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21 marzo 2012

Giornata mondiale contro il razzismo. Com'è messa l'Italia?


Ma in Italia c’è ancora il razzismo? A quasi settant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, a più di venti dalla fine dell’apartheid in Sud Africa hanno ancora senso celebrazioni come la Giornata mondiale contro il razzismo? Due giorni dopo la strage di Tolosa davanti a una scuola ebraica la domanda suona retorica. Ma non c’è bisogno di andare nella comunque vicina Francia, quando nella civilissima Firenze solo pochi mesi fa si è assistito alla strage dei senegalesi.
Questi due sono veri e propri episodi di razzismo condotti da persone mentalmente disturbate, quel “razzismo biologico” che praticamente tutti hanno rinnegato. Ma questo non significa che le discriminazioni razziali siano ormai roba del passato, che rispunta fuori solo se dei pazzi impugnano le armi. Il vero razzismo di oggi, ancora molto lontano dall’essere sconfitto, è più strisciante e va sotto il nome di xenofobia.
Nel 2008 il comune di Brescia ha istituito un contributo di mille euro per ogni nato, le condizioni per accedere a tale contributo erano le seguenti: limiti di reddito bassi e almeno un genitore cittadino italiano. O l’episodio in una scuola media di Caserta, dove la professoressa giustificò il voto più basso a una studentessa di colore dicendo: “Tu non sei come gli altri, sei nera”. O le condizioni di schiavitù in cui erano (sono) tenuti i lavoratori di Rosarno, che hanno poi reagito.
Il sito internet di Borghezio per raccogliere segnalazioni di immigrati clandestini, i pestaggi a ragazzi di colore da parte anche delle forze dell’ordine, l’ agenzia immobiliare che nega l’alloggio a una donna di colore perché il suo proprietario non la gradiva. Tantissimi più o meno gravi episodi di razzismo, che vanno a formare le ventimila segnalazioni raccolte nel 2011 dall’Unar (erano 11mila nel 2010).
E non si può parlare di progressi neanche a livello istituzionale: da poco più di una settimana è entrato in vigore il permesso di soggiorno a punti. Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, lo ha commentato così: “Il provvedimento ostacola ulteriormente il diritto degli immigrati ad ottenere un documento indispensabile. Di fatto contribuisce a creare cittadini di serie A e serie B”.
Fa ridere sentire parlare di razzismo perché degli ultras urlano “buu” ai giocatori di colore, quello più che razzismo è semplice stupidità. Come non sono le teorie sui complotti mondialisti degli ebrei a dover preoccupare. Queste sono i casi estremi che sempre ci saranno. E per assurdo non sono neanche le stragi di fanatici dell’estrema destra a dimostrare l’esistenza dell’intolleranza. In Italia c’è un razzismo strisciante, che quasi mai viene identificato come tale e che trova, da parte di chi lo mette in atto, mille giustificazioni razionali e “non-razziste”. Ma che di fatto ostacola, complica e rende difficile la vita degli stranieri (ma solo alcuni stranieri) in Italia e dei nuovi italiani. Sono casi meno eclatanti, ma sono quelli che veramente dimostrano come ci sia ancora molto lavoro da fare.

La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
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Foto | © TM News

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