le strade che, nel caso di approvazione della legge, quantomeno evitino la desertificazione del web italiano. Cio' è possibile perchè, assieme all'iter sul provvedimento iniziato alla Camera nel luglio 2010 e poi sospeso in seguito alle forti pressioni contrarie, rientrano in gioco anche tutti gli emendamenti che erano stati presentati oltre un anno fa.

Ebbene 26 parlamentari (qui i nomi) di PD (8), Radicali (6), UDC (5), PDL (3), IDV (2) e Gruppo Misto (2) hanno presentato alla Camera ben 7 diversi emendamenti (leggili qui) che in vario modo cercano di limitare ai soli contenuti professionali ed in particolare alle testate registrate la validità del comma incriminato.

Si tratta di un tesoro inestimabile, tanto più per il fatto di avere una caratterizzazione bipartisan. Attorno ad esso abbiamo la possibilità di raccogliere la disponibilità di chi non vuole aggravare l'anomalia informativa italiana.

Qualsiasi parlamentare può, fino al momento della votazione, apporre la sua firma su tutti o solo alcuni di questi emendamenti, se li ritiene condivisibili.

Vogliamo provare a portare gli attuali 26 firmatari verso i 316 della maggioranza necessaria all'approvazione di tali emendamenti alla Camera?

Invieremo a tutti i deputati la richiesta di modifica assieme a tutte le firme.

Firma e fai girare: www.agoradigitale.org/emendamentisalvablog

*da Agoradigitale

Leggi anche 
Intercettazioni, Pdl: «La prossima settimana testo alla Camera» da Corriere.it

“Alunni disabili restano senza insegnanti”


Mentre il Parlamento discute delle amicizie mafiose del Ministro Romano e della legge sulle intercettazioni dichiara l’On. Pierfelice Zazzera (IDV) i bambini disabili italiani non possono andare a scuola perché non ci sono più gli insegnanti di sostegno. Quanto sta accadendo in Italia a causa dei tagli del Governo è di una gravità inaudita – prosegue Zazzera – addirittura i diritti costituzionalmente garantiti sono a repentaglio.
Le famiglie e gli insegnanti hanno già presentato denunce penali ai tribunali di Roma, Napoli, Milano e Palermo, per rivendicare il diritto all’istruzione dei bambini diversamente abili, costretti ad andare nelle scuole private perché ormai la scuola pubblica è stata completamente smantellata. Questo Governo, agisce contro la legge che prevede la presenza di un insegnante di sostegno per ogni classe con bambini disabili, e contro le sentenze della Corte Costituzionale. Siamo ormai all’assurdo – conclude Zazzera – di un Governo che gioca con i diritti dei più deboli: che bell’esempio.”

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.agenparl.it/

28 settembre 2011

Gabriella, disabile con 650 al mese: il Comune ne chiede 900 per l’assistenza



«Non ho questa somma, e senza assistenza non potrei alzarmi al mattino, coricarmi la sera, mangiare, vivere» 

CATANIA – Tira a campare con meno di 650 euro al mese, ma il Comune gliene chiede 900 per continuare a usufruire del servizio di assistenza domiciliare. Protagonista di questa storia paradossale è Gabriella Villari, donna catanese di 47 anni, costretta sulla sedia a rotelle dall’età di 19 a causa della sindrome di Arnold Chiari, una rara malformazione congenita della colonna cervicale che le ha compromesso il sistema nervoso centrale. Da anni si batte per contribuire a creare migliori condizioni di vita per tutti coloro che vivono il disagio dell’handicap.

Per dare voce alle sue proteste, la donna che è laureata in Filosofia e abilitata all’insegnamento ha dato vita anche a scioperi della fame e delle cure. È stata ospite del «Fatto» di Enzo Biagi. Ha inviato lettere a tutte le più alte cariche dello Stato e della Regione denunciando la mancanza di provvedimenti degli enti locali «per assicurare una vita dignitosa ai disabili che di fatto sono condannati a morte». Stavolta ha preso carta e penna per scrivere una lettera aperta al sindaco Stancanelli: «Non avendo ricevuto alcuna risposta dagli enti locali siciliani – si legge nella nota – sono ricorsa alle vie legali per far valere i miei diritti e ho fatto causa al Comune di Catania». La donna vive con una zia novantenne malata di Alzheimer, in un appartamento di proprietà «che non apporta – scrive nella lettera – nessuna entrata economica, contrariamente a ciò che si evince dalla valutazione Isee. Percepisco una pensione d’invalidità di 247 euro e l’indennità di accompagnamento di 400 Euro, per un totale di 647 euro mensili». In base alla certificazione Isee e al regolamento dell’ufficio Anziani del Comune ha diritto a 30 ore di assistenza domiciliare. Per usufruire del servizio, però, deve versare 900 euro al mese.

«Non possiedo questa somma – continua la Villari – e d’altra parte senza assistenza non potrei alzarmi al mattino, coricarmi la sera, fare pipì, la doccia, mangiare, bere e dunque vivere. Se è vero che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona, (articolo 3 della Costituzione) un regolamento del Comune non può assassinarla. Io voglio vivere e non essere uccisa da un ingiusto regolamento. Per questo motivo affido nelle sue mani la mia vita». La replica del Comune è affidata all’Ufficio stampa che ha diffuso la relazione della direzione dei Servizi sociali, «richiesta immediatamente» dal sindaco Stancanelli, che non ha rilasciato finora dichiarazioni ufficiali al pari dell’assessore ai Servizi sociali. Nel dettagliato documento viene sottolineato che «la dottoressa Villari ha usufruito di molteplici servizi e interventi» e che dal 2010 le ore di assistenza settimanale sono passate da 24 a 30 «molto più della disponibilità prevista dal regolamento comunale, distribuite nell’arco di sei giorni la settimana, con prestazioni inerenti anche l’igiene personale e l’aiuto domestico, integrate con altre 9 ore di servizio infermieristico fornite dall’Asp, per complessive 39 ore settimanali. Per il servizio è stato richiesto di recente alla stessa Villari la compartecipazione al costo (così come da D.A.867/2003), nella misura di 900 euro mensili, considerato che l’Isee, riferito al nucleo familiare è pari a 20.246,86 euro per il 2010. Per i suoi spostamenti, la stessa si avvale del servizio ‘Pollicino’ dell’Amt e ha inoltre percepito nel 2009 un buono socio-sanitario di 1800 euro. La stessa richiesta è stata presentata nel 2010 e a breve verrà erogato il contributo».

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

27 settembre 2011

Ritorna la legge ammazza Blog, la Rete e i Blog tornano a mobilitarsi

bellissima vignetta che spiega bene il Decreto Legge Intercettazioni 

Cari amici, della serie "Il lupo perde il pelo ma non il vizio" e quindi eccoci di nuovo qui a parlare, anzi a commentare, il nuovo tentativo di mettere il bavaglio alla Rete, in particolare ai Blog. 
Controllare e imbavagliare la Rete, si sà, è obiettivo bipartisan della politica italiana. Di certo se quanto esposto in questo post fosse approvato, statene certi che nessun Governo futuro abrogherebbe quanto si appresta a legiferare attualmente il Governo di Silvio Berlusconi in materia di controllo della rete.
Per questo, la mobilitazione di quanti usufruiscono della libertà di internet deve essere massima (tutti i giorni alcune decine di milioni solo in Italia). Questo perché stanno circolano sempre più delle voci che ci dicono che il Governo sta pensando di approvare il Decreto Legge sulle Intercettazioni (tanto caro non solo al nostro Premier), dove al suo interno risiede il famigerato comma 29 dell’articolo 1, grazie ad una pericolosissima Fiducia del Governo.
L'approvazione del comma 29 porterebbe multe salatissime (fino 12 mila e 500 euro) a tutti i siti e Blog che non rispettano il famoso "obbligo di rettifica", il quale prevede la rettifica entro 48 ore dalla richiesta via email di chi si è sentito leso. 
Una norma che di sicuro porterà alla chiusura tantissimi Blog e siti web. Ovvero tutti quei siti o Blog, che sono la stragrande maggioranza, che non si possono di certo permettere di ricevere una multa, o magari anche una querela, solo per aver reso noto una notizia (noi ad esempio)
Tutto questo malgrado i giudici hanno già segnalato più volte che i Blog non sono delle testate giornalistiche (clicca qua)
Chiudo con una provocazione: visto che vogliono comparare i Blog alle testate giornalistiche, perché non danno anche a noi la possibilità di ricevere il finanziamento pubblico all'editoria?

NO ALLA LEGGE BAVAGLIO!
NO ALLA LEGGE AMMAZZA BLOG!



Per approfondire consiglio la lettura del post di byoblu (il Blog di Claudio Messora): 

Consiglio anche la lettura del post dal sito Linkiesta:

L'uranio impoverito, il nuovo killer di massa


A cura di Federico Dal Cortivo

Con il primo bombardamento nucleare della storia effettuato nel 1945 dagli Stati Uniti sul Giappone, l’umanità è stata catapultata nell’era delle armi nucleari ,mettendo così a disposizione degli arsenali delle principali potenze un qualcosa che mai in precedenza si era visto nella storia militare, un arma capace di cancellare intere città e rendere invivibili vaste aree del pianeta a causa degli effetti collaterali della radioattività.

In precedenza altre armi, che oggi si suole chiamare  con il termine di “distruttive di massa” erano stata utilizzate sui campi di battaglia e mi riferisco alle “armi chimiche” utilizzate su larga scala per la prima volta durante la Prima Guerra Mondiale in Europa e che si sono evolute fino ad arrivare ai letali “gas nervini” e poi le armi batteriologiche già note fin dai tempi dell’antichità, dove si buttavano carogne di animali morti oltre le mura di città assediate per causare epidemie, oggi con l’aggressione alla Serbia nel 1999 da parte degli Usa e Nato, sono stati sparsi sul terreno coltivato parassiti al fine di distruggere i raccolti o agenti inquinanti per colpire le falde acquifere.

Ebbene se oramai si da per scontato che nel novero delle “armi distruttive di massa” entrino le bombe nucleare, i gas, i batteri e parassiti, credo sia giunto il momento di inserire un nuovo “killer” che sta mietendo vittime sia tra i militari che tra i civili e che può ben essere considerato “un arma distruttiva di massa”, mi riferisco all’Uranio Impoverito, contenuto nel munizionamento moderno di mezzi corazzati, degli aerei da attacco al suolo, nelle bombe perforanti e nei missili da crociera e che ha fatto la sua comparsa nei teatri operativi bellici a partire dalla Prima Guerra del Golfo (Agosto 1990-Febbraio 1991) e poi a seguire in Somalia (Operazione Restore Hope (dicembre 1992 –maggio 1993), Balcani Bosnia e Serbia 1995-1999, Afghanistan Enduring Freedom e per arrivare alla Seconda Guerra del Golfo contro l’Iraq, Libano e Gaza nel 2008 -2009 infine oggi in Libia. Si sospetta che tale uso sia stato fatto anche nell’invasione di Panama nel 1989 a scopo sperimentale.

Oggi a distanza di anni dal primo vero utilizzo massiccio di armi contenenti Uranio Impoverito  possiamo tracciare un primo bilancio delle vittime dirette  e indirette causate dagli effetti collaterali di questa sostanza, che vede tutt’ora i governi che ne fanno uso coprire con una cortina di silenzio qualsiasi notizia che possa mettere in discussione la  composizione dei propri arsenali militari, complice una stampa occidentale spesso al servizio di questi interessi e non della verità.

COS ‘E’ L’URANIO IMPOVERITO:

L’Uranio Impoverito non si trova in natura, ma deriva dallo scarto delle centrali nucleari e industrie di armi atomiche. L’Uranio presente in natura è formato da tre  isotopi : l’U 234 ,l’U-235  e l’U-238, dove il primo è quello più radioattivo e quindi si utilizzerà per produrr energia o armi( l’U 235) mediante separazione  isotopica,mentre gli elementi di scarto di questa lavorazione prenderanno il nome di Uranio Impoverito  l’U 238. Si pensi che solo negli Stati Uniti il materiale di scarto delle centrali è pari a circa 560.000 tonnellate stoccati in tre siti nel Kentucky, Ohio e Tennessee. L’Isotopo U 238 ha una vita di almeno 2,5 miliardi di anni.

La radioattività dell’Uranio Impoverito è considerata di basso livello, ma come vedremo di seguito la sua pericolosità è dovuta principalmente alla sua tossicità chimica, oramai accertata.

PERCHE’ VIENE UTILIZZATO IN CAMPO MILITARE?

Il suo utilizzo (anche in campo civile come per schermatura in apparecchi radiologici medici dove il suo pericolo è nullo perchè non soggetto ad esplosioni), è dovuta principalmente alla sua alta densità e basso costo. Principali produttori Stati Uniti-Francia e Gran Bretagna.

Il motivo del suo impiego di questo materiale delle,trae origine nel 1970, in piena Guerra Fredda, tra la Usa-Nato e il Unione Sovietica -Patto di Varsavia. Alla fine degli anni 50 si utilizzava come materiale principale per i proiettili perforanti  il carburo di tungsteno. Ma i sovietici stavano mettendo a punto nuove corazza spaziate che non potevano essere perforate, così l’industria bellica Usa  procedette a nuovi studi dai quali scaturì che l’UI poteva essere il materiale più adatto per perforare i mezzi corazzati avversari.

Furono messi in campo vari tipi di proiettili sperimentali e successivamente anche l’Us Air Force (con il famoso cannone Gau 8 da 30 mm dell’attuale caccia bombardiere (A 10) e l’Us Navy (con il sistema  Phalanx ) provarono munizionamento con UI.

Le sue applicazioni  militari:

Ci sono attualmente 15 -17 Nazioni che utilizzano armi contenente UI tra le quali ad esempio Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Israele, Egitto, Russia, Corea del Sud, Taiwan, ecc,  grandi produttori, come gli Stati Uniti, ma anche la  Cina o la Russia, potrebbero facilmente diventare uno dei principali distributori di munizioni all'uranio impoverito alle altre forze armate importanti nel prossimo futuro.

Proiettili ad alta energia cinetica che vengono sparati dai mezzi corazzati , munizioni denominate comunemente APFSDS da 105mm -120 mm (proiettile perforante stabilizzato da alette ad abbandono d’involucro) che è formato da un penetratore all’UI del peso di  4,76 Kg, che può essere legato anche con altri metalli come molibdeno e titanio. Questo  penetra nella corazza del mezzo avversario incendiandosi essendo molto pirofilo, raggiungendo in pochi secondi una temperatura di circa 3000°, distruggendo tutto all’interno del carro armato e provocando la morte dell’equipaggio e la sua esplosione.

Anche munizionamento da 30 (304 grammi) -25 (150 grammi) -20 mm (68 grammi) può contenere UI, come quello utilizzato dal cannone M 230 dell’elicottero da combattimento Apache- su M3 Bradley veicolo da combattimento per la fanteria-Carri armati M1A1 Abrams e M60A3

Le bombe a guida laser come le GBU 28 dette Bunker Buster concepite per colpire bersagli interrati fortemente protetti, le GBU 24 o la BLU BOMB 109.( Usa)

Le BLU 107 per la distruzione di strade e piste ( Francia)

AEREI: L’aereo più conosciuto che ha utilizzato munizionamento all’UI è sicuramente  il Republic A10 Thunderlbolt II, aereo concepito espressamente per l’attacco al suolo e la distruzione  di veicoli blindati e corazzati. Un aereo costruito attorno al cannone  a canne rotanti Gau/8 Avenger da 30mm con una cadenza di fuoco di circa 4000 colpi al minuto.

SOTTOMARINI E NAVI: Qui l’utilizzo è fatto con i missili  Cruise come il Tomahawk 109 che possono trasportare fino a 300 kg di UI.

ELICOTTERI DA COMBATTIMENTO

CORAZZE PER CARRI ARMATI: oltre all’impiego come bombe o proiettili, le caratteristiche del UI gli conferiscono la possibilità di aumentare la resistenza delle corazzature spaziate dei moderni carri da combattimento, in uso ad esempio sull’M1A2 Abrams Usa.

MUNIZIONAMENTO LEGGERO: Sono stati prodotto proiettili in calibro 5,56 e 7,62, anche se il loro uso non è stato ancora provato

COSI’ IL DIRITTO INTERNAZIONALE

L'articolo 23 della IV Convenzione di Ginevra recita: "E' proibito impiegare veleni o armi venefiche per uccidere slealmente individui appartenenti al paese o all'esercito nemico o utilizzare armi, proiettili e materiale studiato per causare sofferenze non necessarie". Inoltre il Protocollo di Ginevra del 1925 proibisce esplicitamente "gas velenosi o asfissianti, e tutti i liquidi analoghi, materiali e dispositivi". L'Uranio impoverito  e' un materiale chimicamente velenoso, causa gravi danni genetici, malattie polmonari ai reni, leucemie, cancro al seno, linfoma, tumori ossei e disabilità neurologiche.

GLI EFFETTI DELL’URANIO IMPOVERITO SULL’UOMO E L’AMBIENTE

Cerchiamo ora di capire esattamente cosa e quali sono gli effetti negativi causati dall’Uranio Impoverito sull’Uomo, e di riflesso sugli animali e l’ambiente.

Due sono i pericoli derivanti da contatto o inalazione di polvere di Uranio Impoverito, quella che si sprigiona ad altissima temperatura dopo un esplosione:

Radiologico, il UI emette particelle Alfa.Beta e Gamma. Quelle Alfa sono bloccate da un semplice foglio di carta, quelle beta possono passare la pelle umana e arrivare fino ad una profondità di 1 cm, mentre quelle Gamma passano completamente un corpo umano. Se le radiazioni provocate da un esplosione nucleare sono letali perché entrano velocemente nel corpo, quelle dell’UI sono anch’esse pericolose se entrano in contatto con la pelle, infatti a differenza di quelle Beta e Gamma che sono meno ionizzanti, quelle Alfa hanno un alta energia e i tessuti che le assorbono vedono distrutte gran parte delle cellule.

Chimico, che unito alla carica, sia pur minore rispetto all’Uranio arricchito forma una miscela letale. Se il contatto per lungo tempo con armi contenente Uranio Impoverito o blindature può essere dannoso, è nel momento in cui il proiettile o bomba giunge sul bersaglio che a causa dell’elevato potere piroforico  esplodendo raggiunge temperature elevatissime, disperdendo nell’aria un aerosol micidiale.

UN PASSAGGIO DELLA MIA RECENTE INTERVISTA AL GENERALE DI BRIGATA RIS. FERNANDO TERMENTINI, UNO DEI MASSIMI ESPERTI EUROPEI DI ORDIGNI ESPLOSIVI E BONIFICA CHE HA OPERATO IN SOMALIA E NEI BALCANI

D: Lei parla nei sui studi che più che l’elemento radioattivo in questo tipo di armi, è significativo quello tossico come possibile causa principale di morte, ci può parlare brevemente delle conseguenza ambientali che spesso sono sottaciute,ma che rivestono un importanza non inferiore a quelle dirette sui militari in quanto che colpiscono la popolazione civile .Sulla Serbia tutt’ora permane il silenzio, e poco e nulla trapela sull’Iraq ad esempio,eppure queste due nazione hanno subito attacchi aerei indiscriminati.

Confermo. All’atto dell’impatto sul bersaglio o su qualsiasi altra superficie, un proiettile al DU si polverizza producendo fra l’altro  ossidi di uranio e nanoparticelle di metalli pesanti ad elevata  tossicità chimica. E’ presumibile, anche, che nello stesso momento si abbia la produzione di radiazioni ionizzanti. Inoltre, le proprietà del DU di avere un’elevata autocombustione (pirofilia) fanno sì che all’atto dell’impatto su una superficie metallica il metallo fonde e “sublima” in particelle microscopiche di metalli pesanti molte delle quali raffreddandosi assumono forma sferica. Qualcosa di analogo avviene quando e se proiettili al DU vengono distrutti nelle operazioni di bonifica del territorio mescolati ad altro munizionamento bellico convenzionale. Inoltre, se un proiettile rimane sul suolo integro o solo si frantuma nell’urtare il terreno può spandere frammenti  di varie dimensioni di Uranio Impoverito, microemittenti radioattive, sicuramente di bassissima intensità, ma che comunque a contatto delle falde acquifere o se ingerite da animali potrebbero entrare nella catena alimentare con conseguenze tutte da accertare.

Comunque mi sia concesso un “pensiero ad alta voce”: se la normativa mondiale obbliga particolari procedure per l’eliminazione delle scorie di DU considerandolo materiale inquinante,  PROBABILMENTE SI E’ CERTI CHE  UNA DISPERSIONE INCONDIZIONATA E NON PROTETTA NELL’AMBIENTE POTREBBE ESSERE PERICOLOSA.

Qualcosa si sta muovendo?..Forse…

UN APPELLO INTERNAZIONALE CONTRO L’URANIO IMPOVERITO

Redatto da Ramsey Clark- fondatore dell’International Action Center e già Procuratore Generale Usa e collaboratore del Dipartimento della Giustizia.

Le armi all'uranio impoverito, sono una minaccia inaccettabile per la vita, una violazione del diritto internazionale e un attacco alla dignità umana. Per salvaguardare il futuro dell'umanità, chiediamo un divieto incondizionato internazionali che vietano la ricerca, produzione, collaudo, trasporto, detenzione e uso di uranio impoverito a fini militari. Inoltre, chiediamo l'immediato isolamento e contenimento di tutte le armi a DU e dei rifiuti, la riclassificazione di DU, come una sostanza radioattiva e pericolosa, la bonifica delle attuali aree contaminate da uranio impoverito, e sforzi globali per evitare l'esposizione umana e l’avvio di  cure mediche per coloro che sono stati esposti.

Sempre Clark: Durante la guerra del Golfo, le munizioni e corazze fatte con uranio impoverito sono state utilizzate per la prima volta in una azione militare. Iraq e Kuwait settentrionale vi sono stati una serie di test virtuale per-uranio impoverito -armi. Più di 940.000 proiettili da 30 mm e 14.000  colpi de calibro maggiore DU sono stati consumati nel corso dell'operazione I Guerra Golfo -Desert Storm / Desert Shield." (US Army Environmental Policy Institute)

Queste armi sono state usate in tutto l'Iraq senza alcuna preoccupazione per le conseguenze sanitarie e ambientali del loro utilizzo. Tra 300 e 800 tonnellate di particelle di uranio impoverito e la polvere sono stati sparsi per terra e l'acqua in Kuwait, Arabia Saudita e Iraq. Come risultato, centinaia di migliaia di persone, sia civili che militari, hanno subito le conseguenze dell'esposizione a queste armi radioattive.

Dei 697.000 soldati americani che hanno prestato servizio nel Golfo, più di 90.000 hanno riportato problemi di salute ( altre fonti serbe ci danno dati più impressionanti  con circa 320.000 i morti fino ad oggi). I sintomi includono problemi respiratori, del fegato e disfunzioni renali, perdita di memoria, mal di testa, febbre, bassa pressione sanguigna. Ci sono difetti alla nascita tra i loro figli. Il DU è un sospetto leader di una parte di questi disturbi. Gli effetti sulla popolazione che vive in Iraq sono di gran lunga maggiore. Sotto pressione, il Pentagono è stato costretto a riconoscere la sindrome della guerra del Golfo, ma vi è  ancora ostruzionismo.( come per l’Agente Arancione in Viet Nam).

Le armi a DU sono armi non convenzionali. Essi sono altamente tossiche, e radioattive. Tutte le leggi internazionali sulla guerra hanno cercato di limitare la violenza ai combattenti e  impedire l'uso di armi crudeli . Accordi e convenzioni internazionali hanno cercato di proteggere i civili e non combattenti dal flagello della guerra e mettere fuori legge la distruzione dell'ambiente e l'approvvigionamento alimentare al fine di salvaguardare la vita sulla terra.

Di conseguenza, le armi all'uranio impoverito violano il diritto internazionale a causa della loro crudeltà intrinseca e il non confinato effetto di morte all’istante dell’uso. Essi minacciano le popolazioni civili  per le generazioni a venire.

La Tossicità dell’UI e altri metalli pesanti-Studi italiani-

Ecco cosa ne pensa la Dott.sa Antonietta Gatti responsabile del laboratorio dei biomateriali presso il dipartimento di neuroscienze dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, che è ai vertici europei in tema di ricerca sulla nano particelle o nano polveri, che rappresentano attualmente a livello mondiale tra le principali forme d’inquinamento ambientale.

“Inalate o ingerite anche mangiando alimenti contaminati,le nano polveri prodotte dalla guerra e dai poligoni militari di tiro, passano nel sangue, nello sperma."

Alla Prima Commissione d’Inchiesta Parlamentare Italiana la Dott.sa Gatti ha puntato il dito all’UI, non come killer, ma come mandante, ovvero nei tessuti dei soldati morti ad esempio nei Balcani non vi era traccia di radioattività e di UI, ma cosa peggiore vi erano nano particelle composta da tutti gli elementi che si erano fusi durante l’esplosione (3000° per proiettili all’UI), nell’impatto contro le corazze o bunker, con un fenomeno di vaporizzazione istantanea e risolidificazione dei materiali presenti nell’ambiente circostante l’esplosione.

In pratica una miscela di metalli e materiali vari fusi che divengono letali, dall’arsenico,al piombo, dall’uranio al mercurio. Un letale aerosol.

Il progetto di ricerca europeo al quale ha partecipato la dott.sa Gatti, circa la correlazione tra tumori  e nano particelle, ha individuato nel settore militare uno delle  più rischiose causa di nano patologie, dove tracce di metalli pesanti sono state riscontrate negli organismi dei militari reduci dai Balcani e dal Vicino Oriente.

Secondo studi condotti dal Medical Research Centre statunitense, organizzazione indipendente fondata nel 1997, ,quando  un proiettile all’UI colpisce un obiettivo, si sprigiona un finissimo aerosol formato nella maggior parte da ossidi di Uranio,e da particelle di 10 micron, che oltre a essere facilmente inalate, , sono sparse dal vento nell’ambiente circostante  ed anche a notevole distanza( In Puglia regione italiana di fronte ai Balcani, vi fu un aumento dei casi di leucemie proprio in concomitanza con gli attacchi Nato)

TEATRI OPERATIVI

Somalia Operazione Restore Hope 1992 -1993.

Operazione cosiddetta umanitaria , sotto mandato ONU, iniziata nel dicembre 1992  fino al maggio 1993. Nel momento di massimo sforzo vi hanno partecipato 30 mila soldato Usa,insieme a contingenti europei tra cui quello italiano per un massimo di 10 mila uomini.

Qui vi è stato l’uso di Uranio Impoverito da parte delle forze statunitensi , infatti come riporta in Italia l’On Falco Accame già Ufficiale di Marina e ora Presidente dell’Associazione Vittime Arruolati nelle Forza Armate, il Comando Logistico delle Forze Usa diramò una circolare interna nella quale erano previsti dei test sui soldati che avevano operato in Somalia in caso di esposizione prolungato al UI,cosa che invece fu ignorata dal Comando italiano. Emblematico il caso del Maresciallo Mandolini, che era stato capo della scorta del generale Loi comandante del contingente italiano in Somalia, che al ritorno dalle missione si ammalò,si curò a proprie spese in Germania,ma prima che potesse fare delle importanti dichiarazioni, fu assassinato  in circostanze poco chiare nel 1995 a Livorno.

Prima Guerra del Golfo

La prima guerra degli Stati Uniti e dei suoi Alleati contro l’Iraq che va dall’agosto 1990 al febbraio 1991, che vide impegnati circa 500 mila uomini( oltre a 100 mila soldati turchi dispiegati lungo il confine tra Turchia e Iraq) da parte della coalizione messa in piedi dagli Usa contro Saddam Huessein. Nome dell’Operazione nella fase preparativa “Instant Thunder”, poi divenuta “Desert Storm”.

In questa guerra l’uso di proiettili e bombe contenenti Uranio Impoverito fu massiccio (340 tonnellate,poco però rispetto a quello che avverrà nel 2003) e  gli effetti furono devastanti sia sulla popolazione civile irachena, sia sui militari della Coalizione Alleata, da qui venne coniato il termine di “ Sindrome del Golfo”.

Secondo studi condotti dal dott. James Howenstine, che da anni si occupa dello studio del cancro e dei vaccini,e che ha voluto fare una ricerca specifica sugli effetti della cosiddetta “ sindrome del Golfo” ecco alcuni dati: nel solo anno 2000  su un totale di 580.400 soldati impiegati nell’attacco all’Iraq nel 1991, a fronte di soli circa 7000 feriti sul campo, si hanno già 325 mila uomini disabili, ovvero il 56%,mentre già oggi si parla di oltre 320 mila morti.

Nel 2004 l’American Free Press sottolinea a titolo d’esempio che su 20 uomini impegnati in una unità in Iraq (Seconda guerra del Golfo), ben otto avevano sviluppato tumori, ovvero il 40% aveva sviluppato neoplasie in un arco di tempo di 16 mesi appena.

I figli dei veterani: si tace volutamente sulla sorte dei figli dei reduci di questa guerra. 251 soldati originari dello Stato del Mississippi, che prima della guerra avevano avuto figli normali,  hanno avuto nel 60% dei casi dopo il conflitto figli deformi e con gravi danni. Il Dipartimento della Difesa Usa nega la cosa, come per l’agente arancione in Vietnam.

A tal proposito l’allora Senatore  Usa  Paul  Wellstone dello Stato del Minnesota (morto in circostanze sospette in un incidente aereo nel 2002 durante la campagna elettorale - egli votò contro la guerra all’Iraq), rese pubblico il fatto che molti soldati dopo la guerra sono stati ridistribuiti in vari reparti, possibilmente lontani l’uno dall’altro ,in modo da impedire contatti tra di loro e possibili azioni di rivendicazione per i danni subiti.

Balcani- Bosnia-Kosovo -Serbia e Montenegro:

Qui le forze della Nato effettuarono operazioni militari su vasta scala a partire dal 1995, fino all’aggressione alla Serbia nel 1999. La Repubblica Serba fu attaccata nel 1999 con una campagna aerea che durò 78 giorni dal marzo 1999 al giugno 1999. Notevoli fuono i danni alle infrastrutture civili, l’aviazione della Nato colpì in prevalenza obiettivi civili, scuole, ospedali, ponti,ferrovie, fabbriche, utilizzando sia proiettili da 30 mm sparati dagli onnipresenti A 10, sia bombe con Uranio Impoverito.

GLI EFFETTI AMBIENTALI IN SERBIA- Guerra Chimica e Biologica

Nel mio recente viaggio in Serbia mi è stato confermato  da Dragan Mraovic – Ex Console Generale di Jugoslavia a Bari - che tale uso ha prodotto e sta producendo un aumento considerevole del numero delle leucemie tra i civili e militari, ma qui si aggiunge un elemento finora sottaciuto dalla grande stampa, la Serbia subì inoltre anche un attacco BIOLOGICO e Ambientale come vedremo in seguito.

Dei dati interessanti che  mi sono stati forniti sempre  da Dragan Mraovic:

Alla fine della guerra la Nato aveva distrutto ben 58 ponti, 76 fabbriche, 4 aeroporti civili, 2 sedi di televisioni, 17 alberghi, 54 tra chiese e monasteri, 4 cimiteri ortodossi, 31 ospedali, 90 tra scuole e facoltà universitarie di cui 53 scuole elementari, 19 asili, 25 mila abitazioni 15 parchi..oltre a strade, ferrovie, dighe, impianti elettrici, cantieri ecc. Sono state usate  oltre 37 mila bombe a grappolo( sub munizioni contenute in un involucro più grande) , vietate  dalle leggi internazionali e le bombe a sorpresa usate per uccidere i bambini, costruite a forma di giocattolo.

La tragedia dell’Uranio in Serbia:

Il Prof. Slobodan Cikaric, Presidente dell’Unione Serba per la Lotta contro il cancro afferma: Il numero di ammalati di tumore maligno nella Serbia è aumentato di circa 4 volte e mezzo rispetto all’inizio del secolo, basti pensare che solo nel 2005 sono morti 10 mila serbi. Nello stesso anno sono stati registrati circa 31.500 nuovo casi di malati di cancro e tale numero sta ancora crescendo, la causa secondo il prof. Cikaric sono le oltre 15 tonnellate di Uranio Impoverito che nel 1999 sono state lanciate contro la Serbia dalla Nato. Sempre secondo il Prof. Cikaric i malati di leucemia sono aumentati del 20%, ma gli effetti si avranno ancora per molti anni visto che l’uranio si distrugge dopo qualche miliardo di anni.

Il numero dei cancri all’utero è aumentato del 18% e l’età degli ammalati si abbassa con il trascorrere del tempo ed è sempre più alta la percentuale di donne di 30 anni ammalate, con una probabilità di sopravvivenza del 50%.

IL Prof.  Trifko Guzina, ex dirigente della Clinica urologica di Sarajevo dice:Sono un chirurgo esperto, ma non avevo mai visto le combinazioni di tumori maligni su due o tre organi indipendenti dello stesso paziente e nessuno di essi era una metastasi di uno dei tumore i maligni trovati..La causa sicuramente un fattore esterno al corpo…A mio avviso hanno usato anche il Plutonio (anche il Gen.Termentini avanza questo sospetto) sostanza altamente tossica che provoca subito la malignità…Ma a Bruxelles quando ho poetato i miei dati, la Nato non li ha presi in considerazione.

Nel Kosovo e Metohija la situazione più grave è  nella regione di Djakovoica (dove sono  stanziati i soldati italiani..considerati i probabilmente truppe coloniali) e  anche se non si hanno dati precisi  è ragionevole pensare ad una vera è propria catastrofe umanitaria considerando anche l’anclave serba di  Kosovska Mitrovica, dove i tumori sono aumentati del 200%. Tutto ciò è confermato da un grande numero di albanesi del Kosovo Metohija che vengono a curasi negli ospedali di Belgrado, dopo essere stati abbandonati dagli Usa e dall’Arabia Saudita.

Il 30 luglio 1999 , durante un convegno tenuto a Londra sull’UI e il cancro, il biologo sperimentale Roger Coghill, che dirige il Centro ricerche di Gwent in Galles,aveva  accusato il Ministero della Difesa Britannico di nascondere la verità biologica  sui danni dell’UI.

Roger Coghill  in quell’occasione aveva affermato che nelle provincia del Kosovo e  Metohija in Serbia , vi sarebbero stati 10 mila casi  in più di morti causati dal cancro e richiesto che fossero effettuati test radiologici in Serbia  ed esami per valutare la potenzialità della pericolosità dell’UI. L’UI ha colpito non solo la Serbia e i Balcani, ma anche l’Italia e l’Europa,le distanze sono brevi e la contaminazione c’è stata, anche se i governi tacciono. Il livello di radioattività è aumentato in Grecia(aumento del 25%) e Bulgaria( 8 volte maggiori del solito) e Italia, le cui coste distano appena 200 km  dalla ex Jugoslavia.

Guerra Batteriologica e Ambientale

Sempre da fonti serbe.

Lancio di parassiti come ad esempio lumache giganti di colore arancio-bruno che divorano tutto, con lo scopo ben preciso di infliggere danni all’agricoltura e quindi indurre la popolazione a piegarsi, danni che perdurano tutt’ora a distanza di anni.

Il Prof. Milovan Purenovic della divisione di Fisica  della Facoltà di Scienze Matematiche e Naturali di Nis ci dice: “ la Nato ha usato armi chimiche per modificare il clima, e rendere il cielo pulito dalle nuvole, contemporaneamente è aumentata la siccità in questi anni, la quale progredisce invece di diminuire, creando  danni notevoli alla culture”.

ECO - DISASTRO A PANCEVO conseguenze sulla salute della popolazione
Mirjan Nadrljanski, Studente di Medicina

A Pancevo, cittadina a poca distanza dalla capitale Belgrado, si è poi consumato un vero e proprio genocidio chimico. Essendo sede di importanti fabbriche petrolchimiche, Pancevo ha subito attacchi indiscriminati  24 marzo /8 giugno 1999, che hanno causato un ecatombe ambientale senza precedenti. In pochi secondi gli attacchi hanno fatto si che dal complesso petrolchimico si sprigionasse un densa nube tossica dagli effetti letali, una nebbia spessa e grigiastra contenente concentrazioni elevate di idrossido di sodio diossina.-acido cromico-acido nitrico-acido fluoridrico-cloruro di etilene che è paragonato ai gas tossici della Prima Guerra Mondiale come ad esempio il fosgene.

Nella zona sono aumentati i casi di aborti spontanei, difetti nei nascituri, leucemie e tumori vari.

Colpiti soprattutto i bambini perché i loro polmoni non sono ancora completamente sviluppati,respirano più velocemente e stanno di più all’aperto.

Il Danubio

Il Ministero delle Acque, Foreste e Tutela Ambientale della vicina Romania, ha registrato elevate concentrazioni di metalli pesanti tossici: rame, cadmio, piombo e cromo. I livelli di zinco ha raggiunto un picco a 55 volte il livello ammesso.

Afghanistan Enduring Freedom:

Iniziata nell’ottobre 2001 e ancora in corso,parallelamente alla missione ISAF a guida Nato, come risposta agli auto attentati dell’11 settembre 2001 sul suolo statunitense.

Per questi teatro operativo,che vede ogni giorno di più profilarsi lo spettro del Viet Nam per le forze Alleate, si parla di circa 1000 tonnellate di uranio impoverito che s trova disperso sul terreno afghano. I bombardamenti in quota e gli attacchi al suolo hanno visto l’impiego anche qui di bombe e proiettili all’UI.

Seconda Guerra del Golfo-2003-2010

Denominata” Iraqi Freedom” inizia il 20 marzo del 2003 con un massiccio attacco aereo e con missili da crociera Tomahawk.Un rapporto dell’Opinion Research Business del gennaio 2008 stimava in oltre 1 milione i civili uccisi, mentre l’Onu indica in circa 4 milioni gli sfollati.

Cifre impressionanti a cui non è estranea la presenza di Uranio Impoverito nella armi impiegate contro l’Iraq, dove si parla di 2000-3000  tonnellate di questo materiale pensante  presente sul suolo della nazione araba.

LIBANO 2006

L’attacco portato dalle forze sioniste al Libano nell’agosto del 2006 ,provoca gravi danni alla nazione dei cedri,anche se c’è da registrate una prima battuta d’arresto delle forse armate di Tel Aviv che subiscono gravi perdite da parte delle forze di Hezbollah.

In un indagine condotta dal quotidiano Indipendent  nel 2006 si ponevano seri interrogativi sul ritrovamento di tracce chimiche sull’uso di armi con Uranio, nelle zone di guerra di Khiam e At-Tiri, teatri di violenti combattimenti, anche se sempre nello stesso articolo il prof.Chris Bellamy, docente di scienza e dottrina militare lancia l’ipotesi che poteva trattarsi invece di Uranio Arricchito, quello cioè presente negli ordigni nucleari, una sorta di bomba sperimentale,questo nella peggiore delle ipotesi. Israele ovviamente a suo tempo negò tutto. Anche il Programma delle NU sull’ambiente stava indagando in quel periodo sull’uso di munizioni all’UI  e il segretario scientifico di allora rivelò che in alcuni campioni prelevati nel Sud del Libano vi erano presenti tracce di UI, po la cosa si fermò qui…

Gaza-Operazione Piombo Fuso-2008-2009

Durante l’attacco sionista contro Gaza a fine 2008, tutta la stampa Occidentale enfatizzò l’utilizzo da parte di Hamas di qualche missile Kassan, arma artigianale e  rozza, tacendo sulle bombe a guida laser GBU 39 con penetratore all’Uranio fornite dagli Usa all’aviazione di Tel Aviv.

Tzahal ne fece un uso indiscriminato, assieme al fosforo bianco e alle nuove bombe DIME-Dense Inert Metal Explosive, quelle che si frantumano a  1 metro  da terra e sprigionano una nube di polvere di tungsteno,che frantuma ogni ostacolo al suo passaggio, lasciando però intatti gli edifici. Particelle che sono con ogni probabilità cancerogene.

LIBIA

E’ oramai sicuro l’uso di bombe e proiettili contenenti UI oggi nell’attacco contro la Libia da parte di Francia-Gran Bretagna e Usa con il sostegno NATO. Il Ministro della difesa britannico Liam Fox ha dichiarato che gli Alleati sono liberi di usare , se lo decideranno, armi all’UI.Il quale ha ribadito che attualmente non vi sono espressi divieti internazionali o in base al Diritto umanitario. Anche gli Usa,pur negando l’utilizzo di armi al Du , si riserva la facoltà di poterle usare. Nel frattempo, il giornalista della emittente  venezuelana Radio del Sur, Bassen Tajeldine, ha riportato la notizie che  una squadra scientifica sarebbe in Libia per indagare  sui livelli di radiazioni presenti nelle zone bombardate..Oggi sappiamo che i bombardamenti indiscriminati continuano con aerei e elicotteri

CONCLUSIONE

Il bilancio come abbiamo visto è tragico e anche se la maggior parte dei mass media tacciono e i governi interessati fanno di tutto per metter il bavaglio ai militari colpiti, alle famiglie  e ai civili, la verità si sta facendo strada a piccoli passi. Credo che sia importante qui oggi chiedere la messa al bando di tutte le armi distruttive di massa, includendo l’Ui, che può figurare benissimo tra di essa oramai, senza alcuna ombra di dubbio.

Leggendo  i famoso libro la “Grande scacchiera: la supremazia americana e i suoi obiettivi geostrategici” di Brezinski,politologo e esperto di geopolitica Usa,che vede nel Vicino Oriente uno dei terreni di scontro tra la talassocrazia statunitense e le potenze euroasiatiche sorge il dubbio , così come affermato dal capitano delle Forze Speciali Usa in Viet Nam  John McCarthy ( impegnato da anni nel denunciare i crimini di guerra e le aggressioni compiute dagli Usa), che l’uso massiccio di Ui corrisponda ad una strategia pianificata a tavolino, rendere inospitale un vasto territorio  e colpire per centinaia di anni la sua popolazione.

Fonte Europeanphoenix


La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.luogocomune.net/

26 settembre 2011

"Cancro e febbre? Colpa delle emozioni"

Dal raffreddore al cancro, sono le emozioni a provocare quelle che chiamiamo malattie. Per curarle non serve necessariamente un farmaco o il bisturi. Dietro questa teoria, che è un autentico terremoto, c'è un medico tedesco radiato dall'Ordine e attualmente latitante in Norvegia. Alcuni dicono sia un pazzo, altri un genio. 

«Bisognerebbe fargli un monumento», sostiene Maurizio Corona, odontoiatra, agopuntore, teorico della psico-bio-genealogia. Figura tra i pochissimi medici italiani che seguono, con entusiamo e convinzione, la ricetta di Rike Geerd Hamer (nella foto). Indifferenti ai fulmini della medicina tradizionale.

Tutta colpa delle emozioni?

«Viviamo di emozioni. Noi e gli animali. Senza, saremmo morti. È vero che possono giocarci brutti scherzi ma solo quando ci allontaniamo da noi stessi per imboccare strade o modi di essere che non ci sono congeniali né ci appaiono autentici».

La malattia non esiste, dice Hamer.

«Esiste eccome. Ma non per le cause generiche che di solito indichiamo: batteri, virus, eccetera. Altrimenti qualcuno dovrebbe spiegarmi perché l'epidemia di Spagnola, che colpì il mondo tra il 1916 e il 1919, uccise solo cinque milioni di persone e non l'intero pianeta».

Domenica 25 settembre 2011

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito  http://www.unionesarda.it/

Esenzione canone Rai 2011, i disabili dovranno pagarlo.


Esenzione canone Rai 2011, ecco come fare pure per il rimborso

Niente inglobamento nella bolletta Enel, almeno per l'anno 2011, del canone Rai Tv. Il disegno di legge non è ancora stato approvato e così i cittadini dovranno pagare la tassa televisiva nei modi tradizionali, tra l'altro con un aumento di 1,50 euro per un totale di 110,50 euro. Così niente da pagare, automaticamente, all'interno della bolletta Enel così come era stato annunciato mesi fa.

L'esenzione è confermata per gli anziani over 75 ma non, come falsamente asserito da persone male informate, per gli invalidi.  Purtroppo non è previsto nulla del genere come dice la legge 601 del 1973: "La legge non prevede, a favore delle persone disabili, ipotesi di esonero dal pagamento del canone di abbonamento, infatti dal 01/01/74 tale esenzione è stata abrogata ai sensi dell’art. 42 del D.P.R. 29/9/73 n. 601".

Ecco, invece, come dovranno procedere gli anziani oltre i 75 anni di età per evitare di pagare questo obolo (definito erroneamente e furbescamente "abbonamento") così odiato dagli italiani.

Per avere diritto all’esenzione anziani dal canone TV bisogna:
- aver compiuto 75 anni entro il termine di pagamento del canone;
- non convivere con altri soggetti diversi dal coniuge titolare di reddito proprio;
- possedere un reddito che unitamente a quello del proprio coniuge convivente non sia superiore complessivamente a 516,46 euro per tredici mensilita’ (euro 6.713,98 annui).

Come calcolare il reddito per l’esenzione canone Rai

Come è possibile leggere sul sito della stessa azienda della TV pubblica, per reddito si deve intendere:
- la somma del reddito imponibile (al netto degli oneri deducibili) risultante dalla dichiarazione presentata per l’anno precedente;
- per gli esonerati dalla presentazione della dichiarazione, si assume a riferimento il reddito indicato nel modello Cud;
- i redditi soggetti ad imposta sostitutiva o ritenuta a titolo di imposta come, ad esempio, gli interessi maturati su depositi bancari, postali, Bot, Cct e altri titoli di Stato, nonché i proventi di quote di investimenti;
- le retribuzioni corrisposte da enti o organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari e missioni, quelle corrisposte dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da essa e dagli enti centrali della Chiesa cattolica;
- i redditi di fonte estera non tassati in Italia.

Redditi esclusi dal calcolo

Sono esclusi dal calcolo:
- i redditi esenti da Irpef (pensioni di guerra, rendite Inail, pensioni erogate ad invalidi civili);
- il reddito dell’abitazione principale e relative pertinenze;
- i trattamenti di fine rapporto e relative anticipazioni;
- altri redditi assoggettati a tassazione separata.

I cittadini interessati possono rivolgersi agli uffici dell’Agenzia per compilare e inviare il modulo di richiesta - pdf di esenzione. Si tratta di una dichiarazione sostitutiva, accompagnata da un documento di identità, che attesta il possesso dei requisiti necessari.
Chi fruisce dell’esenzione per la prima volta deve presentare la richiesta entro il 30 aprile; per coloro che intendono invece beneficiarne a partire dal secondo semestre, la scadenza è fissata al 31 luglio. Negli anni successivi non è necessario presentare ulteriori dichiarazioni per continuare ad avvalersi dell’agevolazione. Relativamente al 2010, la richiesta può essere presentata fino al prossimo 30 novembre.
Chi, infine, nel corso dell’anno attiva per la prima volta un abbonamento al servizio radiotelevisivo, deve inviare la richiesta di esenzione entro 60 giorni dalla data in cui sorge l’obbligo di pagare il canone.

Coloro che hanno già pagato il canone per gli anni 2008, 2009 e 2010 possono chiederne il rimborso tramite il modello - pdf disponibile anche presso gli uffici dell’Agenzia, accompagnato dalla dichiarazione sostitutiva che attesta il possesso dei requisiti.

Esenzioni varie canone Rai

La Rai ha previsto anche altri tipi di esenzioni:
- militari stranieri appartenenti alle forze armate Nato di stanza in Italia; chi si trova in questa posizione deve scrivere al Sat Sportello Abbonamenti TV, allegando una dichiarazione del Comando da cui dipende o un’autocertificazione con fotocopia del documento di identità che attesta l’appartenenza alle Forze Nato;
- personale diplomatico presso ambasciate straniere in Italia, al servizio di paesi presso i quali i diplomatici italiani sono esonerati dal pagamento del canone Tv; ospedali militari, case del soldato e sale convegno per militari.

I cittadini interessati possono rivolgersi agli uffici dell’Agenzia per compilare e inviare il modulo di richiesta - pdf di esenzione. Si tratta di una dichiarazione sostitutiva, accompagnata da un documento di identità, che attesta il possesso dei requisiti necessari.

Chi fruisce dell’esenzione per la prima volta deve presentare la richiesta entro il 30 aprile; per coloro che intendono invece beneficiarne a partire dal secondo semestre, la scadenza è fissata al 31 luglio. Negli anni successivi non è necessario presentare ulteriori dichiarazioni per continuare ad avvalersi dell’agevolazione. Relativamente al 2010, la richiesta può essere presentata fino al prossimo 30 novembre.

Chi, infine, nel corso dell’anno attiva per la prima volta un abbonamento al servizio radiotelevisivo, deve inviare la richiesta di esenzione entro 60 giorni dalla data in cui sorge l’obbligo di pagare il canone.

Coloro che hanno già pagato il canone per gli anni 2008, 2009 e 2010 possono chiederne il rimborso tramite il modello - pdf disponibile anche presso gli uffici dell’Agenzia, accompagnato dalla dichiarazione sostitutiva che attesta il possesso dei requisiti.

Un’altra novità riguarda la possibilità, per tutti gli over 75 entro i 18mila euro di reddito nell’anno precedente, di pagare il canone Rai a rate: sarà prelevato direttamente dalla pensione in undici rate senza interessi senza fare la fila negli uffici postali.

Attenzione:
Si ricorda che la dichiarazione sostitutiva di esonero e l’istanza di rimborso dal pagamento del canone Rai potranno alternativamente

* essere spedite a mezzo del servizio postale in plico raccomandato, senza busta, al seguente indirizzo:
Agenzia delle Entrate – Ufficio Torino 1 Sat – Sportello abbonamenti tv – Corso Bolzano 30 - 10121 – Torino
* essere consegnate dall’interessato presso un qualsiasi ufficio territoriale dell'Agenzia delle Entrate.

Per maggiori informazioni chiamate direttamente la RAI ai seguenti numeri 06-87408197 oppure da cellulare ma non è assolutamente conveniente al 199.123.000.

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.laltraagrigento.it/

25 settembre 2011

Al via i Global Games 2011.


Domani, Lunedì 26 Settembre, a Genova partiranno i Global Games 2011, i Mondiali Inas per atleti con disabilità intellettivo - relazionali. La manifestazione porterà in Liguria circa 1200 persone provenienti da 36 nazioni. Otto le discipline in cui gli atleti si sfideranno negli impianti delle seguenti città della Liguria: Loano (nuoto, basket, tennis), Imperia (atletica leggera, futsal), Cogoleto (canottaggio indoor), Varazze (tennis tavolo), Prà (canottaggio), Casella (ciclismo). I Global Games assegneranno il lascia passare per le Paraolimpiadi di Londra 2012 nelle discipline del nuoto e dell’atletica leggera.
Da segnalare che il cantante Gino Paoli sarà l'ospite d'onore dell'evento, mentre Marco Rossi (capitano del Genoa), Angelo Palombo (capitano della Sampdoria) e Silvia Salis (madrina della manifestazione e olimpionica di atletica leggera) porteranno la fiaccola per dare il via ufficiale alla manifestazione.

24 settembre 2011

Sla, identificato un nuovo gene responsabile della malattia

Identificato un nuovo gene, principale responsabile della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) 

Roma 21 Settembre 2011

È stato identificato un nuovo gene, principale responsabile della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) familiare e sporadica. Da circa 10 anni i laboratori di tutto il mondo stavano tentando di identificare il gene di cui era nota solo la localizzazione a livello del cromosoma 9.

Lo studio (pubblicato dopo appena due settimane), sulla rivista Neuron, è stato condotto da ricercatori italiani del:

- centro Sla delle Molinette;

- Università cattolica del Sacro Cuore;

- Università di Cagliari, assieme a un gruppo del Laboratorio di Neurogenetica del National Institutes of Health.

L’analisi su 268 casi familiari di SLA americani, tedeschi ed italiani e 402 casi familiari e sporadici di SLA finlandesi ha permesso di scoprire che il 38% dei casi familiari e circa il 20% dei casi sporadici erano portatori di un’alterazione di uno specifico gene (lo c9orf72).

Un altro piccolo passo in avanti.

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.aislasardegna.it/

Pass falso, 4 mesi di pena o multa da 10mila euro


PAVIA – Per mesi, secondo l’accusa, avrebbe utilizzato un pass invalidi contraffatto, per parcheggiare senza problemi vicino al suo bar, nei pressi di piazza Petrarca. Una scappatoia che, comunque vada, costerà cara a Mario G., 40 anni di Pavia. Un decreto penale di condanna emesso dal magistrato lo costringe infatti a scegliere: scontare 4 mesi di pena o pagare 10mila euro di multa.
L’uomo, che ha già fatto opposizione attraverso l’avvocato Yuri Lissandrin chiedendo di patteggiare la pena, ha escluso la seconda opzione. Il 40enne non immaginava certo che quell’abuso, contestatogli qualche mese fa dai vigili urbani durante un controllo nel centro di Pavia, gli avrebbe procurato tanti guai. E soprattutto non pensava che gli venisse chiesto di pagare una cifra così alta. Ma nell’atto giudiziario non c’è nessun errore: la multa, alternativa ai 4 mesi, è stata calcolata moltiplicando la cifra di 250 euro per ogni giorno di pena, come prevede la legge. A ottobre ci sarà l’udienza e il giudice deciderà se accogliere la sua richiesta di patteggiamento.
Il 40enne era finito nella rete dei controlli dei vigili urbani in primavera. Gli agenti avevano notato che c’era spesso un’automobile parcheggiata in via XX Settembre con un contrassegno per invalidi sul cruscotto. Così hanno voluto vederci chiaro. E’ bastata una verifica per constatare che il numero di quel permesso esisteva davvero, ma era intestato a un’altra persona. Così hanno aspettato il conducente e gli hanno chiesto di potere vedere il contrassegno. Che è risultato essere solo una fotocopia di un pass autentico. Una fotocopia, tuttavia, particolarmente accurata, fatta probabilmente con uno scanner, forata e poi plastificata. Una replica dell’originale che avrebbe potuto ingannare chiunque. Dopo il sequestro del permesso, è scattata così la denuncia penale per falso materiale.
Di casi simili, con relativa segnalazione in procura, ce ne sono stati solo quest’anno 14. L’ultimo pochi giorni fa: un ingegnere sessantenne di Pavia è stato pizzicato dai vigili con la sua Mercedes in Strada Nuova. Aveva sul cruscotto un permesso per invalidi fotocopiato dall’originale intestato all’anziana madre. Il giudice deve ancora fare le sue valutazioni, anche se questi casi si traducono, in buona parte, in patteggiamenti.
Ma c’è anche chi preferisce affrontare un processo pubblico. Come il giovane di 27 anni di Pavia che aveva fotocopiato il pass della nonna e lo aveva usato per parcheggiare in centro. Il ragazzo è stato condannato a luglio dal giudice a 2 mesi e 20 giorni di reclusione. Il suo avvocato aveva cercato di far derubricare il reato a semplice illecito amministrativo sulla base del ragionamento che «un pass fotocopiato non può essere considerato falso». Ma il giudice non ha condiviso il ragionamento. Ed è certo che, qualora fossero provati i fatti, anche le altre eventuali denunce sui falsi permessi che approderanno in tribunale, avranno poche possibilità di essere cancellate. [...]

Fonte: la Provincia Pavese – 23 settembre 2011

Manovra bis, Regioni: “Nel 2012 dimezzate risorse servizi sociali”


ROMA – “Nel 2012, con forte incertezza anche per gli anni che seguono, le risorse per i servizi sociali saranno dimezzate: non solo per la mancanza dei finanziamenti nazionali, ma per i pesanti tagli effettuati ai bilanci regionali e comunali”. Lo affermano in un documento gli assessori regionali e comunali alle Politiche Sociali e Sindaci.

Dal 2010 tra Regioni e Comuni, affermano gli amministratori, “sono stati eliminati oltre 10 miliardi a cui si aggiungono quelli dei Ministeri che contengono anche spese finalizzate per servizi sociali e altre attivita’ come il trasporto locale, il sostegno agli affitti”.

“Il mancato rifinanziamento del Fondo per le ‘Non Autosufficienze’ – si legge nel documento – ha tolto benefici ad oltre 50 mila anziani cosi’ come i tagli subiti al Fondo Minori e Famiglie, impediranno la conservazione dei benefici in atto: almeno 20 mila nuovi nati non avranno la possibilita’ di entrare nei nidi di infanzia o di avere servizi dedicati”. In sintesi, i tagli alle Politiche Sociali produrranno “impoverimento delle famiglie, particolarmente quelle con figli; Eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne con grossi problemi per le famiglie e per le donne lavoratrici; Diminuzione delle prestazioni per i disabili; Riduzione dell’assistenza domiciliare e residenziale agli anziani e ai non autosufficienti per i quali saranno diminuiti anche i supporti per il lavoro di cura privato, con l’aumento di uso inappropriato del Pronto Soccorso e di posti ospedalieri; Ricaduta sui Lea sociosanitari delle limitazioni alla spesa sanitaria, che con l’aggravio dei tagli al sociale, avra’ diretta influenza sui costi dei servizi integrati per minori, disabili e anziani; Impossibilita’ a avviare strutture costruite ex novo o riattivate; Estrema criticita’ a collegare misure di supporto sociale agli interventi per l’avvio al lavoro; Aumento delle marginalita’ che andra’ ad influire sull’incremento del disadattamento e della criminalita”‘.

“Le conseguenze dei tagli – concludono gli amministratori – non fanno altro che aggravare la situazione gia’ descritta nel quadro socio-economico, senza trascurare che i servizi sociali sono anche fonte produttiva e quindi, posti di lavoro che si cancellano. Ai tagli, va aggiunto anche il DDL di delega su Fisco e Assistenza che, particolarmente per la parte dell’assistenza richiede un profonda revisione attraverso un metodo condiviso tra i livelli istituzionali arricchito dal dibattito parlamentare. Continuare a tagliare indiscriminatamente senza valutare il quadro di insieme significa continuare a penalizzare i cittadini piu’ fragili ed in particolare le famiglie”.

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito www.asca.it

23 settembre 2011

Case farmaceutiche: "unico interesse i profitti".


Case farmaceutiche: "unico interesse i profitti". Le confessioni di un ex dirigente.

Gwen Olsen, una ex rappresentante di prodotti farmaceutici, sta usando la sua personale esperienza e conoscenza di addetta ai lavori per girare le carte delle case farmaceutiche e svelare alla gente l’inquietante e scoraggiante verità sull’industria altamente corrotta: è disposta a sacrificare la salute e la vita dei consumatori in nome del profitto. Gwen, vincitrice del premio per i diritti umani nel 2007, è un’attivista dedicata nel campo della salute mentale, relatrice e scrittrice impegnata nella difesa dei bambini e della salute mentale; la sua specializzazione include la promozione della cessazione in America dell’eccessiva somministrazione di farmaci a bambini e adolescenti. È difficile immaginare che questa stessa donna è stata un informatore farmaceutico di successo per più di 15 anni, lavorando per molti dei grandi produttori del settore.

“Venivamo addestrati a disinformare le persone” ha detto Gwen.
Ora in una ricerca personale e appassionata per sensibilizzare quante più persone possibile sull’inganno dell’industria farmaceutica, Gwen sottolinea le sue preoccupazioni circa l’uso sempre più diffuso di farmaci da prescrizione e gli effetti letali che questi farmaci possono avere. “Non esiste una cosa come un farmaco sicuro” ha detto Gwen in una video-intervista.
Le stupefacenti rivelazioni di Gwen in un’altra intervista video su NaturalNews dissipano il mito delle case farmaceutiche impegnate nella guarigione o nella cura delle malattie — in verità, l’industria farmaceutica è attiva nel regolare la malattia, gestirne i sintomi e tenere le persone intrappolate in un ciclo letale di dipendenza chimica.

Nel video Gwen spiega che i farmaci — in particolare i farmaci psichiatrici — sono destinati a stimolare le persone a rimanere clienti dell’industria farmaceutica. Dopo tutto, se le case farmaceutiche sono impegnate nel promuovere la cura delle malattie, agire diversamente significherebbe tagliarsi fuori dal mercato.

“Non voglio che le persone pensino che io sia una teorica della cospirazione, perché in realtà, non c’è nessuna teoria dietro quello che sto dicendo, è tutto dimostrabile… tutto quello che sto affermando è dimostrabile ed è che l’industria farmaceutica non vuole curare le persone”.
Il Riformatore di Prescrizioni Mediche ha recentemente pubblicato un libro: “Confessioni di un Pusher di farmaci su prescrizione medica“, che mette a disposizione la considerevole conoscenza di addetta ai lavori sui gravi pericoli che la menzogna e la disinformazione, nel gioco dell’industria farmaceutica, hanno messo a repentaglio vite. Il suo libro presenta molte rivelazioni, alcune profondamente personali, su cosa lei ha scoperto e osservato nel corso della sua carriera con l’industria farmaceutica, durante la quale lei è stata incoraggiata a minimizzare gli effetti collaterali dei farmaci che vendeva quando parlava coi medici.
“Confessioni di un Pusher di farmaci su prescrizione medica” è il campanello d’allarme straordinariamente diretto e indispensabile sul fallace sistema sanitario americano, che è — a buon diritto — attualmente classificato ultimo tra quelli di 19 nazioni industrializzate in tutto il mondo. Potete leggere di più sul libro sul sito di Gwen.
Come il libro di Gwen rivela ai lettori, più di 180.000 persone muoiono ogni anno a causa degli effetti collaterali dei farmaci in circolazione. “Quando un farmaco viene approvato e raggiunge la popolazione in generale, non conosciamo nemmeno il 50% degli effetti collaterali coinvolti” spiega Gwen. In questo panorama desolante rivestono un ruolo speciale gli psicofarmaci: la soggettività delle diagnosi psichiatriche e la mancanza di test clinici obiettivi fanno si che non sia richiesta nessuna prova medica per prescriverli. Questo amplia notevolmente la popolazione dei potenziali pazienti, consentendo alle case farmaceutiche un vantaggio lucrativo grazie a un pubblico sempre più “malato” e “curato” con farmaci.
Come è nato il Riformatore di Prescrizioni Mediche

Gwen si è auto-proclamata “Riformatore di Prescrizioni Mediche“, termine da lei stessa coniato, sviluppatosi non solo da vaste esperienze personali ottenute nel corso degli anni che ha trascorso al servizio delle principali aziende farmaceutiche, ma soprattutto da un evento sconvolgente che si è verificato all’interno della sua famiglia.

La salute della nipote di Gwen, Megan Blanchard, una brillante studentessa di medicina, si deteriorò rapidamente a causa dell’insorgere della dipendenza da farmaci, astinenza, malattia mentale e depressione. Questa dolorosa sofferenza ha portato all’infelice e tragico suicidio di Meg e Gwen ha rapidamente capito che sua nipote non era la prima a soffrire per le dolorose conseguenze da farmaci prescritti tramite ricetta medica, né tanto meno sarebbe stata l’ultima. Nel suo libro Gwen scrive: “E’ di compassione che Meg aveva davvero bisogno, non di più farmaci“.
“Ci sono migliaia e migliaia di persone come lei là fuori che hanno bisogno di una voce che dica loro la verità” ha detto Gwen. “Io voglio essere quella voce.”
La delusione di Gwen sull’industria, la sua rabbia, per l’elevata falsità e disinformazione di cui è stata testimone all’interno della proficua alleanza tra medici e case farmaceutiche, la portò a uscire dalle vendite farmaceutiche e a perseguire una nuova vocazione: diffondere la verità.
“Sono stata usata per quel gioco, sono stata letteralmente la pedina in prima linea, danneggiando persone — involontariamente — ma ero responsabile, e ho un dovere per quello ora” ha affermato Gwen.

Gwen ora ha fatto di quello il suo obbligo morale, o ciò che lei ha etichettato come la sua “vocazione spirituale”: educare gli altri su che cosa lei ha duramente imparato sull’enorme quantità di farmaci nocivi prescritti ad una popolazione di creduloni.
NaturalNews – 12 luglio 2011

Nota del CCHR: sia Gwen Olsen che Mike Adams, fondatore di NaturalNews.com sono i stati premiati dal CCHR per il loro lavoro nel campo dei diritti umani.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda: informarsi attentamente, non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, richiedere accurate analisi mediche e avvalersi sempre di un medico se si decide di smettere di assumere terapie a base di psicofarmaci. Il cittadino ha il diritto di richiedere l’applicazione del consenso informato e i medici devono informare, codice di deontologia medica art. 33, 34 e 35, inoltre è possibile segnalare le reazioni avverse ai farmaci compilando l’apposito modulo ed indirizzandolo al responsabile di farmacovigilanza della propria zona, come indicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco.

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.nocensura.com/

Ecco la lista dei politici gay omofobi

(Nichi Vendola, Governatore della Puglia, dichiaratamente gay)

Lo avevano promesso e alle 10 di stamane hanno mantenuto la promessa. L'attesissima lista dei 10 insospettabili politici italiani, da sempre in prima linea contro i diritti degli omosessuali, è online da una mezzoretta. L'iniziativa presa dal blog "listaouting" ne siamo certi, farà molto discutere e scatenerà un sacco di polemiche. L'iniziativa «nasce per riportare un po' di giustizia in un paese dove ci sono persone non hanno alcun tipo di difesa rispetto agli insulti e gli attacchi quotidiani da parte di una classe politica ipocrita e cattiva». La lista è «uno strumento politico duro ma giusto» per «far comprendere chiaramente come nel Parlamento italiano» perduri «la regola dell'ipocrisia e della discriminazione». A questa lista si annuncia su «listaouting» potrebbero seguirne altre nei prossimi giorni: politici, ecclesiastici e personaggi dell'informazione.

Ecco la lista pubblicata sul sito http://listaouting.wordpress.com/


1.    FERDINANDO ADORNATO
2.    MARIO BACCINI
3.    PAOLO BONAIUTI
4.    ROBERTO CALDEROLI
5.    MASSIMO CORSARO
6.    ROBERTO FORMIGONI
7.    MAURIZIO GASPARRI
8.    GIANNI LETTA
9.    MARCO MILANESE
10. LUCA VOLONTE’

Che ne pensate?

"L'Italia adotti il contrassegno europeo per disabili”


“L’Italia resta indietro anche per la tutela dei disabili. Nonostante svariate sollecitazioni da parte degli organismi UE competenti, i disabili italiani continuano ad essere discriminati all’estero nel caso in cui debbano parcheggiare il loro veicolo, poiché non dispongono del contrassegno europeo da esporre. Per questo ci siamo rivolti alla Commissione Europea, per avere chiarimenti in merito.” Dichiararono i parlamentari italiani liberaldemocratici Vincenzo Iovine, Giommaria Uggias e Niccolò Rinaldi a seguito dell’interrogazione scritta presentata il mese scorso sulla mancata emissione del contrassegno di parcheggio europeo.
Già dal 1998, la maggior parte degli stati europei ha adottato un contrassegno europeo che permette ai disabili degli Stati Membri di esercitare il loro diritto alla mobilità, consentendo ad un disabile che ha diritto a particolari agevolazioni nel paese in cui risiede di beneficiare di tali facilitazioni anche negli altri paesi dell’Ue. Spetta agli Stati membri rilasciare il contrassegno, in base alla definizione di disabilità di ciascun cittadino e secondo le modalità da essi prescelte.
La risposta all’interrogazione, giunta da parte della Commissaria Viviane Reading, é chiara: l’Italia non ha ancora concretamente messo in atto la modifica del contrassegno di parcheggio per le persone con handicap adattandolo al modello raccomandato dal Consiglio Europeo.
“Volgiamo quindi un appello – concludono i tre europarlamentari dell’ALDE – affinché tale modello venga adottato e i cittadini italiani disabili non siano più discriminati.”

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.caserta24ore.it/

22 settembre 2011

Salute: Alzheimer, celebrata la XVIII Giornata mondiale


Un milione i malati nel nostro Paese, di cui 80mila solo a Roma. La richiesta delle associazioni dei familiari: un piano regionale che coordini l’intervento a rete di tutti i soggetti coinvolti nell’assistenza

di Massimo Angeli

Vittorio ha l’Alzheimer. Consapevole d’essere malato, accetta di essere ripreso. Spiega d’essere «abbacchiato, perché sente confusione in testa»; parla con la sua immagine allo specchio chiamandola «papà»; impreca contro nemici invisibili; ride felice bevendo il chinotto o piange perché «vogliono uccidere la mamma». Ed è sempre Vittorio a fare la presentazione del più fidato dei suoi amici immaginari, Capitan Pistone «capo della polizia e dei carabinieri».

“Vittorio, Capitan Pistone … e tutti gli altri” è il titolo del documentario presentato mercoledì 21 settembre, nella Sala Di Liegro di Palazzo Valentini, in occasione della XVIII Giornata mondiale dell’Alzheimer. Autrice del documentario Mara Consoli, figlia di Vittorio e regista televisiva (nella foto con il padre). «Ho impiegato quasi sei anni per realizzare questo documentario - spiega Consoli -, convinta che la storia di mio padre, come quella di Pina, Massimo, Rinaldo, Eva e tutti gli altri, abbia un senso solo se non la si consegna all’oblio. La memoria è un patrimonio al quale attingiamo per immaginare e costruire un futuro migliore – continua -. E una società migliore e quella che non dimentica, nemmeno chi è vecchio, malato, bisognoso». Con garbo e passione, Consoli intreccia la storia di suo padre con le testimonianze di persone che hanno, o hanno avuto, familiari affetti da Alzheimer. Il risultato è un diario di viaggio che mostra il progressivo spaesamento di malati e familiari, abbandonati a loro stessi nella quasi totale mancanza di informazioni, strutture ed aiuto.

I malati di Alzheimer, e di altre demenze, sono circa 36 milioni nel mondo, un milione nel nostro Paese, di cui 80mila nella sola città di Roma. Numeri destinati ad aumentare drammaticamente nel giro di pochi anni. «Preoccupati per l’aumento dei costi delle cure a lungo termine della demenza, i governi dovrebbero spendere ora per risparmiare più tardi», spiega Giacomo Maria Salmucci, della Federazione Alzheimer Italia. «Diagnosi tempestive potrebbero far risparmiare fino a 10mila dollari a malato, come valuta il Rapporto Mondiale Alzheimer 2011, mentre un’assistenza domiciliare ad hoc potrebbe evitare ricoveri impropri e dare sollievo ai familiari, su cui gravano costi diretti ed indiretti che arrivano fino a 27 – 28mila euro l’anno».

Altra richiesta delle associazioni dei familiari è la predisposizione di un Piano Regionale Alzheimer, nel quale inserire i malati appena ricevuta la diagnosi. «Un piano che detti i tempi per l’assistenza domiciliare, l’ingresso nei centri diurni o nelle Rsa, e che coordini l’intervento a rete di tutti i soggetti coinvolti nell’assistenza al malato».

Istituita nel 1994 dall´Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall´Alzheimer´s disease international (Adi), la Giornata mondiale dell’alzheimer si celebra il 21 settembre in tutto il mondo. Testimonia la crescita di un movimento internazionale che vuole creare una coscienza pubblica sugli enormi problemi provocati da questa malattia. Ogni anno riunisce in tutto il mondo malati, familiari e associazioni.

22 settembre 2011

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.romasette.it/

La Sardegna è la Regione più solidale d'Italia



Numeri da primato, organizzazione, formazione e competenza. Attività in tutti i settori. Oltre dieci milioni di ore di lavoro regalate alla comunità.

La Sardegna è in testa nella classifica nazionale della solidarietà: centomila volontari e 1612 associazioni, una ogni mille abitanti. Isola da record per quantità ma anche per qualità. Superata la malattia infantile dello spontaneismo, in oltre trent'anni, la generosità si è fatta sistema, organizzato, attrezzato, competente.
Sono mille le palestre in cui si allena il buon cuore. Davanti al grande pubblico si materializza soprattutto l'impegno nelle tragedie, quando televisioni e giornali raccontano di colonne di mezzi e centinaia di uomini e donne che partono per dare una mano a terremotati, alluvionati, senzatetto con le case distrutte dall'ennesima frana nell'Italia che si sfalda sotto il peso della cementificazione selvaggia. Oppure le facce stravolte nella guerra agli incendiari, tra lingue di fuoco e nubi di fumo. Rischiano, i volontari, e lo fanno gratis. Ovviamente. Così come gli operatori del soccorso, pronti a intervenire con le ambulanze. O quelli che camminano per ore nei boschi alla ricerca di turisti poco avveduti che l'imprudenza trasforma in dispersi. Altri si calano nelle viscere della terra per riportare in superficie appassionati di speleologia, spesso ricchi di interesse ma poveri di esperienza, rimasti intrappolati in grotte o cunicoli sotterranei.

Tanti, forse la maggioranza, però, si danno da fare giorno dopo giorno, con una devozione che non accende i riflettori, non fa notizia. Sono quelli che si prendono cura di anziani soli, di emarginati, di migranti, di disabili, di minorenni allo sbando. Sfamano gli affamati, mitigano disagi, materiali, morali, mentali. Non rimuovono macerie ma solitudini, non accendono sirene ma speranze. Confortano, sostengono, indicano una via, un percorso a chi ha perso l'orientamento nel labirinto della vita.
Degli altri ci si può occupare in tanti modi. C'è spazio per tutti. La gamma delle opportunità la raccontano anche le statistiche. I volontari attivi costantemente sono quarantamila. A loro si aggiungono sessantamila occasionali. Gente che fa quel che può e quando può. Perché non se la sente di essere totalmente assorbito, magari deve badare di più alla famiglia, oppure il lavoro gli concede pochi momenti liberi. Alle schiere a tempo pieno e a tempo parziale si sommano novantamila soci sostenitori. Persone che non operano ma contribuiscono finanziariamente alla vita delle associazioni. Importanti e molto: senza soldi l'entusiasmo si spegne nell'impotenza. Grazie ai sostenitori e ai finanziamenti pubblici, chi sta sul campo regala alla collettività circa dieci milioni di ore. I settori di intervento vanno dal sociale, in senso ampio o strettamente assistenziale e sanitario, all'ambiente e alla protezione civile. Ma prestazioni gratuite contribuiscono a tenere in piedi anche il sistema dei beni e delle attività culturali. Ci sono poi le battaglie per i diritti civili e il cosiddetto advocacy , cioè il farsi carico di una giusta causa, sostenerla direttamente per tutelare qualcuno o qualcosa.
Cosa spinge le persone a riunirsi in un'associazione di volontariato? Le motivazioni sono più di una e sono cambiate nell'ultimo quarto di secolo. Stando a una ricerca a campione di Sardegna Solidale, la ragione principale (53,1 per cento, 58,1 nei capoluoghi) è affrontare una problematica sociale che riguarda persone o gruppi svantaggiati o ai margini . Il 34,6 per cento (24,8 nei capoluoghi e 42,7 negli altri comuni) è spinto invece dal voler migliorare la qualità della vita e la sicurezza dei cittadini . La percentuale più bassa (12,3 di media ma 17,1 nei capoluoghi e 8,4 negli altri centri) è quella di chi vuole trarre un qualche vantaggio diretto e perciò intende affrontare una problematica sociale che riguarda direttamente i fondatori . Non si tratta di egoisti ma persone che, il più delle volte, condividono un problema, frequentemente devastante, di cui dovrebbe farsi carico la collettività. Pensiamo al calvario delle famiglie dei malati psichici, dei portatori di handicap o, in generale, di chi non riesce a dare ai propri cari l'assistenza di cui avrebbero bisogno.
La prevalenza delle motivazioni muta rispetto all'anzianità delle associazioni. Per quelle nate fino al 1987 è più elevata (62,2 per cento) l'aspirazione ad occuparsi delle fasce sociali deboli. Appena il 4,9 per cento intende invece intervenire su questioni che coinvolgevano i fondatori. Nelle associazioni sorte dopo il 1996 l'attenzione agli svantaggiati si riduce al 49,5 mentre sale, dal 32,9 al 34,1, la disponibilità per migliorare qualità della vita e sicurezza e lievita (dal 4,9 al 16,5) la determinazione ad agire su aspetti sociali che toccano direttamente gli appartenenti al gruppo. [...]

Dall' Unione Sarda 20 settembre 2011

21 settembre 2011

Giornata Internazionale della Pace e della non violenza



Oggi è la Giornata Internazionale della pace. Questa è stata istituita il 30 novembre 1981 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 36/67. Dal 2002, nella giornata, scatta l'impegno per il "Cessate il fuoco". 
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiarò che la Giornata dedicata alla Pace sarebbe stato osservato il terzo giovedì di settembre ogni anno invitando tutte le Nazioni e le persone a cessare le ostilità durante quel giorno. La risoluzione invita tutti gli stati membri, organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, organizzazioni regionali e non governative ed individui a commemorare la Giornata, educando le genti e i popoli alla pace globale.
Grazie ad una campagna di Jeremy Gilley e della organizzazione Peace One Day il 7 settembre del 2001, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 55/282 che affermava che a partire dal 2002 la Giornata Internazionale della Pace sarà celebrata il 21 settembre di ogni anno, e questo sarebbe diventato il giorno del "Cessate il Fuoco".

L’Europa minaccia di tagliare l’aiuto alimentare ai più poveri


I ministri dell’agricoltura dei 27 non sono riusciti a mettersi d’accordo oggi sul mantenimento del Programma europeo di aiuto ai più poveri, che dall’87 interviene con aiuti alle banche alimentari, che servono pasti ai cittadini più poveri dell’Unione. 18 milioni di persone si rivolgono oggi a queste banche per mangiare in 19 paesi della Ue, e tra gli stati dove il programma è più sollecitato ci sono l’Italia, la Polonia e la Francia. La decisione, per il momento, è stata rimandata al prossimo consiglio agricoltura, ad ottobre.
Sei paesi – Germania, Gran Bretagna, Olanda, Repubblica Ceca, Danimarca e Svezia – contestano il Programma. Si sono rivolti alla Corte di giustizia d’Europa per farlo annullare. Nell’aprile scorso, la Corte ha dato loro ragione. E’ quindi in forse l’erogazione di 480 milioni di aiuti, che servono alle associazioni (in Francia, Croix Rouge, Secours catholique, Secours Populaire, Resto du coeur ecc.) per comprare i prodotti alimentari da distribuire. I sei paesi contestano  il meccanismo, che pesa sul bilancio della Pac, la politica agricola comunitaria. Osservano che questo programma non rispetta le regole della Wto. “Non abbiamo nulla contro gli aiuti ai poveri – spiega un diplomatico di uno dei paesi contrari – ma questo dipende dalle politiche sociali, che sono l’appannaggio degli stati” e non dell’Ue.
L’idea di creare questo Programma era venuta nell’87 all’allora presidente della Commissione, Jacques Delors. A quei tempi, la Pac, il più grosso bilancio della Ue, produceva degli “eccedenti”. Per non buttarli via, era stato deciso di devolverli all’aiuto ai poveri. Ma, nel corso degli anni, la Pac è stata riformata. Gli “eccedenti” non ci sono più. Il bilancio della Pac ha cosi’ continuato a finanziare il Programma, versando un contributo. L’Eliseo, con un comunicato, ricorda che la Francia “è molto legata al Programma di aiuto”, “prova tangibile del principio di solidarietà europea”. Sarkozy afferma che sarebbe “inaccettabile che l’Europa abbandoni i più deboli”. Ma mentre si riparla di intervenire per salvare le banche, i 18 milioni di poverissimi (e gli 80 milioni che potrebbero andare ad ingrossare la fila di coloro che si rivolgono alle banche alimentari, perché vivono sotto la soglia della povertà nella ricca Europa) interessano sempre meno. Le banche alimentari potrebbero non riuscire più a servire i milioni di pasti che distribuiscono ogni giorno. Gli stati non hanno nessuna intenzione di sostituirsi al finanziamento proveniente dal bilancio della Pac.

Anna Maria
Da il Manifesto

20 settembre 2011

L’escort non riceve i disabili


Escort, sesso e disabilità. Sono sufficienti queste tre parole al lettore distratto per catalogare un intero articolo come una storiaccia da bassifondi dell’anima. Ventuno lettere per accendere il motore della fantasia, della pruderie e della fabbrica degli stereotipi. Ma la confessione che mi accingo a riportare nasconde molte verità che poche persone hanno il coraggio – e la lucidità – di raccontare. Un brano che ha la crudezza delle canzoni di De Andrè… e la sua poeticità.
Ecco quanto è stato pubblicato sul blog di Dolce Alexia.
«Facile accettare un essere sano. Semplice amare un essere bello. Agevole l’affetto per un essere potente. Comodo prediligere un essere ricco. Ma ci si ferma alla superficie senza gustare l’essenza», scrive Dolce Alexia. «Non mi è facile parlare di questo argomento, perché non so cosa vuol dire essere disabile. Non penso che loro sono diversi da tante altre persone, forse hanno più bisogno di attenzione, affetto. Sicuramente sessualmente sono persone normali che hanno le stesse esigenze di un uomo qualsiasi, anche se sono limitati in alcune cose fisiche».
«Qualche giorno fa ho ricevuto una mail da un ragazzo disabile che mi chiedeva un incontro», confessa Alexia. «Aveva deciso di scrivermi una mail prima di chiamarmi, perché aveva paura che gli avrei buttato giù il telefono – come hanno fatto tante ragazze. Mi sono trovata in difficoltà a rispondere alla sua richiesta. Non ho avuto mai a che fare con una persona disabile, non ho pregiudizi. Piuttosto non sono in grado di gestire una situazione del genere. Mi sentirei a disagio, non saprei cosa fare, come muovermi e comportarmi. Ed è per questo non ero in grado di dare una risposta. Ho chiesto ad alcune escort se hanno avuto esperienze con disabili e alcune mi hanno risposto: “No, non c’e la farei”… Ora rifletto e chiedo scusa: scusa, se sono io cosi “disabile” con loro».
A voi commenti e riflessioni

Simone Fanti

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://blog.ok-salute.it/

19 settembre 2011

Scuola, aumentano i disabili



In aumento i disabili in classe 

È un dato in costante crescita quello relativo al numero di alunni disabili nelle scuole italiane. Dai 138.600 dell’anno scolastico 2001/02 si è passati ai 178.200 del 2005/06, fino ai 200 mila del 2009/10, con un “balzo”, nell’arco di un decennio di 62 mila unità (+45%).
Numeri, questi, solo in apparente contrasto con quelli diffusi lo scorso mese di gennaio dall’Istat, che riferiva di 130 mila studenti disabili: la stima, infatti, riguardava solo le scuole primarie e secondarie di I grado, statali e non statali.
I dati presentati dal rapporto “Gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte”, redatto da Associazione Treelle, Caritas Italiana e Fondazione Giovanni Agnelli (edizioni Erikson), sono invece relativi alle scuole di ogni ordine e grado.
Cresce l’incidenza percentuale rispetto al totale degli studenti passata dall’1,59% del 2001/02 al 2% del 2005/06, fino al 2,24% dell’ultimo anno. Questa è comunque più evidente nella scuola secondaria di 1° grado, dove tocca il 3,3%. L’incremento più consistente, in termini assoluti, interessa invece le secondarie di 2° grado (+118%). E questo a causa della “tendenza a trattenere più a lungo all’interno del sistema scolastico i ragazzi con disabilità”.
Le ragioni sono varie: l’innalzamento dell’obbligo formativo, che ha inciso maggiormente sui ragazzi a rischio di fuoriuscita dal sistema dopo la licenza media, l’aumento delle ripetente e la carenza, soprattutto in alcune regioni, di servizi di formazione e inserimento lavorativo.
Quanto alle tipologie di disabilità presenti nelle classi italiane, dall’anno scolastico 2009/10 il Miur ha reso più articolata la rilevazione, con un passaggio da 3 a 5 categorie. Così, i circa 190 mila casi di disabilità “psicofisiche” sono ora suddivisi in “intellettive” (circa 135 mila), “motorie” (quasi 12 mila) e “altre” (oltre 43 mila).
Sono poi 3.748 gli alunni con disabilità visiva e 6.769 quelli con disabilità uditiva. Ultime considerazioni. Sempre di più gli stranieri: per loro problemi doppi. E resta vivo il rischio abbandono.

ANTONIO BONDAVALLI
Fonte: Messaggero Veneto – 16 settembre 2011