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09 ottobre 2012

Ecco come gli scienziati truccano le loro ricerche

E' il risultato di un censimento condotto da tre ricercatori dell'Albert Einstein di New York e dell'Università di Washington. Molte le pubblicazioni macchiate da frodi di vario tipo.
E' il risultato di un censimento condotto da tre ricercatori dell'Albert Einstein di New York e dell'Università di Washington. Molte le pubblicazioni macchiate da frodi di vario tipo.
Di questi ultimi tempi siamo soliti pensare alle truffe, alle frodi e agli "inciuci" insieme al marcio che sta in politica. E invece il marcio si scopre anche laddove non pensavamo, dove ci sentivamo più tutelati, e cioè la medicina. Ebbene sì, anche tra i camici bianchi, ogni tanto, si froda, soprattutto quando si fa ricerca. Da un censimento delle pubblicazioni scientifiche in medicina e biologia risulta un aumento di esperimenti macchiati da frode, falsificazione dei dati, visite a pazienti immaginari, ritocco delle immagini di laboratorio.
Il tutto è portato a galla da Repubblica, che scrive: "Il fenomeno è nel complesso modesto. Dei 25 milioni di articoli pubblicati su riviste mediche dal 1940 al maggio 2012, quelli ritrattati (cioè ritirati per errori gravi o frodi) sono 2.047. In percentuale però il numero di studi depennati è quasi decuplicato tra 1976 e 2007. Allora lo stigma della ritrattazione colpiva 10 articoli su un milione. Oggi si è arrivati a 96. E quel che è più grave, secondo il censimento di Proceedings of the National Academy of Sciences, è che solo uno studio su tre viene ritirato per uno sbaglio commesso in buona fede. In due terzi dei casi è con l'intento di ingannare che i dati scientifici vengono manipolati. L'obiettivo, come nello sport, è arrivare primi per aggiudicarsi credito in un mondo della scienza sempre più competitivo e a corto di fondi. "
Sono tre i ricercatori dell'Albert Einstein di New York e dell'Università di Washington autori del censimento e, per scrupolo, hanno deciso di scavare a fondo e analizzare ogni singolo caso. E la buona fede l'hanno trovata in molti meno casi rispetto a quelli che credevano. Continua Repubblica: Nel 67,4% di ritrattazioni dovute a cattiva condotta, il 43,4% è stato causato da frode vera e propria (casi concentrati in superpotenze della scienza come Usa, Giappone, Germania). Il 14,2% è un articolo che riproduce dati prodotti dalla stessa équipe, ma già pubblicati su un'altra rivista. Il 9,8% è un copia e incolla di risultati di altri scienziati (soprattutto in paesi emergenti come India e Cina).
Si scopre che la maggior parte dei colpevoli sono truffatori seriali e abituati a sofisticare, per così dire, i dati. Tra questi l'anestesista giapponese Yoshitaka Fujii si è visto ritrattare la cifra record di 193 studi su 23 riviste diverse; oppure Hyung-In Moon che è riuscito a "piratare" gli indirizzi mail dei suoi revisori, inviando alla rivista giudizi lusinghieri. E così che 35 suoi articoli sono stati depennati dall'archivio mondiale della scienza. In quella poi che il direttore della rivista The Lancet nel 2006 definì "la più grande truffa condotta da un singolo scienziato", l'oncologo norvegese Jon Sudbo inventò i dati di ben 900 pazienti.


Letto su cadoinpiedi.it

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1 commento:

@enio ha detto...

che il marcio sia dappertutto questo è risaputo, ma con i farmaci non è tanto la ricerca che fà testo, quanto la sperimentazione clinica sui malati. E in OItalia questa dura 5 anni kminimo, prima di poter registrare un nuovo prodotto