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10 marzo 2012

Crisi economica e indifferenza: anziani sempre più malnutriti

Effetto crisi economica, effetto «nessuno li controlla se mangiano o meno», effetto nessuno si interessa di che cosa mangiano. Risultato: un milione di anziani, tra i quali anche parte di quelli «parcheggiati» nelle residenze socio-sanitarie per anziani (Rsa), nelle case di riposo o in quant’altro subentrato (a volte solo nel cambio di denominazione) agli ospizi dei tempi passati. La cronaca di questi giorni ripropone casi di maltrattamenti e di parenti che non vogliono i loro anziani in casa. Addirittura esistono situazioni di degenze «coatte» durante quei periodi dell’anno in cui avere un malato di Alzheimer o di Parkinson, o a volte solo un anziano disabile, in casa rovina i progetti di ferie o quant’altro del parentado.

E quando gli anziani «abili» vivono soli, a volte si nutrono poco e male, spesso hanno il frigo vuoto e rischiano una vera e propria malnutrizione. Il male, spiegano gli specialisti, cresce nel silenzio, fra le mura domestiche, e salta fuori solo quando gli anziani finiscono al Pronto Soccorso. La denutrizione varca i confini dei Paesi più poveri e colpisce l’Occidente industrializzato, il regno dell’abbondanza dove l’obesità è un’epidemia. Pance gonfie e arti sottilissimi si cominciano a vedere anche nei Paesi ricchi. Non bambini, ma anziani le vittime ideali del «digiuno moderno». Un’emergenza. Secondo le stime della Sinpe (Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo), è denutrito fino a un paziente su due (dal 30 al 50%) di quelli che approdano in ospedale per un ricovero. E, durante la degenza, questa percentuale può arrivare a sfiorare il 75%.

In media agli anziani, siano a casa siano ospiti nelle strutture loro dedicate, mancano almeno 400 calorie al giorno specie di origine proteica. Anche un solo mese di dieta povera aumenta del 25% la probabilità di ricovero e accresce la mortalità. Secondo i dati, sottostimati, presentati al congresso della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg). Andrebbe fatta un’inchiesta approfondita tra gli anziani autonomi che vivono da soli, tra quelli seguiti da una badante, ma soprattutto tra quelli «ricoverati» in Rsa. Quante volte sono «visitati» da un dietologo, da un nutrizionista? Quante volte viene controllato se mangiano o meno? Se sono in grado di inghiottire o di masticare? E anche le badanti, spesso al nero, a quale tipo di preparazione sono sottoposte prima di essere assunte a svolgere questo ruolo importante? Di recente nella sola Torino, nell’ambito dell’Osservatorio istituito dalla procura per verificare i casi di tubercolosi, sono state individuate dieci badanti con la tbc. La metà mai visitate perché assunte al nero. E qui, a parte la salute del fragile anziano che dovrebbero assistere, ci va di mezzo anche l’evasione fiscale...

E’ bene sapere che una malnutrizione proteico-calorica severa è stata osservata nel 10-38% degli anziani non ospedalizzati, nel 5-12% di quelli che vivono al proprio domicilio, nel 26-65% di quelli ospedalizzati e nel 5-85% degli individui istituzionalizzati. Che le insufficienze d’organo (scompenso cardiaco, insufficienza renale cronica avanzata, insufficienza respiratoria) e le neoplasie, sono causa di fabbisogni nutrizionali aumentati. Che i numerosi farmaci che spesso vengono assunti dall’anziano possono interferire con l’assorbimento (antiacidi, lassativi) o con l’escrezione renale (diuretici) di alcune sostanze e possono determinare alterazioni del gusto. Che le ristrettezze economiche, l’isolamento, la solitudine, l’istituzionalizzazione, possono essere causa di inadeguata assunzione di cibo. Che la malnutrizione ha un impatto negativo sullo stato nutrizionale e psico-sociale dell’anziano e si correla ad un peggioramento di patologie croniche, maggiore incidenza di infezioni, piaghe da decubito, cadute.

Fonte http://pappagallo.posterous.com/

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