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02 marzo 2012

Roma, chiuso in gabbia come un animale. Così viveva disabile mentale di 30 anni


Chiuso in una sorta di gabbia dai suoi familiari, tenuto come un animale a causa dell' aggressività scatenata dai suoi problemi psichici.

Dietro le sbarre, in una stanza trasformata in una sorta di gabbia, un giovane di 30 anni osservava le persone sfilare indifferenti davanti ai suoi occhi. Erano i suoi familiari, che fino a ieri lo tenevano rinchiuso in una cella, da oltre dieci anni, come si fa con un animale pericoloso. Perché, dicono, "è aggressivo". 'Colpa' della sua malattia mentale, la schizofrenia. E se per puro caso gli agenti della polizia ieri non avessero messo piede in quell' appartamento degli orrori a Roma, Fernando sarebbe ancora lì, recluso tra i suoi stessi escrementi e la sporcizia.

La stanza di Fernando era chiusa a chiave dall'esterno con una cancellata di ferro e senza finestre. Le sbarre spesse di una gabbia dividevano lui dal resto della famiglia. Perché se sei malato e sei aggressivo, non c'è libertà: era il diktat di famiglia, lo stile educativo a cui Fernando avrebbe dovuto abituarsi a vita. Oltre a lui, altri sei popolavano quel tugurio nel quartiere popolare del Pigneto: la madre di Fernando, il padre, la zia, il fratello con la fidanzata e il loro figlioletto di 4 mesi, tutti romani. Come in una sorta di amore perverso, i suoi genitori pur sapendo della sua malattia mentale preferivano non curare Fernando e tenerlo sempre con loro, ma 'a debita distanzà: chiuso in una gabbia e all'interno di un appartamento dalle mura ammuffite dove persino i gatti di casa, che camminavano su e giù tra i tavoli e le sedie, erano più liberi di lui. Ma quando gli agenti del commissariato di Porta Maggiore sono arrivati, allertati da una chiamata al 113 per una lite in famiglia, era difficile accettare la distinzione tra animali e persone.

Il cattivo odore li ha portati diretti alla gabbia di Fernando, circondato da escrementi e piatti in terra. Scuoteva le braccia stringendo le sbarre. Poi ha varcato la cella finalmente aperta: il giovane è stato portato dagli operatori del 118 nel reparto di psichiatria dell'ospedale San Giovanni. La cognata di 22 anni e il figlio di quattro mesi sono stati affidati ai servizi sociali, ma tutti i familiari saranno denunciati per maltrattamenti in famiglia. Resteranno in quella casa dove in quella gabbia, al di là della malattia di Fernando, si è consumato un altro atto di schizofrenia: il confine incerto tra genitori e carnefici.

La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
http://www.unionesarda.it/

1 commento:

Niente Barriere ha detto...

di sicuro i familiari di quel ragazzo percepivano la sua pensione e l'assegno di accompagnamento ... penso di aver detto tutto ... spero che glie la facciano pagare con gli interessi per come lo hanno trattato... miserabili