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08 ottobre 2012

Molti malati di Parkinson stanno perdendo la pensione

Per Giuseppina, la malattia progredisce, i sintomi peggiorano e i disagi aumentano. Ma l’Inps le aveva abbassato la percentuale di invalidità dal 91 al 67 per cento togliendole la pensione di invalidità. Ora, anche il ricorso presentato è stato respinto. Dev’esser vero quel che si dice, che l’Inps è l’unica cura che “guarisce” dal Parkinson!
Giuseppina Liparoti, 50 anni, di Imperia, colpita dal Parkinson, vive sulla sua pelle il giro di vite che l’Inps sta attuando nei confronti di chi percepisce pensioni di invalidità o quelle per l’accompagnamento. 
Da tutta Italia, riceviamo sempre più spesso notizie di parkinsoniani “guariti” miracolosamente – grazie all’Inps – da una malattia neurodegenerativa che non ha cura e che è progressiva.
La revisione segue anni in cui le pensioni si distribuivano a piene mani, ma adesso, con la stretta dovuta alla crisi, si rischia di tagliare dove non si dovrebbe.
Giuseppina Liparoti è però testarda di carattere e non vuole rinunciare a quello che ritiene un suo sacrosanto diritto. Si è rivolta alla Camera del lavoro per farsi assistere. Più che un ulteriore ricorso o addirittura una causa in Tribunale – che comunque durerebbe anni – il sindacato ha intenzione di rinnovare la domanda.
Ma intanto i casi come quello di Giuseppina sono in preoccupante aumento. "La tendenza è quella di tagliare, ma se prima si esagerava in un senso adesso si esagera dall'altro", ammette Rossella Abbo, che, per la Cgil, segue questo tipo di pratiche. “Il caso della signora Liparoto è solo uno dei tanti”, aggiunge.
A nostro avviso, è probabile che Giuseppina non abbia fatto l'unica cosa che avrebbe potuto essere di qualche utilità: presentarsi alla visita con una documentazione medica imponente che avrebbe tacitato la commissione. Perché la Commissione non è mai costituita da persone con una specifica competenza in Parkinson ma, ad esempio, da un ginecologo, un oculista, un cardiologo, forse un neurologo che, mediamente, di Parkinson sa molto poco se non niente. Inoltre, sono poco conosciute (se non dagli esperti) le fasi “On-Off” cui sono soggetti i parkinsoniani e se il malato si presenta alla visita nella fase On, rischia di apparire molto più “sano” di quello che è!


da parkinson-italia.it

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